Ozil, nove mesi senza giocare: il campione tedesco in lite con l'Arsenal ora spunta solo sui social

Lunedì 7 Dicembre 2020 di Benedetto Saccà
Ozil, nove mesi senza giocare: il campione tedesco in lite con l'Arsenal ora appare solo sui social

Dev’essere questo periodo, chissà. Capita che pure il calcio, adesso, si metta e distribuire notizie malinconiche. Non bastavano le coltellate di tristezza mollate a tradimento dal Covid. No. Ora provvede anche il pallone a rovinarci le giornate e a scaricare sulle nostre sacrificate domeniche tonnellate di nostalgie per i bei tempi andati. 

Così dall’Inghilterra affiora guardinga in superficie una notizietta che si direbbe da nulla, rispetto alla baraonda delirante dell’universo, eppure in grado di portare con sé una lucina di curiosità. Ricordate, per caso, Mesut Ozil? Ex attaccante del Real Madrid, della Germania campione del mondo, dell’Arsenal, vi dice niente...? Ecco, lui. Esattamente lui. Dunque. Mesut Ozil non gioca una partita ufficiale di pallone da nove — nove? Nove! — mesi tondi tondi. Non è uno scherzo di Natale, né di Carnevale, né di Pasqua, né un pesce d’aprile. È la pura, inconfutabile, terribile, pericolosa verità, tra l’altro anche ben confortata da accuratissimi e informatissimi rilievi statistici — quelli non si sbagliano mai, figurarsi.

In effetti la verifica è della notizia, stavolta, è molto molto facile: e questo semplifica di parecchio le altrimenti drammatiche preoccupazioni del giornalista. Oggi, del resto, è il 7 dicembre del 2020. Di questo siamo sicuri. E, siccome Ozil ha giocato (giocò, a questo punto) l’ultima partita ufficiale il 7 marzo del 2020, si può serenamente concludere che siano trascorsi per l’appunto nove mesi nove dagli scottanti eventi. Nove mesi o 275 giorni, per i milioni di numerologi che seguono le vicende della Premier e di Ozil in particolare. 

 

 

Come si dice sempre, la domanda sorge spontanea: ma perché Ozil, che era pure un bel campione, non gioca da prima del lockdown? Ha smesso? È stato rapito? Fa il preparatore atletico? Fa il cantante di hip hop come Jackson Martinez? Dov’è? 

Dunque. Occorre fare ordine. Come al solito, le notizie sono frammentarie, però narrerebbe la leggenda che Ozil sia tuttora un calciatore, almeno in linea puramente teorica, dal momento che l’Arsenal versa ogni anno un comodo rimborso spese di 18 milioni di sterline sul suo conto corrente. Parentesi per chi volesse farsi del male, tanto già è lunedì: si tratta si circa 20 milioni di euro l’anno. Chiusa la parentesi.

Insomma. Ozil prende regolarmente lo stipendio dall’Arsenal alla fine del mese, twitta moltissimo, fa una quantità mostruosa di pubblicità, a tempo perso partecipa agli allenamenti al centro sportivo di London Colney (ma giusto come hobby) e talora si fa poeta e declama versi o delle massime di vita su Instagram: «Concentrazione, pazienza e resilienza», ha scritto d’improvviso venerdì scorso. Prendere nota, e archiviare.

Molti, a ragione, si sono sinceramente preoccupati. E anche il sito Ultimo Uomo ne ha dato conto chiedendosi «A chi manca Mesut Özil?». Per cui occorre annotare che negli ultimi mesi Ozil ha combinato di tutto per distruggere quel che di pregevole aveva mostrato e dimostrato. Si era impegnato prima, a offrire il meglio di sé; si impegna scompostamente ora, a sverniciare ogni traccia di docoro. È intelligente ma non si applica, gli direbbero forse a scuola. 

Certo gli ultimi quadrimestri, tanto per rimanere nel tema, sono stati largamente insufficienti, dato che Mesut — da bravo ragazzo indisciplinato — nell’ordine ha: sostato in panchina a lungo per non meglio specificate esigenze tattiche; ricevuto l’esclusione dalla lista dei giocatori utilizzabili in Premier League; ottenuto lo stesso esclusivo trattamento in Europa League; subìto un misterioso infortunio alla schiena recuperato a fatica forse per un eccessivo tempo trascorso davanti ai videogiochi (Fortnite, a quanto pare); rischiato di essere rapinato davanti alla casa di Kolasinac; posato in compagnia di Recep Tayyip Erdogan scatenando furenti polemiche della Merkel con annessa richiesta di esclusione dalla nazionale tedesca; scelto come testimone di nozze lo stesso Recep Tayyip Erdogan; espresso estemporanea solidarietà verso gli Uiguri, minoranza turcofona di religione islamica perseguitata in Cina, tanto da sobillare la reazione furiosa dell’Arsenal. 

Potrebbe comodamente finire qui. Invece no. Non finisce affatto qui, poiché due righe le merita il capitolone titolato “Mezut e la pandemia”. Dove per pandemia si può intendere un episodio francamente incomprensibile. Infatti Ozil, poco prima dell’estate, ha rifiutato secco il taglio dello stipendio (circa il 12%, non tanto di più), buttando di fatto un accendino in un laghetto di benzina proprio nelle settimane in cui l’Arsenal annunciava di essere costretto a licenziare 55 dipendenti per le perdite economiche. Accendino acceso, naturalmente. Tuttavia, a gran sorpresa, ha voluto pagare e salvare così il posto di lavoro dell’uomo che nella vita anima il Gunnersaurus, la simpatica e gigante mascotte verde della squadra.

Eppure. Eppure tutti ricordano l’eleganza, il talento, la grazia di cui era (o è?) dotato questo giocatore un po’ attaccante, non abbastanza centrocampista, forse trequartista, magari ala. Era davvero forte, e utile, talvolta geniale, a ripensarci ora. Invece Ozil adesso combatte una guerra a base di arsenico e cianuro con la società, con l’allenatore Mikel Arteta nelle vesti di generale prussiano, con mezza tifoseria, con qualche compagno. Di certo non con il Gunnersaurus. Andrà via, appena potrà, questo è evidente. A cercar di nuovo il sorriso, e se stesso.

Ultimo aggiornamento: 24 Marzo, 00:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA