Forte, la saracinesca dell'Avellino:
«Ma dobbiamo ancora crescere»

Mercoledì 14 Ottobre 2020 di Titti Festa

Non si accontenta mai. Sarà perché ne ha viste troppe, sia in carriera che nella vita. Ed allora meglio rimanere cauti, non montarsi la testa e lavorare per migliorarsi. Sempre e comunque. Francesco Forte, 29 anni due giorni fa, è molto equilibrato. Misura le parole e non si scompone per le due vittorie consecutive del suo Avellino. Insiste invece che bisogna ancora migliorare.

«Siamo un gruppo sottolinea il portiere biancoverde - completamente nuovo che è cresciuto con il passare delle settimane. Dobbiamo amalgamarci bene, capire e seguire i dettami del mister, lavorare duro e parlare poco. I complimenti lusingano, caricano, come la partenza sprint però guai a cullarsi sugli allori, guai ad immaginare che non ci saranno difficoltà, ostacoli e incognite da affrontare. Tra queste incognite c'è sicuramente il Covid. Il numero uno dell'Avellino non nasconde le preoccupazioni. Ci sono eccome. Noi calciatori non siamo certi immuni ed anche l'aumento dei casi in serie A, e non solo, dimostra che per quanto ci siano controlli, i positivi sono dietro l'angolo. Non a caso il nostro staff medico ci segue e consiglia di limitare al massimo le uscite. Se non per andare allo stadio e a fare la spesa. La quarantena fiduciaria dell'intera squadra, se ci sono uno o più positivi, è davvero complicata ed anche snervante dal punto di vista psicologico. Per ora però la testa è libera e soprattutto carica. I due successi contro Viterbese e Palermo ci permettono di stare sereni, di pensare positivo ed anche di riconoscere che stiamo dimostrando di avere già una nostra identità. Ha ragione però Braglia quando dice che non esistono prime donne, ma solo il concetto globale di squadra. Una squadra fatta di calciatori importanti, giovani di grande prospettiva, talento e soprattutto uomini. Siamo ragazzi perbene e questo non è poco. Ci sarà spazio per tutti visti anche i tanti turni infrasettimanali che ci aspettano. Il campionato è molto complicato, le avversarie agguerrite e le sorprese, vedi la Turris, dietro l'angolo. Forte ha alle spalle una lunga gavetta in Lega Pro. Dalla Vigor Lamezia alla Maceratese fino al Viterbo. Sognare di arrivare in B non è proibito, anzi. Soprattutto quando chi era prima di te ci è riuscito. Conosco bene la storia del club degli ultimi anni, so che molti miei colleghi da Padelli a Terracciano fino a Radunovic, protagonisti con l'Avellino in passato, ora sono ora titolari in A. Non saprei chi scegliere tra loro, ma di una cosa sono certo: averli come predecessori per me rappresenta una carica indiscutibile e una motivazione a non deludere le aspettative alte dei tifosi. Peccato non poterli vivere. Mi hanno fulminato spiega Forte prima della gara con il Renate. Sono venuti a salutarci fuori dall'albergo con striscioni, cori e fumogeni. Mi sono venuti i brividi, li ho immaginati per un attimo in un Partenio pieno e mi sono emozionato: per ora purtroppo non ci resta che la fantasia. Anche al Barbera è stato così, devo ammettere che uno stadio imponente completamente vuoto fa pena. Ed anche gli stimoli durante la gara devi trovarteli da solo: non è calcio. Ma il Covid ha stravolto la vita e dunque anche il nostro sport non poteva restarne fuori. La difesa per ora non ha subito gol e l'innesto di Silvestri ha dato ancora più solidità. Si, è vero. Luigi ha grande esperienza ma tutti stanno dando una mano: con il tempo crescerà ancora di più l'affiatamento e speriamo di poter mantenere questi standard. A proposito di compagni, come è il rapporto con Pane? Ottimo. Siamo conclude il portiere calabrese - amici molto fuori dal campo: ci conosciamo da tempo e ci stimiamo molto. Poi c'è una sana rivalità ma questo fa bene ad entrambi: ci tiene allenati e ci stimola a non fermarci mai».

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