Insigne, fenomenologia di un gesto:
da Higuain a Mertens, quanti baci

Martedì 25 Gennaio 2022 di Gennaro Arpaia
Insigne, fenomenologia di un gesto: da Higuain a Mertens, quanti baci

Resto qua. No, anzi, vado via. Sì, ma è colpa tua. Fenomenologia di un gesto a Napoli, dove il calcio si fa non solo con i piedi: serve cuore, certo, passione e cervello anche. Ma servono anche le mani, i volti, le intenzioni. La città si aggrappa alle ultime parole di Lorenzo Insigne: il capitano del Napoli ha già firmato il suo futuro, sarà a Toronto, in Canada, dal 1° luglio prossimo chiudendo un amore azzurro che si perde nelle radici della sua adolescenza. «Ti amerò per sempre» o «Ci sarò per sempre» cambia poco: Lorenzo ha segnato contro la Salernitana eguagliando - nei gol - Diego Armando Maradona a quota 115 reti in maglia azzurra, ma ha soprattutto guardato dritti negli occhi i tifosi lasciando un messaggio che potrà essere decriptato nei prossimi quattro mesi, gli ultimi che gli restano calcisticamente in questa città. 

A Napoli i gesti contano il doppio. Soprattutto quando la squadra potrebbe perdere nella stessa estate due calciatori che sono stati anche pilastri dell’ultimo ciclo. Vincente non quanto avrebbe meritato, ma esaltante di più, appassionante e coinvolgente fino ai fatti della pandemia. Ci aveva pensato anche Dries Mertens a far sentire la sua voce. Prima ancora di parlare, però: il belga si era ripreso il Napoli contro la Lazio, bellissima la doppietta ai biancocelesti e dopo il primo gol in serpentina fa un gesto chiaro, inequivocabile. «Io resto qua». Lo avrebbe cantato Baglioni, ma il cuore d'aliante stavolta ha la faccia di Dries che pure tra pochi mesi avrà il contratto in scadenza. L’ultimo gioiello del tridente sarriano, invece, era andato via nell’estate del 2020: a giugno il Napoli di Gattuso vince la Coppa Italia in un’atmosfera surreale, durante i rigori José Callejon se ne sta in disparte, timido, quasi estraneo al gruppo. Tra poche settimane farà la valigia, anzi quella è pure pronta. E dopo il gol decisivo di Milik si inginocchia, semplicemente, si porta le mani al volto tra le lacrime. Qualche partita più tardi, nell’ultima al Maradona, uscirà dal campo baciando il terreno di gioco e disegnandoci un cuore, quello dei tifosi in cui aveva saputo entrare.

 

Non solo parole d’amore, però, perché i gesti della Napoli del calcio hanno fatto anche arrabbiare i tifosi. Nell’ultima sfida del 2012/13, gli azzurri sono di scena a Roma. Edinson Cavani segnerà, pur nella sconfitta, il 103esimo gol napoletano, l’ultimo. Ma non lo sapeva ancora nessuno. Nell’esultare, sfiora la maglia e invia baci al cielo. Altrove. Forse a Parigi, dove sarebbe approdato in quell’estate rovente. E qualche napoletano ancora ne aspetta il ritorno. A rimpiazzarlo fu “Mister 90 milioni” all’anagrafe Gonzalo Higuain: bomber puro, recordman del 2015/16: nessuno aveva segnato quanto lui in Serie A. Ma sul più bello arrivò il sì alla Juventus. Nel primo faccia a faccia a Fuorigrotta da avversario, un gol che fu un piccolo pezzo di storia contemporanea: non esulta ma si avvicina alla tribuna d’onore e indica uno spazio lassù. È il famoso «Es tu culpa», un affresco dipinto e diretto, come tradizione vuole, ad Aurelio De Laurentiis. Perché ogni amore che tramonta vuole sempre un colpevole. 

Baci e lacrime, paure e omissioni. Nell’estate del 2017 il Napoli di Sarri avrebbe potuto perdere Pepe Reina, uno dei pilastri di quella stagione da 91 punti che significò scudetto sfiorato. È fine agosto, il Napoli batte 3-1 l’Atalanta e lo spagnolo va sotto la Curva B a ringraziare con le lacrime agli occhi. Il Psg lo vuole, ma non se ne farà nulla. Eppure l’immagine del Pepe emozionato, tutta da interpretare, cambierà in qualche modo il verso di quella stagione. Ma Napoli di addii se ne intende, come nel caso di Marek Hamsik undici anni dopo il suo arrivo. Da adolescente a uomo, da promessa a campione. Lo slovacco andrà via all’alba del 2019, poche settimane prima segna il suo gol numero 121 in maglia Napoli alla Stella Rossa in Champions e nell’esultare porta le labbra allo stemma azzurro. Sarà l’ultimo bacio, come quello di Muccino in sala. Dieci anni dopo, in quel caso, c’era stato un sequel: Marek ha ancora qualche anno per scoprire come e quando tornare in una città che non l'ha mai dimenticato. 

Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio, 07:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA