Casertana, la grana degli stipendi:
pressing dei calciatori per gli arretrati

Domenica 3 Maggio 2020 di Domenico Marotta
Nuove rivelazioni sulla grana stipendi alla Casertana. Secondo fonti autorevoli, i bonifici di acconto sugli emolumenti di gennaio sarebbero partiti poco prima di Pasqua solo in risposta al sollecito via pec da parte della squadra. Più volte, a partire dal 16 marzo (scadenza del termine contrattuale per il pagamento di gennaio e febbraio) diversi giocatori hanno cercato di contattare telefonicamente il presidente D'Agostino.

Esasperata dai silenzi del patron e della dirigenza, preoccupata per la condizione dei calciatori più giovani che percepiscono stipendi da lavoratori comuni e che, visti i ritardi, cominciavano ad avere difficoltà a far fronte alle spese di vita quotidiana (peraltro esplicitamente denunciate da Laaribi) la squadra si è rivolta all'associazione calciatori. Su consiglio di un legale dell'Aic, i giocatori hanno sottoscritto una pec di educato sollecito alla Casertana e pochi giorni dopo D'Agostino ha bonificato gli acconti. Probabilmente con i soldi che il club pochi giorni prima (tra fine marzo e inizio aprile) aveva ricevuto dalla Lega come contributo per il minutaggio dei giovani. Ma, passati ormai venti giorni dal versamento di quel parziale acconto, il malcontento della squadra monta. Ancora oggi i calciatori non ricevono delucidazioni su quando verranno versati i saldi. Una situazione di ritardo che in serie C, finora, accomuna Casertana, Catania e Siena. Pare che la squadra sarebbe disposta ad accogliere una sorta di chiusura dei conti a saldo e stralcio, una soluzione simile a quella già adottata da Ternana. In Umbria il presidente Bandecchi ha saldato le spettanze di gennaio e febbraio per tempo ed i calciatori hanno accettato una decurtazione di parte dello stipendio per i mesi successivi, in cui il calcio resterà fermo per via del Coronavirus.

Insomma, i calciatori rossoblù sono disposti al dialogo ma aspettano risposte che non arrivano. Ed il silenzio della società non fa che incrementare un'insoddisfazione che tra i calciatori serpeggiava già da inizio stagione. Secondo alcuni, il presidente D'Agostino, da diversi mesi, era diventato sordo alle richieste dei suoi dipendenti in rossoblù e Violante svolgeva il proprio ruolo di raccordo tra squadra e proprietà in maniera poco soddisfacente. Richieste piccole ma importanti che non venivano soddisfatte: dalla cura del terreno di gioco, alla necessità di una semplice asciugatrice per i magazzinieri, a quella di organizzare gli allenamenti in maniera più proficua potendo ad esempio contare sul campo di allenamento della Brigata Garibaldi la cui disponibilità la società aveva vanamente promesso sin da gennaio. E poi, i senatori dello spogliatoio avrebbero voluto una maggiore attenzione alle necessità quotidiane dei calciatori più giovani. Soprattutto la squadra percepiva una netta distanza della società, lamenta un presidente poco presente ed un direttore poco attento alle necessità di calciatori e tecnici. Suona forte la campana di staff, dipendenti, giocatori e allenatori mentre resta muta, seppur sollecitata, quella del presidente D'Agostino. Eppure gli addetti ai lavori e i calciatori avevano conosciuto un patron diverso da quello che viene descritto negli ultimi mesi. Pare che qualcosa sia cambiato, che nonostante la straordinaria ambizione del progetto stadio, in questi mesi l'entusiasmo di D'Agostino si sia raffreddato. © RIPRODUZIONE RISERVATA