Scandalo in Premier League,
si paga per fare la mascotte

Martedì 11 Febbraio 2020
I sogni non sono gratis, almeno in Premier League. Neppure per i bambini, che ambiscono a quella magica passerella che fa da preludio alle partite di calcio. I genitori delle mascotte, infatti, sono costretti a pagare cifre esorbitanti, anche superiori al costo di un abbonamento, per realizzare il sogno dei propri figli. Il West Ham, per esempio, chiede 700 sterline, più di 800 euro, per la camminata d'ingresso prima del fischio d'inizio mano nella mano con i calciatori, più 80 per l'acquisto del kit (la divisa completa) da far indossare; il Leicester City è a quota 600 sterline, il Tottenham a 405. La situazione non migliora in Championships, il campionato di II Divisione, dove il Nottingham Forest chiede una quota che oscilla fra le 500 e le 650 sterline, dipende dall'importanza delle partite; lo Swansea, retrocesso nella scorsa stagione, invece, ha abbassato le pretese da 450 a 399 sterline. Una speculazione sulla quale adesso promette di intervenire perfino il presidente della Commissione sport del Governo, Julian Knight.

«Essere una mascotte, ormai, è diventato un privilegio per le famiglie più ricche, in totale contrasto con le origini operaie del gioco del calcio», ha dichiarato Knight al Daily Telegraph. I top club sono l'eccezione che conferma la regola, permettendo di far vivere gratuitamente questo tipo di esperienza, un modo per fidelizzare i tifosi più giovani: Manchester City, Manchester United, Chelsea o Liverpool non chiedono alcunché ai propri tifosi a patto però che siano abbonati alle partite casalinghe. Sono i club medio-piccoli a sfruttare senza scrupoli, come una fonte extra di guadagno, in maniera diretta o indiretta, la passione dei sostenitori. 
Ultimo aggiornamento: 19:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA