Dpcm, cosa cambia per lo sport:
ecco chi può giocare e chi no

Lunedì 19 Ottobre 2020 di Emiliano Bernardini

Niente partite di calcio, basket e volley (in tutte le loro declinazioni) amatoriali. Per intenderci sono vietate le sfide tra amici. Ma il nuovo Dpcm estende i divieti anche al settore dilettantistico. Non tutto. C'è stato un acceso braccio di ferro tra il ministro dello sport, Spadafora da un lato e quello della Salute, Speranza e i tecnici del Cts dall'altro per evitare lo stop di tutto un settore che rappresenta la base dello sport. E soprattutto garantire la sopravvivenza di società già fortemente in crisi dopo il primo lockdown

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Prima di tutto va fatta una premessa. In Italia, secondo la legge 81 del 1981 che regola il professionismo, ci sono solo 4 sport considerati professionistici: calcio, basket, golf e ciclismo. Il resto sono tutti dilettanti. Discorso diverso per le donne a cui non è riconosciuto il professionismo. Per intenderci: Federica Pellegrini non rientra tra i professionisti. Il dilettanti sono una galassia sterminata che abbraccia circa 20 milioni di praticanti, 5 milioni quelli tesserati. Un milione pratica il calcio. 

Detto questo alla fine si è deciso di fermare l'attività dilettantistica fino al livello provinciale. Ma cosa vuol dire? Nel testo si specifica che «sono consentiti soltanto gli eventi e le competizioni di interesse regionali e nazionali», mentre «l’attività sportiva dilettantistica di base, le scuole e l’attività formativa di avviamento relativa agli sport di contatto sono consentite solo in forma individuale e non per gare e competizioni».

Tradotto : Società e associazioni sportive ed enti di promozione proseguiranno gli allenamenti degli sport di squadra ma solo in forma individuale, come le squadre di serie A all’inizio della fase due. Per fare un esempio: la squadra di una scuola calcio di giovanissimi o pulcini potrà continuare ad allenarsi, ma senza giocare partite. Vengono fermate tutte le gare della Terza Categoria e in alcune regioni della Seconda (perché in alcune Regioni è a base provinciale). 

 

IL MESSAGGIO DI SPADAFORA

«Ho combattuto per arrivare a questa scelta ma dobbiamo essere tutti consapevoli del momento difficile per il Paese, che ci deve obbligare ad un rispetto rigoroso dei protocolli. Del resto, nessuna evidenza scientifica denuncia focolai in relazione all’allenamento individuale nei luoghi controllati. Sarebbe stato peggio spingere migliaia di appassionati e di giovani nei parchi cittadini piuttosto che proseguire in luoghi che rispettano regole e protocolli»​.

Ultimo aggiornamento: 20:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA