Avellino, troppi punti persi negli ultimi minuti: così il primo posto è lontano

«Ci siamo cascati di nuovo» ha ammesso Pazienza dopo il Monterosi

L'Avellino in caduta libera
L'Avellino in caduta libera
di Marco Festa
Martedì 27 Febbraio 2024, 10:07 - Ultimo agg. 10:45
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Se è vero che errare è umano e perseverare è diabolico, l'Avellino rischia che a fine stagione i conti non tornino e per sua colpa più che per meriti delle dirette concorrenti per la promozione. Sull'economia della classifica rischiano di pesare innanzitutto, in maniera determinante, i punti persi negli ultimi 20 minuti: a fronte del successo al 96’ contro il Cerignola nel girone di andata, per ben quattro volte in quello di ritorno i biancoverdi hanno gettato alle ortiche vittorie pesanti; quegli acuti che avrebbero permesso di arrivare a quota 55 punti prima del posticipo tra Juve Stabia e Turris.

Ovvero, al comando della classifica con una lunghezza di vantaggio sulle vespe.

Il calcio, però, non si fa con i se e con i ma è proprio dallo scontro diretto con i gialloblù, che hanno portato via dal Partenio un pareggio prezioso grazie alla punizione di Mignanelli al 92’, si è palesata una cattiva abitudine potenzialmente decisiva per incidere in negativo sull'intera annata: l'incapacità di condurre in porto le gare rischia di rendere l'Avellino un'incompiuta anziché una squadra vincente. 

«Ci siamo cascati di nuovo» ha ammesso Michele Pazienza dopo l'1-1 con il Monterosi, prendendo atto della spiacevole attitudine dell'Avellino a complicarsi la vita da solo. Quando Vano ha trafitto Ghidotti all'87’ è arrivato il terzo indizio che fa una prova rispetto al pericoloso autolesionismo dei lupi, che nella precedente trasferta a Potenza si erano fatti riacciuffare sul 2-2 da Saporiti al minuto di gioco numero 89. Le gambe tremano e non sono semplici dettagli per una squadra che a dieci giornate dalla fine del campionato non ha lasciato neppure le briciole solo a Monopoli e Casertana (6 punti sui 6 a disposizione) seminando per strada, di pari passo e al netto dei due ko iniziali sotto la gestione Rastelli, tanti, troppi punti per ambire a primeggiare.

Complici le ormai conclamate difficoltà casalinghe, parzialmente mitigate grazie al successo sui falchetti nell'ultima uscita tra le mura amiche, lo score è di 3 punti su 6 contro il Latina; 1 su 6 contro la Juve Stabia; 4 su 6 contro il Foggia; 3 su 6 contro il Sorrento; 4 su 6 contro il Potenza e il Monterosi; 0 su 6 contro il Messina. Finanche non perdere almeno un paio di match avrebbe dato un altro volto al campionato dell'Avellino, che fatica a trovare certezze: neppure il tempo di guarire dal mal di Partenio che s'è inceppato fuori casa dove resta comunque la squadra ad aver fatto più punti (29).

Grande contro le grandi ma non una sentenza; dal rendimento altalenante contro le cosiddette piccole. I numeri non mentono.

Non resta che provare a bissare le affermazioni dell'andata su Cerignola, Catania, Brindisi, Benevento e Crotone; a riscattare i pareggi interni contro Virtus Francavilla, Turris e Taranto oltre alla sconfitta contro il Giugliano per poi restituire al Picerno la battuta d'arresto inflitta al Curcio per spiccare il volo in extremis lasciandosi alle spalle il bozzolo di uno sviluppo incerto. Più facile a dirsi che a farsi, ma non c'è altra strada da percorrere se non quella di invertire una tendenza a dilapidare per evitare di ritrovarsi a ragionare su ciò che poteva essere e non è stato; per non rassegnarsi a prendere consapevolezza che c'è da prendersela solo con sé stessi prima di tuffarsi nei playoff al termine di una rincorsa inutile.

A furia di ragionare su quando gli altri sarebbero caduti ci si è spesso auto sgambettati finendo rovinosamente a terra. 

Tant'è. Più che rialzarsi e ripartire, era e resta la continuità, smarrita a margine di Foggia-Avellino (due vittorie, due pareggi e due sconfitte), l'unica risposta a dubbi e perplessità. Il primo passo per raggiungerla è cancellare le sbavature finali.

Magari ricordandosi che si gioca in Serie C e che essere «più ignoranti» potrebbe essere un buon punto di partenza. Di certo gioverebbe più della ricerca della finezza e del colpo a effetto. Non resta che badare al sodo o sarà presto il tempo di mangiarsi davvero le mani.

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