Salernitana, Sabatini difende il gruppo: «La forza della disperazione»

​«Abbiamo il 5% di possibilità ma voglio crederci»

«Salernitana, la forza della disperazione»
«Salernitana, la forza della disperazione»
di Alfonso Maria Avagliano
Mercoledì 28 Febbraio 2024, 09:41 - Ultimo agg. 11:59
4 Minuti di Lettura

Un impatto negativo nei numeri e nelle sensazioni: due sconfitte, sei gol subiti, zero fatti e pochi segnali di novità tattica o nelle scelte dei singoli. Fabio Liverani è parso subito solo nella tempesta e ha sabato nell'Udinese prima degli amarcord personali Cagliari e Lecce una chance per dimostrare di poter domare l'imbarcazione. In suo soccorso corre Walter Sabatini, colui che lo valorizzò da calciatore dapprima a Perugia con Cosmi («Quand'era un aggregato proveniente dalla serie C e in pochi giorni divenne leader, da numero 10 a regista»), poi alla Lazio e a Palermo. Il diggì lo ha voluto anche alla Salernitana da allenatore, magari non come primissima preferenza. Disse a dicembre: «Non ho scelto io Inzaghi. Se dovessi combattere una battaglia esiziale, preferirei farlo con qualcuno che scelgo». 

Eccolo, il suo uomo. Un po' più solo rispetto al predecessore (ha portato con sé soltanto un match analyst e un preparatore atletico; i suoi possibili vice di fiducia erano già accasati e la società gli ha assegnato collaboratori interni che ha conosciuto a Salerno, Andrea Bovo e Manolo Pestrin) ma Liverani non è in bilico. Lo assicura Sabatini a Radio Serie A: «La sua panchina è salda.

Lo abbiamo preso per alcune caratteristiche che sta esprimendo in campo e nell'intrattenersi con i calciatori. Col Monza ha portato messaggi positivi e responsabilizzazione nel gruppo. Siamo soddisfatti. Ovvio, ha bisogno di fortuna. Nel calcio serve vincere, so che succederà». 

Il dirigente fa da scudo. Il presidente Iervolino più distante, non era allo stadio sabato non è felice dell'approccio del tecnico ma è evidente che c'è qualcosa di più difficile da estirpare. Quel «non ho la bacchetta magica» pronunciato da Liverani è tanto banale quanto vero, però può fare di più. L'ottimismo non manca a Sabatini, che si sta riprendendo dalla rottura del femore. «Nei mesi precedenti coglievo distacco agonistico. Ora i ragazzi sono inattaccabili. Vedo giocatori tornati a splendere e molte possibilità di miglioramento per la squadra. Se fossimo andati in vantaggio con Tchaouna prima di subire lo 0-1 col Monza, avremmo parlato di altro. Dobbiamo iniziare a far gol e non prenderli».

Facile a dirsi, più difficile a farsi. In quasi tre anni di Serie A il club granata ha beccato quasi 200 gol: ne mancano sette per la poco lusinghiera cifra tonda. Tanti quanti i punti di distacco dal penultimo posto ma pure dalla salvezza, a meno che il Sassuolo oggi non faccia punti. «Qualcuna potrà non fare risultato per cinque partite di fila, altre potrebbero vincerne tre consecutive. Può succedere di tutto - ammonisce Walter - La Salernitana ha spesso scontato psicologicamente la partita dell'ultima spiaggia. Vivrò le prossime tre come un'opportunità. Percentuali? Restano al 5%. Ho diritto di pensare di arrivare al 100%. La gente è delusa, comprendo, ma deve crederci». Da domani gruppo ancora in ritiro anticipato, prima di partire per Udine. 

 

«Non è punitivo, non serve. È un accordo tra giocatori e tecnico, i ragazzi devono cementare un modo di pensare, di vivere e di essere. C'è poco tempo ma se riusciremo a implementare quest'idea di autostima e rispetto reciproco, allora faremo un'impresa impossibile», testimonia Sabatini prima della confessione. «Sono in un pasticcio fino al collo ma mi godo Salerno perché sarà la mia ultima esperienza». Anche in B, eventualmente? «Sarò con Iervolino in qualsiasi scenario, lui lo sa. Non sono il suo parafulmine, si protegge da solo. Ha investito tanto, è intelligente e innamorato della squadra. Dispiace venga insultato, non lo merita», risponde Sabatini. Proverà ad essere quanto prima con la squadra («Non sto magnificamente, sto recuperando energie ed equilibrio») ed invocherà la strada da seguire: «Disperazione. Sarebbe meglio giocare con gioia ma significherebbe averle vinte tutte. Ed allora dobbiamo metterci disperazione». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA