Roma-Napoli, l'amarcord:
Ferlaino e Bianchi in “ostaggio”

Giovedì 21 Ottobre 2021 di Francesco De Luca
Roma-Napoli, l'amarcord: Ferlaino e Bianchi in “ostaggio”

La primavera del 1989 fu quella in cui il Napoli conquistò la Coppa Uefa a Stoccarda e Maradona fu trattenuto con la “forza” da Ferlaino, arrivando al punto da definire il presidente «il mio carceriere». In realtà, un altro uomo simbolo dei trionfi calcistici azzurri fu tenuto in “ostaggio” dall'ingegnere: l'allenatore Bianchi. Firmato il primo scudetto nell'87, un anno dopo era stato bruciato dal Milan nel finale di campionato e sfiduciato clamorosamente dalla squadra con un duro comunicato letto dopo la sconfitta nella penultima giornata a Firenze. Ma Ferlaino e il direttore generale Moggi difesero Ottavio punendo quattro azzurri (Bagni, Ferrario, Garella e Giordano). A distanza di un anno dalla rivolta ecco la Coppa Uefa e anche il desiderio dell'allenatore di staccarsi dal Napoli e da Napoli, città che peraltro amava e ama moltissimo.

Bianchi aveva deciso di accettare l'offerta della Roma, allora presieduta dal senatore Dino Viola, interrompendo il sodalizio con Ferlaino. Ma l'ingegnere non accettò la proposta di rescindere il contratto, licenziò Ottavio a fine campionato e lo tenne un anno fermo, pagandogli gli stipendi mentre la squadra - passata a Bigon - vinceva lo scudetto '90. E la Roma? Si affidò a Gigi Radice, il tecnico che aveva vinto lo storico scudetto con il Torino. Un traghettatore fino all'arrivo di Bianchi, che nel '91 vinse la Coppa Italia e poi visse il passaggio di proprietà della Roma da Viola a Ciarrapico. Chiusa l'esperienza giallorossa, Bianchi sarebbe tornato nel '92 a Napoli per sostituire Ranieri, scivolato con gli azzurri al penultimo posto a dispetto di una miliardaria (in lire) campagna acquisti. La squadra avrebbe sfiorato la zona Uefa e Bianchi sarebbe passato dietro alla scrivania dirigenziale, affidandosi al tecnico Lippi. 

Bianchi è stato uno dei pochi allenatori che hanno guidato sia il Napoli che la Roma. Non sono state esperienze comparabili e non solo per durata e vittorie. Bianchi entrò nel cuore dei napoletani con il suo calcio pragmatico. La sua ultima apparizione nelle stanze di Soccavo nel '97, quando scelse Mutti dopo Simoni: durò poco l'acerbo tecnico lombardo, cominciò la rivoluzione dei tecnici - quattro - e Bianchi si fece da parte mentre il Napoli iniziava a precipitare. Alla fine di quel campionato retrocesse con 14 punti, dopo 33 anni di serie A.

Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre, 07:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA