Napoli, in panca ecco l'ombra Juric
e Sarri può lasciare la Juventus

Sabato 15 Febbraio 2020 di Bruno Majorano
Dura la vita dell'allenatore. Soprattutto di questi tempi che in serie A le quotazioni sono sempre molto altalenanti. D'altra parte, si sa, il destino di chi sta in panchina dipende inevitabilmente dal rendimento di chi va in campo.

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NON SOLO EUROPA
Prendiamo ad esempio il caso di Rino Gattuso. Ringhio, infatti, è arrivato a Napoli lo scorso 11 dicembre e ad accoglierlo non ha trovato tappeti rossi e gran pavese, ma un clima di terrore tra multe, ammutinamenti e risultati in caduta libera. Per risollevare la situazione ha dovuto far leva su tutta la sua grinta, ha dovuto tirare fuori il vero Ringhio che c'era in lui e ha dovuto lavorare duro, come gli piace. Sono stati mesi difficili, mesi nei quali i risultati sono arrivati a fatica e al termine di partite sofferte. Ma Ringhio non si è mai buttato giù, anzi. Da parte sua c'è stata sempre la massima volontà nel portare a termine l'obiettivo, che senza troppi misteri è sempre stato quello di raggiungere un posto per giocarsi l'Europa nella prossima stagione. La Champions resta il sogno, mentre l'Europa League sembra più alla portata dell'attuale classifica degli azzurri. Il suo contratto con il Napoli ha un'opzione per la stagione 2020-21 e il recesso da parte di De Laurentiis può essere esercitato entro maggio. Non ci sono obiettivi scritti, ma è chiaro che il futuro di Ringhio è legato a doppio filo con i risultati in campo della squadra. Una clamorosa rincorsa alla zona Champions, infatti, rappresenterebbe il migliore degli spot per strappare il rinnovo per l'anno che verrà.

LA VETTA NON BASTA
A proposito di chi non se la passa benissimo, nonostante il primo posto in campionato e il filotto di risultati utili nelle coppe, Maurizio Sarri non è ancora riuscito a fare breccia nel cuore del popolo bianconero. Certo, se nel 2020 non ci fosse stato Cristiano Ronaldo la sua Juventus sarebbe colata a picco. I gol del portoghese hanno rappresentato il 31 salva tutti costante (da ultimo il rigore del pari in rimonta in Coppa Italia contro il Milan nella semifinale di andata), ma non possono bastare. A Torino, infatti, non sembrano essere più interessati solo al primato - che seppur in coabitazione con l'Inter, in campionato rimane - ma sono alla ricerca anche del bel gioco. D'altra parte l'ingaggio di Sarri come successore di Allegri (un pragmatico per antonomasia) sembrava indirizzato proprio a sposare la teoria del bel gioco. Eppure dopo 6 mesi l'idillio sembra già finito. Ecco allora che qualcuno inizia a invocare nuovamente il nome di Max Allegri. Sui social l'ex allenatore bianconero riscuote quasi un plebiscito di gradimenti, ma dal mondo Juve filtra solo grande feeling con Sarri, senza minimamente pensare a un cambio in corsa. A giugno, poi, gli scenari potrebbero cambiare, anche perché al termine delle competizioni sarà tempo di bilanci e a Torino la bacheca ha un peso specifico non del tutto indifferente.

DESTINO IN BILICO
Come Gattuso anche Stefano Pioli è arrivato a campionato già iniziato. Ha preso il posto di Marco Giampaolo con il preciso compito di risollevare le sorti dei rossoneri e riportarli in Europa. Per rendere meno gravoso il compito, a gennaio la dirigenza formata dall'asse Boban-Maldini gli ha messo a disposizione una garanzia di successo come Zlatan Ibrahimovic. Ad ora, però, i risultati del Milan sono ancora alterni. Certo, se non fosse stato per l'arbitro Valeri e per quel braccio galeotto di Calabria, al Milan sarebbe andata la gara di andata della semifinale di Coppa Italia contro la Juventus. In campionato, infatti, le cose vanno e non vanno. Perché il Milan un po' vince e un po' convince. Poi ricade e infine si rialza. Quanto meno Pioli ha il merito di aver riportato l'equilibrio nel mondo rossonero. Ha dato un'idea di squadra e di gioco. Ha imposto un modulo e sta lavorando con un gruppo di uomini più o meno definito. Inevitabilmente anche il suo futuro dipenderà dai risultati e sia la Coppa Italia che il campionato possono ancora regalargli importanti soddisfazioni. Poi la dirigenza deciderà il da farsi e nel caso penserà a un ulteriore cambio. Di sicuro l'allenatore ex Inter sta lavorando senza la pressione di chi sa di avere un destino segnato, perché il suo di destino è ancora tutto da scrivere.

IN RAMPA DI LANCIO
Discorso non del tutto diverso da quello di Ivan Juric che però a differenza di Pioli, si sta guadagnando le prime pagine per i risultati positivi raccolti con il Verona. Oggi, infatti, la squadra veneta si sta giocando a tutti gli effetti un posto in Europa per la prossima stagione. Un piccolo capolavoro visto che si tratta di una neopromossa che ai blocchi di partenza estivi era stata (erroneamente, visti i risultati) inserita nelle ultime file della famosa griglia del campionato. Ecco perché il nome di Juric - allenatore rivelazione della stagione - è stato accostato anche alla panchina del Napoli per il prossimo anno, ma proprio ieri l'allenatore del Verona ha scacciato via le voci. «Non ho firmato con gli azzurri - ha detto l'allenatore croato - e del mio futuro del parlare con il presidente Setti». Non esattamente una porta in faccia, ma quanto meno un modo per prendere tempo. A proposito di futuro, a Roma c'è più di un bookmakers pronto a scommettere che il prossimo allenatore dei giallorossi sarà Daniele De Rossi che ha abbandonato la carriera da calciatore qualche mese. © RIPRODUZIONE RISERVATA