Avellino, brutta caduta in casa:
il Catanzaro vince 3-1

Domenica 8 Novembre 2020 di Marco Ingino

La prima caduta di questo campionato, rovinosa soprattutto perché inaspettata, è arrivata dopo una sosta che non si è rivelata affatto salutare. Alla prova del campo la pausa, invece di far ricaricare le batterie a Miceli e compagni, ha paradossalmente prodotto l'effetto opposto finendo per far scaricare sia le forze fisiche che mentali in una squadra apparsa irriconoscibile al pari del tecnico. Se nelle prime sei partite, grazie anche al prezioso aiuto della dea bendata, erano state tutte rose e fiori, nella sfida persa ieri pomeriggio contro il Catanzaro sono stati solo errori, spine e dolori.

Errori che in qualche caso, come quello dell'atteggiamento mentale alquanto superficiale di alcuni elementi o qualche scelta sbagliata del tecnico, si potranno tranquillamente correggere. In altri, come quelli legati alla condizione fisica di un gruppo dove gli infortuni muscolari si stanno ripetendo a ripetizione (Forte, Pane, De Francesco e due volte Errico), bisognerà davvero sperare che il problema risieda nel sintetico (che secondo Braglia andrebbe curato ogni settimana) del Partenio-Lombardi. Diversamente, dovesse trattarsi di preparazione atletica sbagliata, le spine sarebbero davvero più dolorose da estrarre.

Meglio allora augurarsi che la sconfitta contro il Catanzaro sia stata semplicemente la somma di una giornata storta in cui si sono sommate una serie di concause che hanno coinvolto lo stesso allenatore. Se finora Piero Braglia è stato bravo e fortunato nel gestire il gruppo e leggere una serie di partite, ieri non è apparso impeccabile sia prima che durante la gara persa contro la squadra del suo passato. Le scelte di alcune pedine al posto di altre, così come la riproposizione di un 3-4-1-2 che aveva già dato segnali di rigetto contro la Turris, con il senno del poi si sono rivelate infelici. Clamorosa, perché difficilmente l'errore sarebbe stato commesso in maniera così marchiana pure da un tecnico dilettante, ad esempio, è stata la gestione di Andrea Errico.

L'under del Frosinone, a cui lo scorso 9 ottobre era stato diagnosticato uno strappo muscolare e il 28 ottobre riscontrata la positività al Covid, è tornato arruolabile solo giovedì pomeriggio. Quanto basta per dedurne che, dopo un mese trascorso tra infermeria e isolamento, lanciarlo in campo dal primo minuto è stato un azzardo che adesso la squadra, il calciatore, la società e lo stesso Braglia pagheranno con la sua assenza chissà per quanto tempo. Senza per questo voler piangere ormai sul latte versato, non è andata meglio con l'inserimento di Bernardotto al posto di Errico che ha finito per prestare ancora di più il fianco ad un avversario che aveva preso in mano il centrocampo.

Il gol del vantaggio, soprattutto quando la sfortuna si è accanita con l'infortunio di Pane ed il pareggio dei calabresi, è così apparso subito illusorio anche perché in tanti hanno continuato a giocare sotto tono in quella che è stata la partita più brutta di questo inizio di stagione disputata dall'Avellino. Demerito di tutti tanto da far rimpiangere, in una giornata negativa, persino il mancato apporto di De Francesco, fantasista trasformato in playmaker alla Pirlo che si è infortunato nel corso del riscaldamento. Per fortuna o sfortuna, lo dirà mercoledì la prestazione del Torre, si tornerà subito in campo per cercare il riscatto e dimostrare che l'Avellino di ieri non è assolutamente quello vero. Probabilmente, come ha sottolineato Braglia, non è nemmeno quello che può ambire al primo posto ma di certo non è per una sconfitta dopo sette partite che si può esprimere un giudizio negativo su questa squadra così come su qualche elemento della rosa a cui, probabilmente, andrebbe data fin da mercoledì una ulteriore possibilità di riscatto (Burgio, Bruzzo, Dossena, Rizzo) facendo magari rifiatare chi come Rocchi, ieri a dir poco disastroso soprattutto nella difesa a quattro, non è ancora entrato in forma.

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