Nela con il vento in faccia:
«Napoli, Maradona e la malattia»

Lunedì 1 Febbraio 2021 di Bruno Majorano
Nela con il vento in faccia: «Napoli, Maradona e la malattia»

Chi si aspetta la classica biografia di un ex calciatore, fatta di gossip, chiacchiere da spogliatoio, scherzi da ritiro e sassolini tolti dalle scarpe, rimarrà deluso. Molto deluso. Perché «Il vento in faccia» di Sebino Nela (scritto con Giancarlo Dotto per Piemme, 160 pagine, 17,50 euro) è il racconto dell'uomo, prima ancora che del calciatore. «Ho voluto raccontare di Sebastiano, visto che tutti conoscono Sebino», spiega l'ex difensore di Genoa, Roma e Napoli.

«Troppo spesso noi calciatori veniamo giudicati dai tifosi senza che nessuno di loro conosce nulla della persona che c'è dentro la maglietta. Eppure noi siamo persone comuni: persone normali». E allora nella sua biografia, Nela - tra due mesi farà 60 anni - racconta del dolore per la morte dell'amico e compagno Agostino Di Bartolomei, di quanto fosse difficile a quei tempi studiare e provare a diventare un calciatore, di un primo matrimonio fallito, del secondo che invece gli ha regalato due splendide figlie, della malattia. Del giorno in cui ha scoperto di avere un cancro al colon, la chemioterapia fatta tra il 2012 e il 2015, i quattro attacchi ischemici avuti in mezz'ora, le quattro operazioni, il corpo che a un certo punto fai fatica a riconoscere, anche se ti chiamavano Hulk. «Al momento non è tornato. L'umore va e viene».

E poi un capitolo dedicato a Maradona che suona tanto come un atto d'amore dovuto. «Quando è morto il libro l’avevo chiuso, ma l’ho voluto riaprire per mettere dentro la sua storia. E lo stesso ho fatto per Paolo Rossi. Ho conosciuti Diego da calciatore, siamo stati avversari, e poi ho avuto la fortuna di conoscerlo fuori dal campo. E ho scoperto l’uomo e la persona. Diego è stato un personaggio sociale e internazionale». Un personaggio che ha amato Napoli, proprio come ha imparato a fare Sebastiano, che pure in azzurro ha vissuto la sua parentesi sportiva peggiore. «Ero stato a Napoli tante volte quando facevo le telecronache in tv, ma non mi ero mai soffermato sulla città. Poi è successo che a causa della malattia in questi ultimi anni non ho avuto il permesso dai miei medici di andare in montagna.  Si avvicinava il primo Natale dopo l’operazione e in famiglia ci chiedevamo cosa fare capodanno. La scelta è ricaduta su Napoli ed è stato un successo. Passeggiando, al ristorante, nei bar, ho scoperto che c’era tutta gente del nord e ho avuto la conferma di quanta ipocrisia ci sia. Tutti a parlare male di Napoli e poi tutti lì a fare le vacanze. Si è molto prevenuti senza conoscere niente. E allora dico: prima andate e poi potete avere qualche carta in mano per divertirvi e insultare». Lui che ha Napoli ha vissuto 2 anni. «Avevo casa nella zona di Posillipo, nel mio palazzo c’era anche Fonseca».

E se fosse calciatore oggi vorrebbe essere allenato da Gattuso. «Mi piace il suo non nascondersi dietro un dito: come me è uno che dice tutto in faccia. Negli anni è migliorato tanto e questo succede quando hai la testa e la volontà. L’ho sempre sostenuto. Mi è sempre piaciuto molto come persona. Capisco quando chiede molto alla sua squadra. Non amo le biografie dei calciatori, ma la sua la leggerei. Ma siccome salto sistematicamente quel reparto lì, mi è sfuggita. Devo recuperare». E allora Sebastiano cosa legge? «Mi piace la storia e la politica internazionale. Ho cominciato per passione con la storia di Roma e poi sono passato tutto il periodo del Fascimo. Una cosa è certa: non leggo romanzi». 

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