Cessione Turris, è giallo sul primo bonifico: Colantonio pronto ad azioni legali

Il primo pagamento di 350mila euro non sarebbe andato a buon fine ma Guardascione incalza: «La Turris è mia»

Antonio Colantonio
Antonio Colantonio
di Raffaella Ascione
Martedì 30 Gennaio 2024, 23:43
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Si tinge di giallo la cessione della Turris a poche ore dall’annuncio del passaggio di quote da Antonio Colantonio a Francesco Guardascione.
Una cessione annunciata a sorpresa nella tarda serata di lunedì, con tanto di dichiarazione a margine della firma da parte del nuovo - ed a questo punto presunto - patron («Faremo di tutto per raggiungere la salvezza»), ma minata da dubbi sostanziali già nel primo pomeriggio di martedì. 
 

A far scattare sospetti e campanelli d’allarme, il fatto che l’importo oggetto del primo bonifico (di 350mila euro, disposto il 26 gennaio, con valuta 30 gennaio ed espressamente richiamato nell’accordo preliminare) non sarebbe confluito sul conto corrente del club.

Questa la ricostruzione di Antonio Colantonio, che ha incontrato nel pomeriggio un nutrito grupo di tifosi allo stadio, cui ha espressamente ammesso d'esser «stato vittima di una truffa». 

Il pomeriggio al Liguori – Dubbi e sospetti si sono innescati in Antonio e Giuseppe Colantonio già martedì mattina, dal momento che sul conto corrente del club non era pervenuto nemmeno un centesimo dei 350mila euro oggetto del primo pagamento. Nel pomeriggio, intanto, Guardascione al Liguori (c’era in programma la seduta di allenamento in vista della gara di venerdì a Picerno) dispensava parole d’impegno in chiave salvezza ai tifosi nel frattempo accorsi. Nessun incontro ufficiale, però, con tecnico, staff e squadra.

È a questo punto che è sopraggiunto Antonio Colantonio, con tanto di avvocato e carabinieri al seguito. «L’ho soltanto incrociato. Volevo che i carabinieri intervenissero ma questa è una questione civilistica»: ha spiegato un Colantonio visibilmente provato.

La trattativa con Guardascione si era innescata tempo fa: «Il primo approccio risale a due anni fa. All’epoca - incalza Colantono - chiese disponibilità alla cessione. Gli risposi che cercavo soci importanti, ma poi non se ne fece nulla perché era mancata la concretezza che ho invece riscontrato venerdì sera, dinanzi a bonifici bancari disposti in favore della Turris, non di Antonio Colantonio. Io ho pensato solo al bene della Turris. Quando ieri sera ho chiesto all’atto della firma del preliminare (che non è un passaggio quote) ulteriori soldi a garanzia della capacità economica ed ho riscontrato l'emissione di ulteriori bonifici, con tanto di quietanza, mi sono convinto che era la scelta giusta per il bene della Turris. Quei soldi erano una garanzia per il mercato, quindi per il futuro della Turris. Quando però questa mattina alle 10 ho visto che quel bonifico non era stato accreditato, mi sono preoccupato ed ho fatto ricerche più approfondite. È per questo che sono venuto allo stadio con avvocato e forze dell’ordine, perché ho avuto il forte sospetto che l’intera operazione potesse essere – diciamo così – non veritiera, nonostante la lettera di tracciamento ricevuta». Si prospettano adesso strascichi giudiziari: «Il cut-off (ossia il termine massimo per il tracciamento dei bonifici) è stato differito con un’ulteriore lettera di tracciamento dalle 10 di questa mattina alle 17.30 di oggi, con termine ultimo fissato per le 12.30 di domani. Io aspetto fino alle 12.30 di domani, poi muoverò tutti i passi necessari per tutelarmi e tutelarci. Ad oggi però ancora capisco il perché di tutto questo».

Dal canto suo, Francesco Guardascione rispedisce al mittente ogni sospetto: «Sul preliminare c’è scritto che il bonifico di 350mila euro disposto il 26 gennaio è già confluito nelle casse della Turris. Chi dice che questi soldi non ci sono? Il contratto dice altro. Io penso di essere ad oggi il proprietario della Turris. I miei prossimi passi? Rinforzare la squadra, ci lavoro da questa mattina alle 7, avevo chiuso accordi con calciatori importanti. Io e i miei uomini eravamo in piena attività, perché da oggi ne abbiamo facoltà. Non ho capito perché Colantonio dica altro. Cosa faccio adesso? Vado a prendermi ciò che è mio, cioè la Turris, perché ho pagato».  

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