La Turris resta senza stadio
e il sindaco medita le dimissioni

Sabato 25 Luglio 2020 di Raffaella Ascione
Giorni roventi a Torre del Greco. Il destino della Turris e l’iscrizione in serie C restano fortemente in bilico, legati indissolubilmente alla concessione di uno stadio in deroga: l’affannosa ricerca avviata nell’ultimo mese non ha però finora prodotto alcun risultato. Dopo il no della Questura di Bari per il Veneziani di Monopoli, resta viva la fiammella Avellino, unica speranza per i corallini (ha manifestato disponibilità anche il Comune di Potenza per il Viviani, ma ad oggi non sono stati registrati sviluppi).

La vicenda ha inevitabilmente generato pressioni e tensioni in città, al punto da indurre il sindaco Giovanni Palomba a pensare alle dimissioni nel caso in cui la Turris non riesca a formalizzare l’iscrizione. Fino ad allora, il primo cittadino intenderebbe continuare a provarle tutte al fianco della società.

Nel frattempo, è stata diffusa – via social – una lettera aperta a firma di «Tifosi della Turris, cittadini di Torre del Greco», per denunciare «alle istituzioni calcistiche e politiche, oltre che alle forze dell'ordine», la situazione paradossale che si sta consumando in città.

Dopo aver ripercorso le tappe che hanno scandito gli ultimi mesi, passando per gli interventi di adeguamento del Liguori fino alla spinosa questione del certificato Fifa Quality Pro, i tifosi denunciano «una storia che ha i contorni e i contenuti di una mortificazione che va oltre il calcio».

È la storia di un certificato richiesto «evidentemente troppo tardi»; di uno stadio, il Liguori, «che sarà perfettamente agibile – nel rispetto dei criteri della Lega Pro – per il primo impegno ufficiale della prossima stagione», ma che «non dispone di un requisito essenziale per formalizzare l’iscrizione». È la storia, infine, delle «porte chiuse in faccia da mezza Italia: Rieti, Viterbo, Salerno, Pagani, Bisceglie, Castellammare, Benevento, Bari».

Quindi gli interrogativi. «In città – scrivono i tifosi – si consuma un dramma sportivo. Siamo stati trattati letteralmente da appestati. Quale colpa paghiamo? Il dialogo istituzionale non serve a mediare e risolvere? Evidentemente in questo dialogo noi non abbiamo i giusti interlocutori, dotati di peso e spessore necessari».

In chiusura, un impegno a far luce sulla vicenda. «Il nostro dramma sportivo potrà alla fine anche consumarsi tra l’indifferenza di tanti e il compiacimento di qualcuno, ma da cittadini abbiamo il diritto e il dovere di denunciare la negligenza – se c’è stata – che rischia di vanificare un investimento pubblico che non ha precedenti nella nostra città. Mai erano stati spesi tanti soldi per lo stadio comunale ed ora un ritardo nell’avvio di una pratica (costata appena 10mila euro) rischia di vanificare tutto. Il dirigente comunale ha sbagliato? Deve pagare, così come chi avrebbe dovuto vigilare sul suo operato. Perché noi denunceremo. Non ci fermeremo. Da tifosi rischiamo di perdere il nostro patrimonio calcistico, ma da cittadini non subiremo passivamente dinamiche distorte e gestioni discutibili. Denunceremo e pretenderemo giustizia». © RIPRODUZIONE RISERVATA