Super Sibilio e il sogno in finale:
Napoli carica la sua freccia azzurra

Domenica 1 Agosto 2021 di Diego Scarpitti
Alessandro Sibilio

2493 e 47”93. Lo hanno perso di vista sul suo rettilineo e a fatica hanno scòrto  il numero della sua pettorina. Per l’ufficialità del verdetto ha atteso ben 10 minuti, ritenuti «i più lunghi della mia vita». Si percuote il petto, si carica così prima della partenza. Nel mentre compie il suo dovere, come sempre. La freccia azzurra mette le ali, novello Mercurio in pista. Si accovaccia, rifiata. Bocca aperta. Sguardo in alto a fissare il tabellone. Allarga le braccia, perplesso. Congiunge le mani, quasi orante. Prega e spera. Viene esaudito dagli dei dell’Olimpo. Infine si porta le mani nei capelli, a superare le colonne d’Ercole dell’incredulità, quasi un san Tommaso a cinque cerchi. Gli alisei dalla sua parte. Imprendibile e scintillante, sensazionale e stupefacente. Super Sunday. La sua impresa «oscurata» (e intervallata) dal duo Marcell Lamont Jacobs e da Gianmarco Tamberi, «l’uomo più veloce al mondo» e «l’uomo che salta più in alto», come ha dichiarato, avvolto nel tricolore, Giovanni Malagò, presidente del Coni all’Olympic Stadium di Tokyo.

Terzo nella sua batteria, con un tempone. L’ingegnere napoletano c’è e si fa notare. Lascia un altro segno. E’ già il re di Posillipo e il sovrano d’Europa. Può diventare l’imperatore del Giappone. «Sono troppo contento, quasi in lacrime. Pensavo di non farcela ma i brutti momenti di quest’anno mi hanno aiutato e ringrazio la mia mental coach, Alessandra Mattioni. Ieri sera ero molto sconfortato e rischiavo di non correre: mi ha dato una grossa mano. Grazie a lei e a tutti quelli che mi hanno supportato». Svela particolari nascosti e inediti, forse impensabili. La fragilità del classe 1999 muta d’un tratto nella forza di un veterano.

 

«Inizio difficile, pian piano la progressione e non pensavo di essere tra i migliori 8 al mondo. Dopodomani mi giocherò la finale olimpica. E’ il sogno di tutti e l’ho sognata diverse volte prima di andare a dormire», ribadisce al settimo cielo Alessandro Sibilio. Accede alle finale dei 400 ostacoli con una strategia perfetta: insegue, annusa, tiene la scia. Poi decide di premere il pulsante del turbo. Cambio di passo fantastico. Il brasiliano Dos Santos centra il record sudamericano (47”31), il qatariota Samba quello stagionale (47”47). In buona compagnia il Fiamme Gialle.

«L’Olimpiade è il punto più alto a cui un atleta può aspirare. La medaglia è sempre un sogno. Ho aspirato all’Olimpiade e ci sono arrivato con una buona stagione, poi ho iniziato a sognare, non mi sono mai posto obiettivi e sicuramente non mi porrò obiettivi per mercoledì 3 agosto», conclude scaramantico Sibilio (nelle foto di Colombo/Fidal), ormai nell’empireo di dantesca memoria. E basterebbe già «solo» questo. Non gli si può chiedere di trasformare l’acqua in vino ma di puntellare il suo sogno certamente sì. Vai figlio del vento del terzo millennio. Si accettano miracoli.  

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