Serie A, è emergenza infortuni:
«Basta, ci sono troppe partite»

Venerdì 3 Dicembre 2021 di Bruno Majorano
Serie A, è emergenza infortuni: «Basta, ci sono troppe partite»

Il problema c'è. E si vede pure. Perché i dati parlano chiaro: dopo 15 giornate di serie A le 20 squadre contano 63 infortunati in contemporanea. Decisamente alto come numero se si prende in considerazione il fatto che le rose sono sempre più ampie e che da due anni sono stati ufficializzati i 5 cambi a partita. Ma il problema è evidentemente altrove. Il Napoli lo sta pagando sulla propria pelle, visto che dopo la trasferta di Reggio Emilia contro il Sassuolo sono addirittura tre i calciatori che dovranno rimanere ai box (per un periodo anche medio-lungo). Insigne, Fabian Ruiz e Koulibaly, per altro, si vanno ad aggiungere a Osimhen e Anguissa, colpiti da altri infortuni nelle scorse settimane. «Ma non credo che siano infortuni di natura tecnica: perché allenatore e staff hanno organizzato bene i carichi facendo attenzione a tutto», spiega Giovanni Andreini, preparatore atletico che fa parte dello staff di Roberto Donadoni. «Penso ci sia una serie di concause che intercorrono come le troppe gare una dopo l'altra, lo scarso recupero e il cambio di clima. Questo perché non sono infortuni della stessa natura e nella stessa parte del corpo. Le tante partite ti stancano mentalmente e il recupero è una delle fasi più importanti dell'allenamento. Il buonsenso ti porta a dire che dopo 3 partite si deve recuperare con una di stop per andare in una situazione di comfort. Per altro a Reggio Emilia c'era tanta umidità mentre a Napoli c'è un clima più mite. Sono dettagli che possono fare la differenza. Da questo punto di vista bisogna anche conoscere i comportamenti dei calciatori quando non sono al campo di allenamento: le loro abitudini, la loro alimentazione e anche che tipo di vita conducono». 

Di altra opinione è l'ex preparatore del Napoli Corrado Saccone. «Il giocatore che gioca più di mille minuti consecutivi è a rischio infortuni. Bisogna lavorare sul recupero psicofisico del giocatore, soprattutto quando gioca una partita importante con il club e subito dopo un'altra con la nazionale. Meglio un giorno di riposo in più che correre rischi: tanto il lavoro fatto durante la settimana non si perde per un giorno senza allenamento. Per altro il Napoli ha quasi due squadre a disposizione e far girare tutti gli uomini aiuterebbe anche la gestione di chi gioca meno, così avrà più ritmo partita nelle gambe. Poi è chiaro che se vai a giocare a Mosca con la neve è tutto più complicato perché non sei abituato a giocare in quelle condizioni climatiche». 

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Sta di fatto che non solo il Napoli sta soffrendo per i troppi infortuni. I 63 totali delle squadre di serie A (senza considerare i giocatori risultati positivi al Covi) devono far riflettere. Soprattutto per quel che riguarda l'organizzazione delle gare e dei calendari. In questo senso era già arrivata forte la critica di Courtois, portiere del Belgio, prima della finale per il terzo e quarto posto della Nations League. L'aveva definita «inutile», aggiungendo una critica a Uefa e Fifa. «Questo gioco è solo un gioco finanziario e dobbiamo essere onesti», ha detto Courtois. «Ci giochiamo solo perché sono soldi extra per la Uefa». Non del tutto diverso il parere di Renzo Ulivieri, presidente dell'Assoallenatori. «Ce poco da fare: le partite ravvicinate penalizzano i giocatori, ma questa è la logica del mercato: tante partite per guadagnare tanti soldi in più. A me non piace questa logica e credo che il nostro mondo debba essere riformato. In tal senso la Federazione con il presidente Gravina ha intrapreso questo discorso, ma ora anche calciatori, allenatori e leghe devono fare fronte comune per portare avanti delle riforme».

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