Avellino, D'Agostino ai tifosi:
«Noi ci saremo sempre»

Lunedì 6 Aprile 2020 di Marco Ingino
A conclusione della quarta settimana senza calcio, ma soprattutto nel giorno della domenica delle Palme, il presidente Angelo Antonio D'Agostino ha trovato il modo per irradiare il suo messaggio di pace e di speranza ai tifosi. Per farlo è andato in rete in prima persona con un post impresso sulla pagina facebook del club. Un pensiero di grande ottimismo che ha immediatamente riscosso il favore dei tifosi con quasi mille like: Un'altra giornata senza calcio, un'altra domenica senza l'Avellino ha scritto.

LEGGI ANCHE Avellino, il nodo della Lega Pro: pressing per la cassa integrazione

Fuori dal campo però l'Us Avellino è più viva che mai e, nell'augurare a tutti una serena domenica delle Palme, vi ribadisco la promessa che ci siamo e ci saremo sempre. Tenete duro, insieme ritorneremo forti più di prima. Un augurio raccolto da tutti, tecnici e calciatori compresi ai quali il presidente ed il suo staff telefonano spesso per informarsi sull'interminabile quarantena ma anche per confrontarsi sul da farsi. A differenza di altre società, che hanno da giorni avviato trattative con i singoli tesserati per affrontare il capitolo stipendi e cassa integrazione da legare ad eventuali rinnovi, D'Agostino ha deciso di soprassedere almeno fino al 14 aprile, giorno in cui dovrebbe tenersi un'altra assemblea tra i presidenti della Lega Pro. Per quella data ha spiegato nei giorni scorsi speriamo di avere un quadro della situazione più chiaro anche dal punto di vista della trattativa a livello collettivo che si sta portando avanti con l'Aic. Da parte nostra non abbiamo fretta. Nel frattempo ci siamo affidati al professore Pietro Schiavone per trovare la soluzione migliore per tutti. Soluzione che, in realtà, la stessa Associazione Italiana Calciatori ha affermato che i club possono trovare in maniera diretta con i tesserati, a patto che venga condivisa, spalmando la somma concordata anche sugli anni futuri. Discorso che, logicamente, in questa fase all'Avellino non conviene ancora affrontare anche perché sotto contratto, oltre a Parisi, Ferretti ed Eziolino Capuano, non ha nessun altro. Di conseguenza ha tutto il tempo per affrontare con serenità l'argomento facendo, magari, leva pure su un accordo collettivo. Diversamente altre realtà di terza serie, dopo che in serie A è stata la Juventus a dare l'esempio, hanno avviato trattative e sottoscritto i primi accordi. Ad anticipare i colleghi sedendosi già dieci giorni fa al tavolo con i calciatori, ma sta ancora cercando un'intesa perché le singole trattative non appaiono semplici, è stato Stefano Bandecchi della Ternana.

. Diversamente squadre come il Monza o la Reggina, che hanno già più di un piede in cadetteria, hanno già annunciato l'intesa collettiva. Luca Gallo, patron dei calabresi, almeno per questo mese di marzo ha deciso di non chiedere sacrifici a nessuno: A tutti i miei dipendenti ha detto - verrà corrisposto l'intero ammontare pattuito al momento della sottoscrizione del contratto che sarà spalmato nei mesi rispettando le scadenze federali attuali o quelle comunque successivamente determinate dal Consiglio Federale. Diversamente il Monza di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, che ha stipendi e cifre da big di serie cadetta, ha fatto sapere che per il mese di marzo tutti i tesserati hanno accettato la decurtazione del 50%. Dall'alto della sua esperienza l'ex amministratore delegato del Milan ha spezzato una lancia in favore dei presidenti di serie C: Il problema ha detto dalle colonne della Provincia di Lecco - non è capire se torneremo in campo o meno anche perché non dipende né da Ghirelli, né da noi società di serie C, ma solamente dalla Figc. Il vero problema è il futuro della categoria. La serie C non ha ricavi, perde circa 120 milioni di euro all'anno. Circa 2 milioni all'anno per ciascuno dei 60 eroi che sono i vari presidenti della serie C. Tutti imprenditori. In questo momento anche una fideiussione da 350mila euro è un qualcosa di tolto alle tue aziende. Con le aziende che vanno bene, potevi mettere i soldi nel calcio. Ma in C no. Da qui il suo monito a cambiare format e modello al campionato: Le altre Leghe hanno ricavi ha sottolineato - mentre in C, quando i 60 presidenti non ce la faranno più, si assisterà ai fallimenti che già ci sono stati negli anni passati. Gli imprenditori, ora come ora, non hanno più soldi, con tutti gli operai e gli impiegati in cassa integrazione. Non so cosa succederà quando arriverà la crisi, probabilmente nell'autunno prossimo, e quanto durerà. Per questo dico che il modello del campionato va rivisto subito alla luce del fatto che questi sessanta signori, secondo me, non avranno nella prossima stagione soldi da mettere nel calcio. Sono sicuro che se non ci poniamo in una prospettiva più ampia di quella immediata, finiremo male». © RIPRODUZIONE RISERVATA