CORONAVIRUS

Coronavirus, la Serie B vuole ripartire:
«Ma il protocollo della A è insostenibile»

Martedì 12 Maggio 2020
Confinamento e ritiro per tutti, tamponi, sanificazioni, alberghi esclusivi, voli charter e quarantena totale in caso di positivi. Per la Serie B il protocollo indicato per la A «è insostenibile». Sono tante le perplessità che agitano anche i club cadetti in vista della ripresa degli allenamenti di squadra. Troppo alti i costi da mettere in conto e anche il rischio di finire prima di cominciare: «Se c'è un positivo che succede? Tutti vanno in quarantena: ci chiediamo se questo rende possibile la ripresa del campionato», si domanda il patron della Virtus Entella Antonio Gozzi. Di recente la Lega di B ha approvato all'unanimità una linea comune sulla ripartenza, contando anche sulla disponibilità della Federcalcio di poter iniziare in ritardo rispetto alla Serie A. Si parla per il campionato cadetto di fine giugno per concludere la stagione in due mesi entro fine agosto.

Anche se tutti i presidenti sono per la ripartenza, il fatto che il torneo possa anche concludersi resta un salto nel buio proprio a causa dei vincoli di un protocollo che la stessa Lega cadetta auspica possa essere meno «draconiano» rispetto a quello della A: «Siamo in situazione di incertezza totale, che è la peggio di tutte - annuisce Gozzi - Le società di B hanno bisogno di regole certe, chiare, che garantiscano la salute non solo dei giocatori ma di tutti i lavoratori coinvolti della squadra. Ci sarebbe piaciuto ricominciare con una chiarezza di visione di quello che succederà dopo». Perplessità anche sui costi di applicazione dei protocolli: «Tenuto conto delle difficoltà il presidente Balata ha tenuto la barra dritta e ha cercato formule di governance condivise. Ma se applicassimo il protocollo della Serie A anche in B - prosegue Gozzi - abbiamo stimato che costerebbe 500 mila euro a società, con un extra per tutto il sistema B tra gli 8 e 10 milioni. Non è sostenibile un sistema di questo tipo. Bisogna trovare una sostenibilità anche per il calcio di B altrimenti non si andrà avanti».

E se pure si ripartisse «con un giocatore positivo ai test finisce tutto - conclude il numero uno del club ligure, decimo in classifica ed estraneo a qualsiasi interesse di promozione o salvezza - Non si può dare sconfitta a tavolino perché tutta la squadra va in quarantena e non può giocare: si rischiano di perdere 4 partite a tavolino, un danno enorme e ingiusto». A chiedere regole certe anche il presidente del Pordenone Mauro Lovisa: «Non è possibile - rileva - che quotidianamente le autorità pongano ostacoli sulla via della ripartenza. Altri Paesi in Europa stanno andando avanti in tutto, con regole serie e intelligenti. Qui da noi tante parole, schemi, burocrazia e continui rinvii. Non bisogna vergognarsi di copiare questi modelli». E se qualcuno «malauguratamente risulterà positivo - conclude Lovisa - questo e solo questo dovrà essere isolato. Non quindi tutto il gruppo squadra. Come in un'azienda e in un qualsiasi altro posto di lavoro». Nel frattempo, 12 squadre su 20 sono ripartite con gli allenamenti, entro la settimana prossima dovrebbe tornare tutte a lavoro. La B si avvia verso la sua Fase 2, ma senza regole adeguate al sistema difficilmente ci sarà una Fase 3.
Ultimo aggiornamento: 19:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA