Il Napoli resta ancora a secco:
se il gol diventa l'attimo fuggito

Domenica 10 Febbraio 2019 di Marco Ciriello
A tirare un bilancio veloce, scarseggiano due cose: l'ultimo passaggio, e quelle poche volte che riesce: manca il gol; sommate, aggiungendo un Alban Lafont in versione gattoparatutto, e poi misurate la lunga penombra fiorentina che si allunga sulle spalle dei calciatori napoletani, ne viene fuori un pareggio non solo inutile, ma che genera insofferenza.
 
Il premio sciagurato della partita va in assoluto a Dries Mertens che per due volte è a pochi metri dal gol e dalla porta ma non realizza il primo e non vede la seconda, come poi succederà anche a Milik sul finale. Poi c'è Lorenzo Insigne che sembra giocare a flipper più che a calcio, di José Maria Callejon quest'anno valgono solo gli assist che compensano i gol che mancano, ed è davvero difficile metterlo tra i colpevoli, ma a guardare l'attacco napoletano viene da pensare allo scrittore catalano Manuel Vazquez Montalban che diceva: «Un centravanti senza palle è come una frittata di patate senza le uova». Nel caso del Napoli visto contro la Fiorentina di Pioli con una difesa a tre e in debito di ossigeno e uomini bisogna dire che sono mancate anche le patate, perché sia Zielinski che Allan che Fabian Ruiz sono sempre mancati nell'ultimo passaggio, non riuscendo a replicare quelli che in passato sembravano automatismi acquisiti. È rimasta una pentola vuota, in pratica una cena da Cracco. Nemmeno Verdi è riuscito a portare ingredienti, di scompaginare gli equilibri precarissimi della Fiorentina in difesa non se ne è parlato proprio. È stata una partita di ammicchi e ripiegamenti, di mancanze e di tocchi lenti, dove sono mancate le stoccate soprattutto, un po' per carattere un po' per sfortuna un po' per cattiva volontà o indecisione, e alla fine il Napoli riesce a mancare ogni volta che la Juventus cede una briciola, disegnandosi una nicchia da eterno secondo senza la fame per arrivare davvero in cima.

Se è vero che ci sono stati tentativi di costruzione del gioco è anche vero che le spinte a farlo erano timide, con una incertezza psicologica prima che fisica, tanto che nel secondo tempo c'è stata una involuzione da ripiegamento che non era strategica ma naturale, con una quantità di passaggi sbagliati, di personalismi nei pressi dell'area di rigore avversaria e di cross pochissimo o per niente pericolosi, interessanti, quasi che non si sentisse quella carnalità che i gol richiedono, quella passione che porta alla violazione della porta avversaria, insomma quella ossessione che devono avere gli attaccanti verso la rete. C'erano invece un affievolimento collettivo, da ruga sulla fronte, quasi che a questo punto della stagione non ci fosse più nulla da fare, insomma quell'arrembaggio ultimo prima della partita con la Juventus non si è visto, anzi. Si è vista una squadra segmentata, che dialogava male, e quando ci riusciva non aveva così tanta voglia di segnare. A parte la mancanza di gol il restringimento della porta per Mertens, ormai evidentissimo, e l'assestamento mediocre di Insigne, al netto della buona volontà di Milik ma sempre senza veleno e la recriminazione per aver avuto più palle gol, il Napoli girava a vuoto, non c'era la solita follia tribale nell'assaltare l'area di rigore avversaria, ma un accompagnamento da orchestrina di paese. E anche mettendoci l'attenuante del ritorno sul campo dove l'anno scorso si è persa la partita scudetto, ci doveva essere una strategia differente, una ricerca di riscatto, invece niente, ne è venuta fuori una partita insufficiente con il solito rimpianto per il poteva essere che non è stato. Poteva segnare Mertens, poteva segnare Insigne, e persino Fabian Ruiz sempre più bravo di sinistro , poteva segnare Milik, e anche Callejon, non ha segnato nessuno e si son persi due punti. Un insuccesso vagamente comprensibile contro una squadra che lasciava ampi spazi e sempre con un tempo di gioco in apnea quando difendeva. Alla fine sono i gol non segnati su campi come questi che presentano il conto alla stagione, sono i passaggi finali sbagliati o non fatti che determinano le partite contro le squadre medie che non permettono al Napoli di fare quell'ultimo scatto verso la classifica che continua a mancare. Nell'aria avversaria quando il Napoli attaccava è mancata quell'aroma da macelleria, che è la condizione che intimidisce i difensori e spaventa i portieri, Mertens si presenta davanti a Lafont con l'aria cazzara e senza la spinta che aveva, sempre con un attimo in meno, quell'attimo che condiziona il gol, che beffa il portiere, che inganna il marcatore. E dietro di lui, o sulle fasce, lo stesso, che sia Ghoulam o Hysaj l'errore rimane e il passaggio non arriva mai come dovrebbe, insomma a tutti manca la conquista del tempo di supremazia, l'attimo che spinge in avanti la squadra senza consentire agli avversari di intervenire. Un riflesso, uno solo; un attimo, uno solo; un tocco, uno solo; un'unica azione; una manovra unica che avesse la congiunzione tra l'altro consueta vista, per portare al gol, anche uno, uno solo, per vincere e continuare a correre dietro alla Juventus, che l'attimo giusto almeno una volta, una sola, a partita, lo trova sempre. © RIPRODUZIONE RISERVATA