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Capuano, l'allenatore del popolo:
«Ecco perché mi amano ovunque»

Domenica 12 Aprile 2020 di Alberto Favilla
«Perché mi amano ovunque? Perché in qualsiasi piazza sono andato ad allenare sono stato garante del popolo, dei tifosi che vivono per il risultato. Io sono una sorta di Robin Hood del calcio e poi mai una nefandezza in carriera, un compromesso. Sono una persona che non si piega, che vive di principi. Una volta sono stato esonerato perché avevo vinto una partita che non dovevo vincere. Per me il valore dell’uomo conta più di quello dell’allenatore». 

Eziolino Capuano, 55 anni, attuale allenatore dell’Avellino (è in piena zona play off) è rintanato nella sua casa di Pescopagano, un piccolo paese in provincia di Potenza. Sta studiando combinazioni e sviluppi di gioco ma è cortese, educato. Promette che tra mezz’ora richiamerà lui, appena terminato il lavoro. Dopo trenta minuti esatti squilla il cellulare. E’ lui. Puntualissimo!

«La mia famiglia e di origini importanti. Mio padre è stato un professore universitario e io conosco bene il senso del lavoro e del sacrificio, e poi rispetto il prossimo – spiega mister Capuano – io vivo di calcio anche se ho cultura e un pizzico di presunzione che nel calcio non guasta. Prima di ogni gara prendo le gocce. Quando non sarà più così sarà il momento di smettere».
Nei giorni scorsi la piattaforma Eleven sports ha stilato una classifica del miglior allenatore della serie C. Al primo posto si è classificato Mimmo Toscano, a seguire Di Carlo del Vicenza e Vivarini del Bari. Poi è toccato ai tifosi che invece hanno scelto – è stato un plebiscito – Ezio Capuano come miglior allenatore d’Italia.

«E questo fa molto piacere – aggiunge il tecnico – avere la stima dei tifosi di tutta Italia non può che riempirmi di orgoglio. L’allenatore è come un prete. Deve avere la vocazione e un idea propria in testa. Pensi a Van Gogh, puoi provare ad imitarlo, a copiare, ma i colori non saranno mai uguali e allora meglio avere un tuo stile, l’idea di cui parlavo».
Ad Avellino Capuano sta facendo l’ennesimo miracolo (Gli ultimi li ha compiuti a San Benedetto del Tronto e a Rieti) della sua carriera. Arrivato in una situazione disastrata ha portato la squadra nei play off.

«Quando ho accettato mi hanno preso per pazzo. Una squadra in difficoltà e una società che stava cambiando proprietà. In quel momento credo di essere stato bravo a tenere fuori la squadra dai tanti problemi. L’allenatore è come un Totem, deve essere seguito dai suoi giocatori e a me ad Avellino mi hanno seguito. Anche i tifosi che inizialmente non mi volevano. Adesso guai a chi mi tocca».

Ma qual è la squadra nel girone che gioca il miglior calcio?
«A tratti a me è piaciuto il Monopoli di Giuseppe Scienza, ma ha dei codici di gioco ben definiti anche la Vibonese di Giacomino Modica. Stimo, comunque, Mimmo Toscano, che ha stravinto. Lui è stato mio giocatore a Nocera inferiore, tanti anni fa».

E il giocatore più interessante?
«Io dico il nostro Parisi e non sono di parte in quanto il ragazzo è inseguito da mezza serie A – dice l’allenatore dell’Avellino – si tratta di un esterno, un quinto di centrocampo, del 2000, di grandi qualità».

E della Ternana cosa ne pensa Eziolino Capuano? 
«La Ternana è una grandissima squadra e personalmente stimo molto il presidente Bandecchi. Quando abbiamo vinto al Partenio, contro i rossoverdi, si è presentato nel nostro spogliatoio e ci ha fatto i complimenti, cosa rara nel calcio di oggi. Poi seguo il suo impegno nel sociale. Davvero una persona perbene, straordinaria. Gli faccio io, stavolta, i più sinceri complimenti».
  Ultimo aggiornamento: 19:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA