La F1 è cominciata ma è già vecchia
nuove soluzioni per modificare lo show

Venerdì 4 Aprile 2014 di Giorgio Ursicino
Grandi manovre nel Golfo. La nuova era della F1 è appena iniziata e c’è già qualcuno che pensa di voltare pagina. O almeno di introdurre ulteriori cambiamenti alle regole per riaccendere uno spettacolo finora poco entusiasmante (l’83% dei tifosi Ferrari nel mondo pare lo abbia bocciato). Piloti e tecnici sono da giorni a Sakhir dove oggi sono in programma le prove libere del GP del Bahrain, il primo della stagione a disputarsi quando in Europa è pomeriggio (il via alle 17). Mai come quest’anno c’era stato tanto attivismo e tanta frenesia fra una gara e l’altra. Sia per gli ingegneri rimasti in fabbrica, sia per quelli che si sono spostati da un circuito all’altro, volando direttamente dall’umidità tropicale della Malesia alla sabbia nell’aria sulle sponde del Golfo. Ovvio che ci fosse tanto da fare. Le monoposto, frutto della più grande rivoluzione tecnologica dell’ultimo periodo, sono diventate delle vere astronavi che recuperano energia e alcune squadre fra cui la Red Bull si sono presentate in Australia con pochi giri di prova sulle spalle.



CAVALLINO IN RECUPERO

Fra il primo e il secondo gran premio ci sono stati diversi “testacoda”, con la Ferrari che in due settimane ha scavalcato come prestazioni McLaren, Williams e Force India (guarda caso tutte motorizzate Mercedes), ma poco ha potuto contro le spaziali Frecce d’Argento di Hamilton e Rosberg. La nuova formula basata sui consumi, e quindi ancora più tattica e, soprattutto, la superiorità delle monoposto tedesche (oltre alla drastica riduzione del rumore) hanno acceso le polemiche e fatto calare l’audience. Si sono lamentati in tanti, personaggi anche famosi, e per motivi diversi. Quando qualcosa non va certo è meglio ammettere eventuali errori e cercare di porre rimedio. Appare però un po’ strano che ci si renda conto solo ora di quello che era molto facile prevedere. Il boss Ecclestone è stato fra i primi a lanciare il sasso nello stagno per poi fare leggermente marcia indietro. Ma lui, forse un po’ anziano, non era stato fra i fautori del cambio epocale. Rivoluzione voluta soprattutto dai grandi costruttori (Ferrari, Renault, Mercedes) e fortemente sponsorizzata dal presidente della Fia Jean Todt, un tipo con i cromosomi delle corse nel sangue (ha fatto il pilota, il navigatore e poi diretto squadre che hanno dominato ovunque), ma che ora è attentissimo ai valori della sicurezza e dell’efficienza, per consumare meno ed inquinare meno. La Ferrari è l’unica scuderia che ha partecipato a tutti i campionati, la vera anima della F1, e Montezemolo, che ha molto a cuore i destini della categoria, l’altro ieri è volato a Londra per incontrare Bernie. Cosa si siano detti al momento lo sanno solo loro, ma pare che, per accontentare i tifosi delusi, si potrebbe cambiare in corsa, almeno le regole relative al rumore e al consumo istantaneo (quello per cui è stato squalificato Ricciardo a Melbourne).



MISSIONE NON FACILE

I due si sono dati appuntamento in Bahrain dove cercheranno di far condividere la loro eventuale strategia a Jean Todt e alle altre scuderie. Cosa tutt’altro che facile perché la Mercedes (spalleggiata dai team che utilizzano la sua power unit) dopo 5 anni di legnate difficilmente accetterà di cambiare ora che ha la vettura migliore. Todt aspetta, ha aperto spiragli. Ma, nonostante il fraterno rapporto con Montezemolo (a prescindere dalle loro relazioni attuali hanno scritto insieme un delle pagine più gloriose dell’automobilismo sportivo), difficilmente si farà smontare una filosofia per cui si è battuto a lungo. Nei giorni scorsi ha puntato il dito altrove: «I tempi cambiano la F1 non può rimanere uguale. I problemi sono altri: i costi elevati stanno mettendo in crisi diversi team. Serve un tetto agli investimenti». In ogni caso si potranno fare interventi limitati, ma non ripensare l’essenza della svolta, visto che ci sono voluti anni per progettare le power unit e sono stati investiti centinaia di milioni.



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