Roma-Cska Sofia, Mourinho:
«5 vittorie non sono 50, tranquilli»

Mercoledì 15 Settembre 2021 di Gianluca Lengua
Roma, Mourinho: «Cinque vittorie non sono cinquanta, non c'è ragione per essere fuori di testa»

José Mourinho annuncia il turnover in vista della partita di domani contro il Cska Sofia, primo match del girone di Conference League (stadio Olimpico ore 21). In difesa dentro Calafiori al posto di Viña, sulla trequarti partirà titolare El Shaarawy: «Cinque vittorie, non sono cinquanta. Tre in campionato non sono trenta. Non c’è ragione per essere ultra-ottimista o ultra-positivo o fuori di testa, però, i risultati positivi sono importanti e aiutano nel processo di sviluppo della squadra». Ecco la conferenza stampa integrale del tecnico della Roma

Come sta la squadra? Come si fa a mantenere il livello di tensione?

«Cinque vittorie, non sono cinquanta. Tre in campionato non sono trenta. Non c’è ragione per essere ultra-ottimista o ultra-positivo o fuori di testa, però, i risultati positivi sono importanti e aiutano nel processo di sviluppo della squadra. I tifosi sono felici e anche loro devono essere equilibrati e capire che è un processo per il quale dobbiamo lavorare sodo. Si sente l’evoluzione, ma stiamo tranquilli. Il fatto che lo stadio sia sempre al massimo è bello e può spingere le autorità che c’è una voglia tremenda di normalità. La normalità è quando tutti possono entrare allo stadio. Mantenere l’ambizione e questa voglia di lavorare è una caratteristica che vogliamo mantenere. Contro il Sassuolo il risultato poteva essere 2-1 per loro, ma anche se lo fosse stato il nostro spirito e la nostra ambizione non sono negoziabili. Se farò dei cambi domani? Ovviamente sì, non giocherò con la stessa squadra dell’ultima partita, è importante mantenere una struttura, è importante un risultato positivo. L’obiettivo è finire il girone e qualificarci, per questo se riusciamo a prendere i tre punti è meglio».

Come si gestisce un giocatore come Zaniolo per fargli trovare continuità? Domani gioca lui o Perez?

«I giocatori non sanno ancora chi gioca, se loro lo sapessero non avrei problemi a dirvelo. Bisogna trovare un equilibrio tranquillo. Il suo l’infortunio e le sensazioni negative sono nel passato. L’altro giorno era stanco, capisco che quando vanno in nazionale e non giocano non ci sono tante condizioni per lavorare e per allenarsi. E se non giochi torni con condizioni fisiche più basse. È successo anche con altri giocatori, ha giocato 70 minuti, se ha recuperato bene può giocare. Lui è al 100%, non voglio parlare in ogni conferenza stampa delle sue condizioni, è importante scordare l’infortunio e guardare al futuro». 

Come si tiene compatto il gruppo di chi non gioca e si sente escluso?

«I giocatori sono intelligenti e capiscono le cose, anche giocano titolari. Loro ci guardano, osservano come parliamo con loro, come facciamo dei commenti in partita e in allenamento. Capiscono tutto senza tante parole e Stephan capisce che per me è un titolare. I titolari non sono solo undici. Non mi è mai successo che la squadra che comincia la stagione, poi la finisce. La stagione non è un’autostrada, è una strada tortuosa. È molto difficile per un giocatore cominciare la stagione titolare e finirla titolare. I giocatori devono capire che senza di loro siamo morti. Stephan sa che è importante per me, che mi piacciono tanto le sue caratteristiche e che a inizio stagione doveva percorrere un percorso per migliorare la forma, intensità e dinamica. L’ha perse tra Cina, poi l’infortunio e il ritorno a Roma a metà stagione, ha tanta esperienza. Prima della partita contro il Sassuolo abbiamo parlato un po’ e gli ho detto che giocherà titolare contro il Cska, gli ho detto che è un titolare anche se ha iniziato in panchina, tutti i giocatori sono responsabili per lo spogliatoio unito, c’è gente che rispetta le decisioni dell’allenatore. Sento la mia missione come leader molto facile». 

Essere il primo allenatore a vincere le tre coppe europee è una motivazione extra?

«Come assistente ho vinto anche la Coppa delle Coppe che non esiste più, nel Barcellona del 1997. Non ci ho pensato, mi piacerebbe vincerla, non perché sarai il primo nella storia a farlo. Per ora siamo lontanissimi dal vincere questa competizione, ma cercheremo di farlo. Non voglio essere bugiardo di nuovo e dire che non mi interessa, mi interessa e il primo passo è vincere il girone. Per questo domani andiamo a saremo tutti lì, nessuno resterà a casa, farà vacanze o riposerà. E se qualcuno che ha giocato l’ultima partita andrà in panchina, sarà così. Devono aiutare tutti». 

Ci sono situazioni in cui i giocatori rendono meglio in una competizione piuttosto che in un’altra?

«Loro lo scorso anno hanno fatto bene in Europa League, anche se la sconfitta contro il Manchester United è stata brutta. Non so se questa squadra è più adatta alle eliminatorie. Il campionato è molto importante per noi, è molto più importante della Conference League. Io, però, voglio la mentalità che la prossima sia la partita più importante. Quando arriverà la Coppa Italia sarà quella la più importante, in Inghilterra anche ho fatto così, perché è così che mi piacere. La squadra è pronta a giocare tutte le competizioni, abbiamo qualche limitazione a livello di rosa. Domani non giocherà Vina ma giocherà Calafiori, è normale che debba fare questo tipo di cambio. L’obiettivo è fare la partita domani e non pensare al campionato». 

Si aspettava 200 tifosi fuori al ristorante?

«È importante per i giocatori, per quelli che arrivano per la prima volta in Italia come Vina e Tammy per capire dove sono. Li ringrazio e nulla più, questa empatia creata tra noi e i tifosi è molto importante. Dobbiamo avere esperienza e tranquillità. Oggi abbiamo avuto la riunione sulla partita contro il Sassuolo, abbiamo trovato errori individuali, collettivi e principi di gioco migliorati e peggiorati. È un lavoro costante, se i tifosi sono contenti per noi è un plus. Io sono convinto che senza il gol di Stephan contro il Sassuolo la partita non sarebbe finita in quel modo epico, ma la gente sarebbe andata casa pensando che la squadra abbia dato il massimo». 

Come stanno i quattro centrali difensivi? Come sta Kumbulla?

«Se gioca Kumbulla e non Mancini mi dici che ho problema con Mancini, se non gioca Smalling mi dici che ho problemi con Smalling che viene da Manchester. Se non gioca Ibanez, uguale. Quattro è il numero giusto, cinque è troppo. Per giocare con cinque centrali devi risolvere tanti problemi, se io cambiassi sempre, qualcuno di voi mi direbbe che è meglio giocare sempre con gli stessi due. C’è sempre spazio per questo tipo di domanda. Sono contento dei quattro centrali che hanno caratteristiche diversi, punti deboli diversi. Se mi chiedete domani se li cambio tutti e due, rispondo di no. Non li cambio tutti e due». 

Che difetti ha trovato nella sua squadra?

«Non siamo una squadra perfetta, c’è molto da lavorare. Ci sono degli errori da correggere, siamo una squadra umile. La gara di domani non è la stessa con le pressioni del Trabzonspor, nello spazio di sei partite possiamo perdere punti e qualificarci. Contro la squadra che affronteremo domani ci abbiamo perso o anche vinto».

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