Serie A, piano per la ripartenza:
spogliatoi sanificati e tamponi

Sabato 4 Aprile 2020 di Pino Taormina
La fumata è grigia. Nessun passo in avanti come invece hanno fatto ieri in Spagna e in Inghilterra ma il fronte dei presidenti della Serie A è un muro di granito quando si parla di tagli agli stipendi: la Lega Calcio attende l'incontro delle prossime ore con Tommasi per ribadire le proprie posizioni. Poi, anche senza intesa, si passerà alla fase 2: ogni presidente tratterà con i propri calciatori, mettendo sul tavolo il proprio carisma, le proprie doti persuasive. Il taglio del 30 per cento dell'annualità è quello che vuole la Confindustria del pallone nel caso in cui non si torni più in campo in questa stagione. E su questo punto, non ci sono margini di trattativa. L'altra opzione è quella variabile, diciamo l'unica su cui si può aprire un dibattito: se si torna in campo, la riduzione dovrà essere più contenuta. Solo su un punto pare esserci intesa, almeno, in apparenza, tra Lega e Aic: la mensilità di marzo può essere congelata. Ma per De Laurentiis e gli altri non basta. D'altronde, emerge sempre con più nitidezza l'impazienza dei proprietari dei club di avere certezze sulla riduzione dei costi: avanti con il dialogo con il sindacato, dicono tra di loro, senza dimenticare che l'Aic non ha potere di rappresentanza vero sui calciatori. Ognuno farà come gli pare. E dunque, giusto iniziare a trattare. Quando? Magari già la prossima settimana: ogni club aprirà la trattativa con i propri tesserati quando lo riterrà. Prima, però, serve un ulteriore passaggio con Tommasi. Più che altro formale. Il presidente dei Calciatori insiste: «La voglia di tutti è di tornare a giocare. I giocatori sono già sulla lunghezza d'onda di capire come si possa sostenere il sistema e come andare incontro alle società, dipenderà molto dal fatto se si tornerà in campo o no. Ma ricordatevi che con gli stipendi, in serie C, si pagano gli affitti di casa». La Juventus ha fatto capire che la strada è questa: tagliare e poi eventualmente recuperare in futuro.

Non seguire l'esempio del Belgio. E la serie A non ne ha alcuna intenzione. E non c'era certo bisogno del monito della Uefa e di Ceferin. «La Lega Serie A considererà la ripresa dell'attività sportiva quando le condizioni sanitarie lo permetteranno, attenendosi, come ha sempre fatto, ai decreti del Governo e tenendo in primaria considerazione la tutela della salute degli atleti e di tutte le persone coinvolte». Il partito del fermiamoci perde sempre più consistenza: Genoa, Brescia, Spal, Sampdoria e Torino sono in ritirata. Da vero e proprio leader la posizione di Saverio Sticchi Damiani che preferisce giocare e correre il rischio di scendere in B con il Lecce pur di salvare i conti del calcio (senza dimenticare i milioni della mutualità da distribuire alle serie minori). Ieri De Laurentiis e Lotito sono stati nelle retrovie. Gravina, il numero uno della Figc, ha mandato un segnale che i presidenti hanno recepito: se non si parte entro la prima settimana di giugno, finire il campionato sarà un'impresa. Ma nessuno muoverà un solo passo verso lo stop definitivo fino a quando il governo non darà delle indicazioni sulle misure restrittive. Se a maggio sarà ancora impossibile allenarsi, scatterà il tutti a casa. Ma fino ad allora, la parola d'ordine è: aspettare. Le squadre hanno bisogno di lavorare per almeno 20-25 giorni prima di tornare a giocare. E anche la Uefa la pensa allo stesso modo. Ceferin spiega: «Il calcio senza tifosi non è chiaramente lo stesso, ma è meglio giocare con gli spalti vuoti che non giocare affatto. Quando si giocheranno le coppe? Probabilmente a luglio o agosto, non continueremo invece a settembre e ottobre»

Nessuna data. Nulla di nulla. Neppure indicativa, così per dire. I presidenti hanno i piedi per terra sulla ripresa degli allenamenti. A deciderlo quando (e se) potranno ripartire i campionati sarà soltanto il virus. Ma il ministro dello sport Spadafora e il numero uno della Federcalcio Gravina hanno iniziato a gettare le basi per trovare la formula utile alla ripartenza con un protocollo stilato con lo staff medico scientifico: la sanificazione dei centri sportivi, il tampone ogni tre giorni ai giocatori, test anche ai familiari (tutto a spese delle società) e ritiro delle squadre nella fase di ritorno agli allenamenti. Le squadre dovranno attenersi in maniera rigorosa dal primo giorno in cui torneranno ad allenarsi. Insomma, un maxi-ritiro quarantena per il periodo degli allenamenti e per i 45 giorni previsti in cui si giocheranno le 12 giornate. Anche gli arbitri andrebbero in isolamento. Il club sono terrorizzati dall'idea del contenzioso con le tv: sanno che i soldi dei diritti sono appesi a un filo. E la linea italiana del meglio aspettare è quella che ora seguono in Germania, Inghilterra e Spagna. Intanto in Lega Pro i club hanno manifestato la necessità di adottare misure che permettano la sostenibilità economica, a partire dallo svincolo sulle fideiussioni e la possibilità di accedere alla Cassa Integrazione in Deroga.  Ultimo aggiornamento: 12:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA