«Pomigliano segui il sole», le indicazioni
di capitan Deborah Salvatori Rinaldi

Martedì 12 Ottobre 2021 di Diego Scarpitti
Deborah Salvatori Rinaldi

«Segui il sole». Slogan ed esultanza. Indice destro congiunto al pollice in forma circolare e mano sinistra sul fianco. Risplende in tutta la sua bellezza Deborah Salvatori Rinaldi. «Finalmente domenica ho segnato il mio primo gol con il Pomigliano», spiega il numero 9, che ha contribuito in maniera determinante al successo esterno contro la Lazio. Determinante due volte per la rete del momentaneo pareggio e artefice dell’azione che ha propiziato il 2-1 definitivo.

 

«Sono una patita dei tramonti e spesso seguo il sole letteralmente per andare in qualche posto. Ma ovviamente, oltre al significato razionale, «segui il sole» vuol dire anche di puntare sempre in alto, di lasciarsi dietro le ombre, di essere sempre positivi e seguire solo quello che ci piace fare per essere felici», argomenta il capitano delle pantere. «Siamo rimasti in 10 contro la Lazio eppure mister Domenico Panico ha lasciato in campo i tre attaccanti. Solitamente qualcuno davanti viene sacrificato, ma questo è sintomo che non abbiamo mai pensato di lasciarci andare: noi quella partita la volevamo ribaltare e così è stato. Grinta da vendere e coraggio da ostentare.

Da Penne a Firenze, approdando a Milano, scendendo a Napoli e dintorni, con esperienze all'estero: un bel tour. «Serie A molto competitiva e il Pomigliano è una neopromossa che ha dovuto capire sin da subito quali qualità esaltare e su quali difetti lavorare. È un campionato che non lascia molto spazio agli errori, perché è un torneo molto corto e le squadre hanno quasi tutte molta esperienza. Bisogna essere molto bravi e rimanere focalizzati sull’obiettivo, senza presunzione ma con coraggio e lucidità».

Inizio promettente e rassicurante. «Sono 7 punti importanti quelli che abbiamo al momento, e sono frutto di buone prestazioni. Abbiamo giocato contro le prime della classe, uscendo dal campo a testa alta, quando ne avevamo l’occasione», ricorda. Pareggio al Gobbato con l’Empoli (2-2), impresa tra le mura amiche con l’Inter (2-0), blitz in rimonta e in inferiorità numerica a Formello. «Abbiamo saputo sfruttare la nostra voglia di non lasciare neanche un centimetro, come è successo contro l’Empoli. Questi punti non vengono solo dalla voglia di fare, sono punti ottenuti con qualità e bel gioco», illustra l’attaccante classe 1991. 

Giovedì 14 ottobre il recupero nel lunch match (ore 12) in Liguria. «Ci aspetta una partita importantissima contro la Sampdoria, come del resto lo sono tutte. La Sampdoria è un’ottima squadra, con un bravissimo allenatore, Antonio Cincotta, maniaco del dettaglio, che ho avuto in passato nella Fiorentina e a Seattle». Campane chiamate ad un altro esame. «Noi abbiamo voglia di giocare e di fare bene, perché è importante confermare le belle prestazioni e divertici. Siamo impazienti di giocare, perché siamo spinti dalla curiosità di scontrarci con tutte le squadre per misurarci e migliorarci». 

Oneri e onori. «La responsabilità di indossare la fascia da capitano me la prendo tutta, poiché sono molto orgogliosa di come e perché mi è stata data. Non ho mai pensato o ambito a questo ruolo, in realtà io sono il vicecapitano e sono solo una spalla in più per le ragazze su cui poter contare. Lo sarei a prescindere dalla fascia, forse è questo che hanno notato e premiato. Sono contenta e onorata, perché le mie compagne sin da subito mi hanno accolto bene e io cerco, nel mio piccolo, di portare tutta la mia esperienza sul campo e fuori». Gruppo compatto che rema nella medesima direzione.

All’ombra del Vesuvio. «Dopo due anni stupendi al Milan e una convocazione in Nazionale, ho dovuto fare i conti con un’operazione alla gamba sinistra, che non mi ha lasciato molto spazio per giocare con costanza. Avevo bisogno di continuità e un progetto valido per cui lottare. Il Pomigliano aveva bisogno di esperienza e un profilo come il mio che avesse già calcato i campi della serie A e quindi eccomi qui. Sono andata nella squadra che non voleva una punta ma voleva Rinaldi».

Aspetti preminenti. «Le cose più importanti per me sono il sole, il mare, l’arte e la mia famiglia, che è una delle priorità della mia vita, anche se siamo tutti distanti. Da diverso tempo ormai, io e mia sorella Jessica, di due anni più grande, siamo in giro per il mondo e per l’Italia. Diciamo sempre che siamo come un carretto. Ognuno di noi fa girare una ruota: quando una di queste si ferma, si fermano le altre e quando corre una, corrono tutte le altre. Siamo molto tifosi l’uno dell’altro e adoro averli in tribuna, quando è possibile. È in arrivo una nipotina e spero presto di poterle dedicare un gol. La mia famiglia mi ha sempre sostenuto, lasciandomi libera di vivere qualsiasi cosa io volessi ed essere qualsiasi cosa volessi».

Creatività in campo e non solo. «Sono una designer che ama in generale tutto ciò che riguarda l’arte e il «fatto a mano». Attualmente ho aperto un’attività e uno shop online Piadesign.it, in cui è possibile acquistare le T-ART». Usa le mani e i piedi, mette la sua anima in quello che fa. Stupisce ovunque e comunque. «Le T-ART sono tele in cui il calcio incontra l’arte: le maglie da gioco vengono imprigionate e mischiate alla pittura, per avere un pezzo unico e di arredo invece che solo un ricordo», spiega la ragazza laureata a Firenze, dove ha vinto lo scudetto. Altra passione la lettura. «Su IG ho una pagina dedicata ai libri @booksrinaldi_ a cui tengo molto. Leggo veramente tanto e sono super contenta, perché anche la mia squadra divora libri su libri durante le trasferte. Spesso il pullman si trasforma in una libreria con le ruote: questo vuol dire che la cultura ancora riesce a sgomitare bene tra le nuove generazioni». Si sta immergendo nelle pagine di Victor Hugo, apprezzando Notre-Dame de Paris.

Sulla maglia S.Rinaldi. «Il mio doppio cognome ha origini nobili. Un Salvatori, conte dell’Aquila, ha sposato una contessa francese, Rinaldi, e i cognomi si sono uniti», conclude Deborah (nelle foto di Nicola Velotti). Tutto orbita intorno alla stella madre. Splende il sole in casa Pomigliano.

 

 

 

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