Avellino, il nodo della Lega Pro:
pressing per la cassa integrazione

Domenica 5 Aprile 2020 di Marco Ingino
Nella Babele del calcio professionistico italiano si continuano a parlare lingue diverse anche dopo il monito della Uefa che ha intimato alle federazioni di non prendere decisioni affrettate. Il governo europeo del calcio, pena l'esclusione delle squadre dalle coppe, ha ipotizzato persino una conclusione della stagione nel termine massimo del 3 agosto. Un avvertimento che ha fatto sobbalzare i grandi club di A, allarmato quelli della B, ma non è servito a scoraggiare del tutto quelli di terza serie che restano concentrati sul loro obiettivo di non tornare più in campo. Malgrado la mediazione di Francesco Ghirelli, infatti, la maggioranza dei presidenti resta convinta che non si debba più tornare a giocare ma per concretizzare il proposito dovrà necessariamente trovare due intese preventive: la prima con tutte le squadre che ambiscono alla promozione e quelle che non intendono retrocedere; la seconda con l'Aic, altra componente sul piede di guerra. Due fronti di battaglia sempre aperti su cui alcuni presidenti più esposti, al pari di Francesco Ghirelli, stanno combattendo alternando la linea della durezza a quella della confronto.

Dopo le esternazioni di venerdì, Angelo D'Agostino ieri ha scelto la strada della diplomazia: «Per adesso - ha detto - stiamo solo discutendo. Ogni decisione a questo punto è rinviata al 14 aprile quando mi auguro che la situazione sarà più chiara per tutti. Esattamente come i miei colleghi, sono del parere che non ci siano le condizioni per riprendere a far rotolare il pallone. Noi abbiamo il dottor Schiavone che ci segue per le aziende e ci aiuterà anche con i lavoratori del calcio. Al momento non sappiamo se applicheremo la cassa integrazione o altre misure».
 

Più duro, invece, è stato ieri l'intervento di Salvatore Caiata, patron del Potenza ma anche parlamentare, che ha svelato una delle ipotesi discusse a tavolino: Come presidenti - ha tuonato dal suo canale social - siamo convinti che non si possa più giocare. Se passerà la nostra linea rispetteremo i valori del campo perché le prime meritano la serie B. Il problema di fondo, tuttavia, non è sportivo ma di soldi. Oggi noi dobbiamo inchinarci davanti al dolore. Tutti noi presidenti siamo a capo di un'azienda e stiamo vivendo un dramma. Ecco perché Tommasi e l'Aic devono smetterla di accusarci di demagogia rifiutando la cassa integrazione. L'ingaggio medio dei calciatori della C è di 60mila euro lordi all'anno. Il signor Tommasi deve mettere i piedi per terra. La gente l'altra notte ha fatto le ore piccole per chiedere 600 euro e lui rifiuta la cassa integrazione di 1200 euro?».

Ancora più esplicito il pensiero rivolto da Francesco Ghirelli ad Umberto Calcagno, vice di Tommasi: «Ho letto - ha scritto il presidente in una nota - che ha accusato qualche mio presidente di Lega Pro di fare demagogia per risparmiare. Probabilmente non si è reso conto che qui si rischia la catastrofe e se ci sarà l'ecatombe di società anche Calcagno diventerà un disoccupato. Al momento non so se ci accoderemo alla serie A e alla B. La nostra realtà è diversa. Dall'alto possono chiaramente imporci delle scelte ma, se non ci saranno le condizioni di sicurezza, sarò il primo a mollare ed andare via».

Prima di pensare al futuro, tuttavia, c'è da affrontare un presente spinoso affidandosi, possibilmente, al dialogo. Cosa che in serata ha fatto Damiano Tommasi: «Con la Lega Pro - ha detto provando a smorzare i toni - abbiamo portato avanti il tema, ancora non chiarito del tutto, che tutti gli accordi devono essere rispettati dalle parti. Ogni società, se trova l'intesa, può organizzarsi su basi diverse. Non so chi mette voci in giro sulla nostra indisponibilità. Il nostro lavoro è far sì che vengano rispettate le regole. La Premier League chiede il 30% dello stipendio, finanziando chi sta sotto e la Premier stessa. Da parte nostra non c'è chiusura, in nessun caso. Giusta lettera di UEFA ed ECA? Sarà il comitato scientifico a capire se si può continuare o no e in consiglio federale capiremo eventualmente come fare». © RIPRODUZIONE RISERVATA