L'Avellino scopre Rocca, il maresciallo della mediana

Il centrocampista ha conquistato subito maglia da titolare e pubblico. Zenga lo lanciò alla Samp: tifoso dell’Inter ma si ispira a Marchisio

Michele Rocca
Michele Rocca
di Marco Festa
Giovedì 22 Febbraio 2024, 00:05
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Il destino ha voluto che festeggiasse per la prima volta insieme ai tifosi dell’Avellino battendo la Casertana del suo amico Alessio Curcio: con Cosimo Patierno, Michele D’Ausilio e Lorenzo Sgarbi, Michele Rocca è uno degli uomini copertina in casa biancoverde. In men che non si dica ha fortificato il centrocampo, che è cambiato visibilmente in meglio grazie al suo innesto. Tredici giorni per debuttare contro il Messina; quindici per la prima maglia da titolare, in trasferta contro il Potenza, e venti per godersi la gioia del primo successo da giocatore dei lupi.

Rocca ha contribuito a sfatare il tabù Partenio, a festeggiare la vittoria per 2-1 nel derby contro i falchetti. Subito sul pezzo, pronto, vivace, propositivo: un belvedere. Nel giro di 48 ore il neo-acquisto ha fatto il pieno di esultanze partendo da quella di domenica sera al “Partenio-Lombardi”, per un successo interno che mancava da ormai quattro mesi, quando lui era ancora al Catania, a quella di martedì sera per l’1-0 dell’Inter, di cui è grande tifoso e con cui ha vinto il Torneo di Viareggio nel 2015, a San Siro contro l’Atletico Madrid.

Dalla Serie C all’andata degli ottavi di finale di Champions League: emozioni senza categoria. E rieccolo il destino.

E sì perché a regalargli la gioia dell’esordio in Serie A con la Sampdoria il 28 settembre 2015 fu Walter Zenga, che non ha mai smesso di stimarlo. Rocca entrò in campo a Bergamo contro l’Atalanta al posto di Correa.

Eppure Rocca si ispira a un ex Juve, Claudio Marchisio, e con i dovuti termini di paragone, soprattutto nel secondo tempo con la Casertana, lo ha ricordato per la personalità con cui è avanzato palla al piede rendendosi protagonista in particolar modo di una percussione con cui ha strappato applausi.

Un biglietto da visita niente male per farsi apprezzare dai tifosi con la sua intraprendenza. Testa alta, giocate non banali, Rocca ci ha messo tre partite per far capire il motivo per cui Perinetti ne ha parlato come di una «occasione da cogliere al volo», a costo di sacrificare D’Angelo e chiedere un ulteriore sforzo economico alla proprietà. Rocca, un’iniezione di qualità per una mediana che aveva bisogno di variegare le caratteristiche e che può così giovare di uno dei pochi a salvarsi nella prima parte della stagione del Catania, in cui ha giocato quindici partite fungendo spesso da trequartista. La crisi degli etnei, dove era stato uno dei colpi da novanta della finestra di operazioni estive, ha causato una frattura profonda con i supporter siciliani e Rocca ha deciso di cambiare aria. Con buona pace di chi si è spinto a insinuare che non fosse pronto; che il Catania lo avesse lasciato andare perché aveva qualche acciacco fisico di troppo, ha risposto alla grande dimostrando di incastrarsi alla perfezione in un reparto in cui Armellino è il punto fermo e dove, con Lores Varela e Dall’Oglio ko, adesso sono Palmiero e De Cristofaro a dover sgomitare per trovar posto.

E sì perché Rocca, che nel suo passato ha il celebre episodio del debutto in Serie B saltato con il Novara per sostenere l’esame di maturità (superato con il voto finale di 64) ha già il piglio del Maresciallo con cui condivide il cognome in mezzo al campo. Uno che sa dettare legge e contro cui non c’è nulla da ridere a differenza di ciò che suscitava Gigi Proietti.

Ventotto anni compiuti lo scorso 6 febbraio, Rocca può essere l’arma in più per l’assalto al vertice un po’ come lo fu De Simone, che arrivò dal Chieti con Biancolino nel gennaio 2003.

Un incursore più che un uomo d’ordine, piedi educati in cui rifugiarsi per ampliare il ventaglio di soluzioni offensive e rendere più fluido lo sviluppo della manovra offensiva. Pazienza non sta esitando a dargli fiducia. In fondo le vette si accompagnano a una rocca e, per restare in tema di giochi di parole, l’Avellino è determinato a non lasciare di intentato per una scalata difficile ma non impossibile.

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