Coronavirus, il calcio sogna l'estate:
Barcellona-Napoli verso il 18 luglio

Giovedì 26 Marzo 2020 di Pino Taormina
«Modernizzazione delle norme». De Laurentiis e company, ancora una volta riuniti per una conferenza informale, hanno incassato, per vie traverse, l'indisponibilità del governo ad aperture sul fronte fiscale. Il calcio dei paperoni, non potrà chiedere al governo interventi di defiscalizzazione, come per esempio non pagare le tasse nel periodo in cui resterà fermo. Riceverebbe un secco no. Ma il ministro Spadafora ha già fatto intendere che potrebbe esserci una forte volontà di mettere mano alla Legge Melandri che una volta il presidente del Napoli ha definito «una legge aborto». La revisione della legge sui diritti tv, dunque, come punto di partenza. Battaglia campale per il produttore cinematografico. Poi c'è la richiesta di agevolazioni per la realizzazione di stadi nuovi: via ai vincoli, via alle limitazioni urbanisitiche imposte dai comuni. Una legge speciale per facilitare costruzioni ex novo o ammodernamenti radicali. La strada è lunga. Ma il piano è chiaro. Quello che non è chiaro è lo scenario delle perdite: dicono in Lega che, se si riparte, a maggio o giugno che sia, la perdita per l'industria del pallone sarà di 170 milioni. In ogni caso, sarà necessario ridurre il costo principale, con una sorta di solidarietà. La proposta è del 30 per cento dello stipendio, per coloro che guadagnano oltre 1,5 milioni di euro. Una riduzione che potrebbe anche riguardare, ed è questa una novità, anche la prossima stagione.

 


I presidenti dopo le manfrine sui rinvii e le porte chiuse e aperte, hanno preso atto che si potrà tornare a parlare di una data per la ripartenza del campionato, solo dopo un decreto della presidenza del Consiglio. E sempre il governo dovrà dare le indicazioni se giocare a porte aperte (una illusione) o chiuse. Questo anche per mettere la parole fine agli interessi personali di questo o quel presidente. Serpeggia anche una nuova ipotesi governativa: quella di riaprire la serie A facendo giocare in campo neutro (e a porte chiuse) le squadre del Nord. Opzioni. La speranza, adesso, è che si possa riprendere il 31 maggio. Il 3 maggio era solo una chimera. I presidenti (quelli che vogliono ripartire, ovvero Lotito, De Laurentiis in prima fila) lavorano per un piano che prevede che in 45 giorni, fino al 15 luglio, vada di scena solo il campionato. Ed è la stessa idea delle leghe europee. La Champions e l'Europa League entrerebbero in scena a partire dal 18 luglio (sarebbe quella la data del ritorno degli ottavi tra Barcellona e Napoli) e poi in dieci giorni assegnare i due trofei. La Uefa preferirebbe iniziare a giugno la ripresa delle coppe, in parallelo con i campionati nazionali, ma c'è l'incognita legata all'evoluzione della pandemia: in quel mese gli spostamenti da un Paese all'altro saranno sicuramente limitati ancora. Siamo, in ogni caso, pur sempre nel campo delle supposizioni. Perché si naviga a vista e tutto attorno c'è il buio assoluto. Eca, European Leagues e Fifpro (il sindacato europeo dei calciatori) sono dunque aperti al calcio in piena estate. Oggi è in programma un nuovo appuntamento fra il presidente della Figc, Gabriele Gravina, e i vertici delle leghe. Prima di Pasqua non si avranno certezze. Senza dimenticare che non è escluso neppure che il campionato possa non ripartire. Se la conclusione delle stagione dovesse avvenire a fine luglio, la stagione successiva slitterebbe per intero di due mesi. Senza praticamente interruzioni. Intanto, una ricetta anti-crisi arriva dalla Spagna dove il presidente della Federcalcio spagnola (Rfef), Luis Rubiales, ha presentato un pacchetto di misure sociali ed economiche per aiutare il calcio spagnolo: ha messo a disposizione dei club una linea di finanziamento di 500 milioni di euro. I club di prima e seconda divisione potranno avere fino a 20 milioni a testa rimborsabili in cinque-sei anni.  © RIPRODUZIONE RISERVATA