Il Bari di De Laurentiis perde 1-0
il play-off e la Reggiana torna in B

Mercoledì 22 Luglio 2020 di Vanni Zagnoli
“Notti magiche, inseguendo un gol”. E’ la musica di Italia ’90, scelta dalla Reggiana per accompagnare il suo ritorno in serie B. Ventuno anni dopo. Avvicina il Sassuolo, al 7° campionato di fila in A, che ha comprato e gioca al Mapei stadium. Uno a zero al Bari, meritato, che dunque non bissa la promozione della scorsa stagione. Aurelio De Laurentiis perde con il Napoli, a Parma, nel finale, e pure a Reggio: la proprietà del Bari è sua, l’ha concessa a Luigi, uno dei 3 figli, comunque ricorderanno questa stagione per la coppa Italia degli azzurri, ai rigori sulla Juve.

Niente supplementari, a Reggio, dove l’Audace è proprio audace - presto tornerà a chiamarsi Reggiana - e resiste senza neanche soffrire tanto. “Lotta e vinci”, è il grande drappo granata nella curva a destra della tribuna. Lo striscione dei pugliesi “Ultima Battaglia!” era stato piazzato fuori dal Mapei martedì notte, dopo Sassuolo-Milan, ma è stato rimesso.

Dall’angolo originato da Kargbo arriva il palo colpito di testa da Varone. Nel Bari si fa male subito Simeri, rischia due mesi di stop per una forte distorsione a una caviglia, è l’uomo che ha evitato i rigori con la Carrarese, entra Costantino, sempre in avanti. Kargbo fila ancora via, calcia sul palo e poi fuori. Il ritmo diminuisce, aumenta la durezza dei contrasti. Il Bari guadagna metri, si assesta, con Vivarini la squadra ha trovato compattezza, dopo le 6 giornate con Giovanni Cornacchini, il tecnico della promozione in C. L’allenatore invita i pugliesi ad avanzare il baricentro. Gli emiliani sono tonici, Radrezza da 30 metri non sorprende Frattali, il portiere della promozione in B del Parma, con i 2 rigori parati al Pordenone, 3 anni fa.

Crescono i galletti, Costantino invita al destro in area Antenucci, la conclusione del 35enne è appena larga: in regular season aveva realizzato 20 gol, più uno nei playoff. La Reggiana risparmia energie, non pressa alto, lascia spazio al Bari, a cui servirebbe maggiore accompagnamento collettivo, nelle azioni offensive. 

Gli emiliani impattano bene anche alla ripresa, la finale playoff si risolve al 5’, il traversone è di Radrezza da destra, Varone prolunga, liberando in area Augustus Kargbo, che sfugge a Ciofani e infila. Arriva dalla Sierra Leone, ha 21 anni, è in prestito dal Crotone, dov’era chiuso da Simy, altro talento africano. Pareggia Antenucci al 12’, ma il gol è vanificato dal classico fallo di mano punito nell’ultima stagione. Rozzio fa rimpallare la palla sul gomito di Antenucci, aderente al corpo, sull’assist di Laribi. Gol del genere vengono spesso convalidati e poi eventualmente annullati al Var, qui non c’è replay, l’arbitro Paterna sceglie per la fiscalità, si adegua al metro stagionale, il Bari protesta timidamente, non avendo visto il rallenty.

Nella Reggiana entrano il neozelandese Niko Kirwan, figlio dell’ex ct azzurro John, e Mattia Marchi, subito a battibeccare con Di Cesare. Venturi è messo in crisi dal destro di Laribi, che qua sbocciò, nel Sassuolo di Eusebio Di Francesco. Fa caldo, è umido, Alvini nel cooling break usa le bottigliette per disegnare gli schemi a terra. Massimiliano Alvini chiede alle punte Kargbo e Marchi di restare nella metà campo avversaria, per impedire al Bari l’impostazione facile. In contropiede pungono, Marchi calcia troppo centralmente, mentre i biancorossi creano una mischia. Antenucci ci prova da solo, alto. Staiti è insidioso su punizione, il resto è il Bari che cerca lo spiraglio giusto, la palla gira lateralmente, Venturi effetta un’unica parata, sul primo palo, sul destro di Terrani. 

Quando uno scambio al limite dell’area granata finisce in palla persa dal Bari si capisce che la Reggiana è in serie B. Vincenzo Vivarini si fa espellere, i granata controllano con personalità, Alvini ha allenato anche la tensione, durante il lockdown.

“Per noi essere in finale è già una vittoria”, diceva all’intervallo il presidente granata Luca Quintavalli. Ha il 3,75% delle azioni, la maggioranza è nelle mani di Romano Amadei, ovvero dell’Immergas, la multinazionale delle caldaie che portò il Modena dalla serie C alla salvezza in A. L’aveva ripreso l’anno scorso, assieme a Sghedoni (Kerakoll), portandolo in serie C, grazie al confronto diretto vinto sulla Reggiana, poi ripescata. A 79 anni, Amadei lasciò i canarini per prendersi la Regia, come viene chiamata qui, affidandosi sempre a Doriano Tosi, il ds vincitore di 11 campionati, in carriera, e all’8^ promozione, perchè per tre volte non era bastato per cambiare categoria.

Mister Vivarini era praticamente stato promosso in B con il Teramo, il salto di categoria svanì per l’ultima partita, combinata, secondo l’accusa. Debuttò in B a Empoli, neanche meritava l’esonero a favore di Andreazzoli, che poi l’avrebbe portato in A sfiorando anche la salvezza. “Abbiamo da recriminare - dice il tecnico battuto -, per quel fallo di mano costato il pareggio. Si passa l’anno a lamentarsi per i troppi contatti di mano puniti e a noi succede proprio questo. E’ l’episodio determinante”. Era imbattuto, dal subentro a Cornacchini.

Il capitano Alessandro Spanò domani si laurea in marketing e manegement, aveva deciso la semifinale con il Novara. E’ la vittoria di Massimiliano Alvini: “Sino a 8 anni fa - racconta - vendevo suole delle scarpe, assieme a mio fratello, adesso festeggio la serie B. La dedico ai miei genitori, la cadetteria è un sogno, che vogliamo onorare al meglio”. Era stato confermato durante lo stop, resterà sicuramente. E il potenziale economico della Reggio Audace non sarà da semplice salvezza.




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