Storico Spezia, prima volta in serie A:
al Frosinone non basta il gol di Rohden

Giovedì 20 Agosto 2020
Tum, palo. Secco, dritto. Di Beghetto, al 13’, di sinistro, ovviamente. E’ lì che (non) gira la finale di ritorno per la promozione in serie A. Perchè il gol arriva, dopo un’ora, il secondo neanche è avvicinato ed era indispensabile. Nella finale non ci sono i supplementari, onestamente il Frosinone li avrebbe meritati.

E’ la serie A dello Spezia, delle aquile, dei motorini, dei tifosi della curva ferrovia piazzati nella montagnola alle spalle dello stadio Alberto Picco, grazie a loro i bianconeri giocano davvero in casa e difendono il gol e mezzo di vantaggio. Resta lo 0-1, dopo lo 0-1 di Frosinone, i giallazzurri non raggiungono la terza promozione in A. Niente colpi di fortuna, perchè a Cittadella onestamente erano fuori dai quarti sino al 121’, mentre a Pordenone nei 180’ hanno combinato abbastanza di meno. Con lo Spezia hanno inscenato la loro miglior prestazione, irretendo gli aquilotti, nella serata chiave.

Cronaca di una notte di mezza estate, dunque, di un delitto imperfetto. Ha spazio Novakovich, incrocia eccessivamente il diagonale. 

I giallazzurri spingono, avrebbero dovuto giocare così per l’intera stagione, soprattutto dopo il lockdown, con il secondo montestipendi della categoria dovevano salire direttamente. Nelle promozioni con Stellone (doppia) e Moreno Longo non erano più forti di stasera.

Il tambureggiare dei tifosi è instancabile, i cross ciociari da destra sono insidiosi, con la propulsione di Salvi. Beghetto sollecita Scuffet, il portiere lanciato da Guidolin all’Udinese a 16 anni, disse non all’Atletico Madrid anche per studiare, potrebbe restare titolare. E sorpassare il corregionale Meret, nelle graduatorie azzurre. 

Lo Spezia è in affanno, pressato da Maiello, abbassa il ritmo, Galabinov perde il confronto a distanza con l’altro pivot, l’americano Novakovich, uno da mondiali. La tensione obnubila anche capitan Terzi, è la paura di vincere, tipica di chi ha giocato al più una semifinale playoff. Serve l’incitamento dalla tribuna persino dei giovani del marketing spezzino, si odono le urla rituali di Catello Senatore, una vita da preparatore dei portieri con Pasquale Marino, anche ex ciociaro.

Scuffet si allunga sul destro da fuori di Rohden. Bartolomei sull’altro fronte si gira di scatto ma non è van Basten e calcia alto. Sacchi nega una punizione dal limite a Ciano, Maggiore calcia alto, Galabinov fuori.

La trepidazione ligure continua nella ripresa, al di là di un’occasione per Gyasi. Rohden di testa non trova la porta, la pesca da fuori, su assist di Ciano, non era imprendibile. Italiano si gioca il primo cambio a 18’ dalla fine, Mastinu per Gyasi, per difendere. Finalmente entra Mora, per Maggiore, uno dei due spezzini in rosa, l’altro è Vignali, che si affaccerà per 2’ più recupero. 

E proprio il tempo supplettivo è palpitante, con la caduta in area di Citro: abbiamo visto concedere rigori più generosi, negli ultimi due anni. Sacchi decide per la punizione precedente. 

E’ la serie A di Vincenzo Italiano, che adesso per due milioni di indennizzo allo Spezia andrà al Genoa, o anche per meno, dipenderà dalla benevolenza del patron Gabriele Volpi e magari del figlio Matteo, ex presidente dei liguri.

Ex giocatore di pallanuoto, imprenditore spesso in Africa ma con due barche nel golfo, Volpi a 77 anni tocca il top della sua vita, la serie A nel calcio. Perchè in Italia la serie A di una città con meno di centomila abitanti e una provincia sulle 200mila è il massimo, vale anche più delle 4 Champions della Pro Recco, nel waterpolo.

Qua reclamano lo scudetto del ’45, con i vigili del fuoco, torneo a 8, in epoca di guerra, intanto si godono la serie A, per una piazza che a lungo fu in C2, persino in D, e che fra i primattori ebbe Luciano Spalletti, mediano dall’86 al ’90, e poi Igor Zaniolo, il padre di Nicolò, bomber di C1.

E’ questo che attraversa il cuore dei dirigenti bianconeri, durante un match intenso, che il Frosinone a tratti domina. Nelle stanze del Picco c’è anche un’immagine di Ventura, che qui debuttò nel calcio professionistico, in panchina, nell’86, subentro ed esonero. Sono ancora i playoff di Italiano, un anno fa con il Trapani degli stipendi non pagati, a scapito del Piacenza, anche grazie all’arbitraggio favorevole dell’andata, in Emilia. Come grinta, anche trasmessa, vale Antonio Conte.





 Ultimo aggiornamento: 21 Agosto, 00:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA