Avellino, Braglia resta in silenzio:
ora deve far parlare la squadra in campo

Venerdì 8 Ottobre 2021 di Titti Festa
Avellino, Braglia resta in silenzio: ora deve far parlare la squadra in campo

Il silenzio è d'oro e spesso pesa più delle parole. Quello di Piero Braglia dice tante cose. Chi lo conosce sa che, soprattutto in momenti come questi, la sua autostima resta alta, insieme alla capacità di lasciarsi scivolare sempre tutto addosso ( non a caso la espressione che usa di più è Non mi frega nulla). Ma negare che i giorni passati siano stati tesi, complicati sarebbe davvero da folli. Prima l'esonero ad un passo, poi la fiducia anche se a tempo determinato: il tecnico è un pugile suonato che è riuscito ad evitare il ko. Le ferite sanguinanti sono state bendate: solo il tempo farà comprendere se si sono davvero rimarginate oppure no. Perché questo accada Braglia ha bisogno dei suoi uomini, di quei calciatori che nel comunicato stampa hanno chiarito quello che è successo lunedì scorso, quando una delegazione è andata a parlare con il presidente D'Agostino per salvarlo e per salvarsi, per ammettere le proprie responsabilità e per difendere la compattezza di un gruppo che è apparso inesistente in campo, troppo preso, nella realtà, a guardarsi allo specchio nel ricordo di un passato che è solo una immagine in bianco e nero. Il confronto nello spogliatoio c'è stato: dopo la batosta pesante di Viterbo e nei giorni scorsi.

Forse Braglia si è reso conto che martellare continuamente non serve, così come puntare il dito, vedi la sconcertante conferenza stampa di domenica scorsa, forse la fase è quella, del mea culpa, del cambiamento. Ma lui è fatto così, lui è toscano dicono quelli che lo conoscono bene per difenderlo. Ma ci sono toscani e toscani, e come l'aretino Mauro Pantani ha specificato parlando proprio di Braglia: Quelli di Grosseto sono particolari e diversi. La verità però è più profonda. La verità è che tra Braglia e la città non è mai scattata la scintilla. Certo ci sono stati gli applausi, gli attestati di stima dopo la semifinale contro il Padova ed il sogno infranto, ma l'empatia, il feeling sono altra cosa. L'allenatore si è sempre trincerato dietro le sue tre promozioni in B, dietro il suo curriculum sicuramente da vincente, per dettare le regole del gioco. Con i tifosi, con la proprietà e soprattutto con Salvatore Di Somma che lo ha sempre ascoltato, quasi mai guidato o rimproverato. Non è ancora chiaro se i calciatori che sono arrivati, vedi Di Gaudio e Micvoschi, presi all'ultimo e senza preparazione adeguata, siano stati scelti dal diesse o da Braglia che sembra aver indicato nomi e cognomi più che profili. Ed anche quando la piazza spingeva per un attaccante di fama e D'Agostino era pronto all'ennesimo sacrificio, il toscanaccio ha sbraitato e si è detto pronto alla dimissioni, chissà se per far risparmiare altri soldi alla proprietà o per evitare l'arrivo di calciatori prime donne.

Perché l'impressione è che il ruolo di prima donna piaccia esclusivamente a lui. Lui che ha forzato la mano su alcuni giocatori in condizioni fisiche precarie, vedi Di Gaudio a Castellammare, pur di non cambiare modulo, lui che ha costretto alcuni, vedi Mastalli a snaturarsi, facendo figure grottesche, lui che alza la testa con i giornalisti prima delle partite, per poi abbassarla dopo l'ennesimo pareggio alla ricerca di comprensione. Lui che parla continuamente di pressioni che condizionerebbero la squadra, quando in realtà è il primo a subirle e a non reggerle. Ora Braglia sa che l'unico modo per evitare di finire nel baratro è vincere. Non solo domani contro la Virtus Francavilla, ma per molte settimane, altrimenti la ferita sanguinerà di nuovo perché un marito tradito ha bisogno di tanti atti d'amore per perdonare la propria moglie. Il marito, in questo caso, non è solo Angelo D'Agostino, che in realtà avrebbe già pronto un piano B, ma anche quelle migliaia di persone che, allo stadio e da casa, passano il proprio tempo inseguendo un sogno che ora è lontanissimo. Insomma la canzone E' toscano non funziona più, bisogna cambiare il disco o la musica suonerà solo per lui, non certo al Partenio.

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