De Laurentiis-Gravina, che scontro:
rapporti incrinati dopo ko a tavolino

Venerdì 27 Maggio 2022 di Pino Taormina
De Laurentiis-Gravina, che scontro: rapporti incrinati dopo ko a tavolino

Mica è sempre stato così. C’è stato un tempo, neppure tanto lontano, che De Laurentiis e Gravina camminavano a braccetto. Senza il suggerimento del numero uno della Figc, per esempio, mai e poi mai il Napoli sarebbe sbarcato a Castel di Sangro, facendo la scoperta del complesso sportivo che venne realizzato proprio negli anni della B dal club abruzzese. Bei tempi. Un pomeriggio di fine agosto di due anni fa, Gravina - che vive a Sulmona - andò persino a fare visita a De Laurentiis, con il Napoli che era lì in ritiro, trascorrendo alcune ore e finendo la giornata a cena dalla chef stellato Niko Romito. E la santa alleanza è durata ancora parecchio, fino alla votazione per il mandato-bis di Gravina, quando il patron azzurro scelse di sostenere la sua rielezione, piuttosto che dare una mano a Sibilia, l’antagonista.

Poi, qualcosa si è rotto. E le parole dell’altro giorno sono la prova che l’armistizio è assai lontano. De Laurentiis, sul palco del teatrino di Corte di Palazzo Reale, nell’evento organizzato per i 130 anni della fondazione del Mattino, è andato giù pesantissimo. Per l’ennesima volta: «Gravina? Non ha fatto niente per tre anni a mezzo. Perché dovrebbe cominciare adesso? Il nostro calcio è tutto da cambiare». Stavolta, però, sia pure a Tirana, il numero uno del calcio italiano ha replicato. «Lo invito a proporre qualcosa di serio e concreto per contribuire anche lui allo sviluppo del nostro mondo. Ma d’altronde, come diceva Totò ognuno ha la faccia che ha, ma qualche volta si esagera».



La prima crepa del rapporto è legata a Juventus-Napoli e alla sconfitta a tavolino che in primo e secondo grado venne decretata al Napoli nell’ottobre del 2020. Aurelio De Laurentiis si sentì offeso dal deferimento per la violazione del protocollo sanitario, dalle sentenze e dalla parole usate dai giudici nei verdetti. Ma la scelta della Figc (e della Juventus) di non costituirsi al cospetto del Collegio di Garanzia del Coni (che ribaltò i due provvedimenti) aiutò a rinviare lo scontro. Il motivo scatenante la scelta della Federcalcio di vietare le multiproprietà, introducendo l’obbligo di cedere uno dei club di famiglia entro il 2024, a prescindere dalla serie di appartenza. Ecco, secondo De Laurentiis una norma incostituzionale: perché nel 2018, quando fu acquistato il Bari, superando la concorrenza di altre 10 proposte, in un contesto in cui vigeva la famosa deroga, le regole erano diverse e le multiproprietà erano legali.

Non è giusto - secondo i De Laurentiis - cambiarle in corsa. Quello delle multiproprietà è la madre delle battaglie sul campo. Che poi si sono portate dietro tutte le altre: come la scelta del presidente della Lega Calcio, Casini, sostenuto fin dal primo giorno proprio da De Laurentiis e Lotito ed eletto per appena un voto (11 contro 9). Attorno all’elezione del presidente della Lega, il vero nodo degli ultimi anni: i fondi di investimento. Che i club alleati di De Laurentiis (e quindi ora con Casini) non vogliono che facciano il proprio ingresso in serie A. Missione compiuta, fino ad ora. E infatti, fin dall’inizio la linea di Casini è stata di “smarcatura” rispetto al passato: per esempio sul famoso indice di liquidità fissato a 0,5 e diventato ammissivo per l’iscrizione già dal prossimo campionato da parte della Figc (il Napoli sarebbe uno dei pochi club a potersi regolarmente iscrivere). La Lega, tramite i propri legali Vaccarella, Mattarella e Presutti, ha però notificato il ricorso al Tribunale Federale Nazionale, al Collegio di Garanzia e al Tar del Lazio il provvedimento contro il manuale di licenze nazionali. Uno scontro istituzionale tra i più eclatanti degli ultimi tempi. Insomma, c’eravamo tanto amati...

 

Ultimo aggiornamento: 17:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA