Il patron Vigorito: «Benevento feroce
Inzaghi ha grande carisma»

Martedì 12 Novembre 2019 di Luigi Trusio

«La fuga? È presto per definirla tale, non abbiamo neppure scoperto tutte le carte. Inzaghi sta facendo un ottimo lavoro ma lui è il primo a sostenere che i risultati si ottengono con il lavoro di squadra e a perseguire la mia stessa filosofia, quella del noi. Per questo ritengo vadano riconosciuti anche i meriti di Pasquale Foggia e di tutto lo staff, tecnico e medico. C'è molto del loro in questo primo posto che per adesso ci godiamo, ben sapendo che il traguardo è ancora lontanissimo». Oreste Vigorito svela il segreto di un gruppo di calciatori che grazie alla cura-Inzaghi hanno imparato a comportarsi, ad agire da leader e a sentirsi invincibili. Al bando le fragilità della stagione passata, quelle che spesso portavano il Benevento a liquefarsi soprattutto nei confronti diretti e nelle sfide-chiave. Oggi la personalità è la vera e propria arma in più dei giallorossi. «Inzaghi ha un carisma fuori dal comune - precisa Vigorito - ma immaginare che a marcare la differenza sia unicamente l'aspetto mentale è riduttivo. Lui e il suo staff hanno la capacità di preparare ogni partita in maniera estremamente meticolosa, anche sul piano tecnico-tattico e della preparazione fisica. Tra i suoi collaboratori c'è gente con trascorsi nel Napoli, nella Juve e nel Milan, c'è grande affiatamento. Inoltre abbiamo un'equipe sanitaria di primo livello, gli infortuni sono diminuiti e per noi è un vantaggio non di poco conto. Il responsabile, il dottor Salvatori, si dedica a noi in maniera esclusiva. Sono pochi i club che possono vantare una tale disponibilità da parte del capo del team medico».

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Il presidente elogia «la ferrea volontà di superare gli ostacoli» che contraddistingue quello che definisce «un gruppo fantastico, concentrato, feroce». Non a caso a Castellammare il massimo dirigente era in panchina per catturare da vicino sensazioni, emozioni e reazioni che solo il campo sa trasmettere. A fine derby Vigorito ha abbracciato uno ad uno i suoi calciatori, nella consapevolezza che avessero fatto il massimo possibile in quelle condizioni: su un campo in sintetico, sotto una pioggia battente, con l'uomo in meno. «Inzaghi - prosegue - è stato bravo a trasferire nei calciatori la convinzione nei propri mezzi, perché oggi ognuno di loro sa quello che deve fare, conosce fino in fondo il suo potenziale ed è in grado di gestirsi sia psicologicamente che sotto l'aspetto delle energie». La Serie B è sempre più a tinte giallorosse: il Benevento capolista in solitaria, un attaccante di proprietà del Benevento in testa da solo alla classifica dei bomber. «Che effetto mi fa Iemmello capocannoniere? Mi fa capire che non tutti abbiamo la capacità di razionalizzare certe cose. Io - ammette Vigorito - ero per la conferma. Darlo in prestito è stato un sacrificio professionale per rispetto a una piazza che si sentiva offesa dal ragazzo. Offesa che io avrei cancellato, perché non riesco a provare rancore verso nessuno. Ma c'è una valutazione importante che non bisogna dimenticare: Iemmello è un patrimonio del Benevento, è costato 7 milioni di euro e distruggere un calciatore come lui significa danneggiare il Benevento sia da un punto di vista tecnico che economico. La città deve riflettere su quest'aspetto, perché non è possibile gestire società a questo livello seguendo dei meccanismi che non appartengono più a questo calcio».

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Da un calciatore allontanato ad altri ammutinati: a Napoli è accaduto un episodio che non ha precedenti nella storia del calcio. «A me non sarebbe capitato - sottolinea il presidente - e non lo dico per presunzione. Posso non liberarmi dei calciatori, visto che da qui non se ne vuole andare mai nessuno, ma credo che una cosa del genere l'avremmo evitata. Io credo che rispetto a un episodio di questo tipo non ci sia stata un'adeguata reazione, e mi riferisco alla legittimazione del ruolo della società. Un fatto di questa portata rischia di avere effetti sul calcio come la sentenza Bosman, perché oggi il rapporto contrattuale tra il club e i calciatori è al 99% in favore di questi ultimi. L'unico deterrente che aveva in mano un presidente era proprio quello di minacciare i ritiri, pratica che peraltro nemmeno condivido, ma se veniamo spogliati anche di questa prerogativa tanto vale sostituirci con delle slot machine, dove chiunque è libero di giocare, prendere i soldi e andarsene come se niente fosse».
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