​Mourinho diventa “The Social One” e si scopre influencer: già 827 mila follower

Lunedì 2 Novembre 2020 di Benedetto Saccà

Da quasi venti anni (17, per i pignoli, d’accordo) si diverte a esplorare l’Europa alla ricerca di lingotti d’oro e coppe argentate, specie se munite di elefantiaci padiglioni auricolari. È un grande allenatore, un fenomenale attore: dunque uno specialissimo allenattore. Soprannominato d’altronde da molti (ma non da sé) Special One, si tratta – naturalmente – di José Mourinho.

Come tutti sapranno, Mou è il tecnico del Tottenham da undici mesi, una settimana e sei giorni, vale a dire dal 20 novembre del 2019, e abita sereno gli attici della Premier League, gettando un’occhiata giusto insofferente agli scantinati dell’Europa League, di cui José non è chiaramente un grande appassionato. È vero, sì, l’ha vinta per due volte, ma più per dispetto che per determinazione – insomma solo per dimostrare che lui è nato per dominare la Champions, mica per perdere tempo con queste coppette facili facili da riporre sulla mensola del salotto. 

Così, benché non possa annotarlo pubblicamente per via delle possibili ripercussioni in sede disciplinare sulla tenuta del proprio contratto, appare logico che José Mourinho a 58 anni da compiere sia infastidito da un leggerissimo senso di noia. Di dimostrare il proprio valore non ha più alcuna voglia né probabilmente necessità; di vincere la Champions League nutre una malcelata e terrificante ossessione (ma quest’anno purtroppo non potrà, a meno che non diventi a gran sorpresa l’allenatore del Bayern Monaco: pare però difficile); e allora per ingannare l’attesa, tra una seccatura e l’altra di doversi sedere in panchina, ha trovato il suo nuovo Gioco. In una parola: Instagram. Fantastico. Il profilo è raggiungibile digitando nell’apposito campo account la parola @josemourinho. Tutto attaccato. Ed è uno spasso.

A colpire sono le tonnellate di ironia versate sul social delle foto dalla versione di Mou in chiave influencer. Dotato di un’intelligenza stratosferica, José ha sostanzialmente traslato nella paginona digitale il sottilissimo umorismo e il sarcasmo di cui foderava le conferenze-stampa e le interviste. Un genio.

Certo, occorre ricordare che Mourinho ha vissuto anni di cristallina misantropia e sincera avversione nei confronti di chiunque non si chiamasse Mourinho di cognome. Ma, adesso, l’età sembra averlo rabbonito, tranquillizzato, talvolta perfino ammansito. Alleggerito, forse. Perché a José è sempre venuto facile scalare le vette dell’ironia – anche abrasiva – e allora non deve essergli sembrato complicato usarla per prendersi meno sul serio. C’è forse una piccola lezione, o addirittura una morale, nel discorso. Minuscola, ma è lì a dettare un cammino. 

Vale la pena di passeggiare nella galleria dell’influencer Mou. Bisogna premettere un dettaglio fondamentale: la sua mimica facciale è stre-pi-to-sa. Esilarante. Tanto che da febbraio a oggi l’account ha calamitato oltre 827 mila follower. La foto di tre giorni fa è uno spettacolo. Si vede José, severissimo, seduto in un pullman deserto, con tanto di mascherina, lo sguardo fisso davanti a sé. E già la seriosità della scena piegherebbe verso il comico. Ad allargare il sorriso provvede definitivamente la didascalia: «Le cattive prestazioni meritano cattivi risultati. Spero che tutti su questo autobus siano sconvolti quanto me. Venerdì allenamento alle 11...». 

E ancora. Immagine di Mou nello spogliatoio del Tottenham dopo una partita: i giocatori seduti con gli occhi calamitati dai telefonini e, a corredo, il commentino di José: «Dopo una grande vittoria in un match davvero molto duro... Segno dei tempi. Ben fatto, ragazzi», la chiosa corredata pure da un paio di emoticon dello smartphone. 

E al catalogo non mancano foto di Mou in barca a vela (con tanto di delfino sullo sfondo); di Mou in conferenza-stampa («Undici giorni senza conferenze, mi mancava»); dei suoi piedi che calzano scarpe nuovissime – e sponsorizzate – appoggiati allo schienale di un sedile del pullman. Di Mourinho che legge, che fa il tampone per il Covid, che fa la pubblicità della carta di credito. Che fa pure il gesto delle manette ai tempi dell’Inter. E ogni post è impastato con freddure, battute, litri di emoticon. È come un museo – il Mouseo, no? – e vale una visita.

 

 

 

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