Cannavaro, addio Cina:
«Sogno di allenare il Napoli»

Mercoledì 29 Settembre 2021 di Pino Taormina
Cannavaro, addio Cina: «Sogno di allenare il Napoli»

«Le panchine dei miei sogni da bambino sono tutte e due occupate. E mi sa che lo saranno ancora a lungo, perché Mancini e Spalletti stanno facendo cose straordinarie». Non è difficile capire che Fabio Cannavaro sta parlando di Italia e Napoli. Lui, il capitano dell'Italia campione del mondo nel 2006 ed è alla svolta della sua carriera di allenatore. Dopo cinque anni dice addio alla Cina.

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Perché la fine di questo ciclo?
«Non era ancora scoppiata la crisi di Evergrande quando ho detto ai dirigenti del Guangzhou che non potevo più restare lì. Lascio 15 mesi di stipendio ma ho vissuto gli ultimi due anni e mezzo in isolamento quasi totale. Per 18 mesi ho parlato ai miei figli solo via web, per 71 giorni consecutivi non potevo uscire dalla camera di albergo. Troppo, per tutti. La Cina si è messa alle spalle la pandemia, ma le restrizione per il Covid per gli stranieri e per chi viene dall'estero sono ancora estenuanti. Non potevo più resistere. Ma vado via non certo per i problemi economici del mio gruppo: perché lì gli stipendi sono sempre arrivati due giorni prima e non due giorni dopo».

Non sarà semplice passare da una delle big d'Asia alla realtà europea?
«Io non ho pretese. Ho già avuto tanti contatti (anche alcune nazionali, ndr), ogni presidente che chiama deve essere ascoltato, anche se guida una società di serie B. Perché ci sono tanti allenatori in giro e solo per il fatto che pensano a te, devi essere grato. Bisogna capire i progetti, senza avere preclusioni di alcun genere».

Lippi, colui che l'ha voluta in Cina, cosa le ha detto?
«È stato tra i primi con cui ho condiviso questa scelta e lui l'ha sostenuta. È uno dei miei maestri, uno dei miei riferimenti in questo mondo».

Che serie A trova?
«Un campionato senza padroni. C'è l'Inter che ha l'organico complessivamente migliore ma viste le prime sei giornate la differenza la farà la capacità del Napoli di saper gestire i momenti difficili che arriveranno. Perché se c'è una squadra che può dare uno strappo è proprio quella di Spalletti».

Che tipo è Luciano?
«Mi ha sempre affascinato il suo modo di far calcio: lo andai a trovare a Trigoria qualche anno fa per studiare meglio la sua organizzazione offensiva perché a Coverciano la sua lezione mi aveva molto colpito. Qui può aprire un ciclo, è l'uomo col carattere giusto per questa panchina».

Uno come Cannavaro come avrebbe fermato Osimhen?
«È fortunato, perché non avrebbe preso palla se lo marcavo io. O in anticipo o anche dopo, la porta non gliela facevo vedere (ride di gusto, ndr). Devo dire che ha una potenza fisica che impressiona e facile da fermare certo non è».

Il Napoli e l'Italia sembra sia in mani ottime?
«Sì, Mancini in particolare ha già aperto un ciclo. Chi verrà dopo di lui avrà addosso una eredità pesante. Credo che resterà lì ancora a lungo. Ma in ogni caso, anche per la mia storia con la Nazionale, un giorno mi piacerebbe essere il ct».

Chi i suoi modelli di allenatore?
«Lippi, Capello, Zaccheroni. Ma nessuno ha cambiato il calcio come Guardiola in questi ultimi dieci anni. Negli ultimi tempi cinesi mi sono ricordato del 3-4-2-1 di Malesani e l'ho riproposto, lasciando il mio modulo di riferimento, il 4-3-3».

Per essere un difensore...
«Ero difensore quando andavo in campo, adesso da allenatore mi piace attaccare, avere il possesso. Anche se penso che vinca sempre la squadra che è più solida in difesa».

L'ultima Europa League l'ha vinta al Parma quando si chiamava ancora Coppa Uefa. Che consigli dà al Napoli?
«Sembra sempre una coppetta, che dalle nostre parti viene trattata con snobismo, con la puzza sotto il naso. Ma è un errore perché una volta che viene vinta, fa la differenza. Basta guardare club come il Siviglia. E spero tanto che il Napoli abbia tanta voglia di arrivare fino in fondo». 

Ultimo aggiornamento: 19:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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