Mertens, tocchi da elettrico monello
per dare la scossa al Napoli

Lunedì 22 Novembre 2021 di Marco Ciriello
Mertens, tocchi da elettrico monello per dare la scossa al Napoli

Entra, segna e poi manca il pareggio. Dries Mertens è ancora un calciatore decisivo, vivissimo, tanto che in campo porta anche una cattiveria che era mancata prima. I suoi movimenti sono elettrici, a differenza di quelli di Insigne troppo troppo sinuosi e riflessivi. Mertens pendolare della panchina entra per offendere, arpionare il pallone, infiltrarsi, sporcare le possibilità di passaggio della linea difensiva interista, e lo fa, tanto che per i suoi piedi passano i sussulti tardivi e concitati del Napoli. Irrompe in una calma da amministrazione della partita, con moltissimi errori e pochissima volontà su tutti Ruiz che permette a Correa di attraversare il campo come se fosse di grano, senza insidie e poi porta al gol di Lautaro senza insolenza, che si vede solo con l'ingresso in campo dell'attaccante belga. Mertens a istinto va a cercare il gol, se lo inventa, in una partita apparentemente chiusa, con l'Inter che chiude e palleggia, invece lui saccheggia il palleggio avversario, va a strappare il pallone, e prova a innescare un principio d'attacco senza ruggine. Il Napoli è apparso molto farraginoso, dispersivo, attendista, e solo sul finale, in apnea, ha provato ad essere quello di sempre, e il merito è di Mertens, seguito solo da Anguissa. Purtroppo Elmas rimane un cincischiatore, mentre Lozano tende alla chiusura sul fondo, alla finta di allargo a destra andando di fatto a chiudersi lui fa la porta girevole, tiene il pallone scarabocchiando dribbling in tondo.

 

Mertens ha eleganza e dominio, e una sfrontata disinvoltura nel cercare il tiro, avendo dalla sua una tecnica finissima. Il gol è un gran tiro di destro, dal limite dell'area, immaginato e segnato, una misurata ostinazione, vede lo spazio per il tiro e poi l'angolo, Handanovic non può nulla, perché Mertens a ridosso dell'area è sempre scaltro, ha sempre uno sguardo sghembo, improvviso, istintivo, il carpe diem calcistico, rapina tempo e gesti avversari, non c'è possibilità di previsione, ma solo eversione dagli schemi di difesa e tatuaggio alla rete. Mertens ha il tratto dell'indovino, conosce la direzione del tiro, e la accompagna con l'audacia felina, con la sicurezza che hanno solo i calciatori che appartengono al gioco alto, quelli che si staccano dalle figurine. Il gol gli appartiene, ed è una condizione guadagnata dopo, quasi per caso, dalla quale non si vuole staccare è evidente da quella che sente come propria natura, una capacità tardiva, scoperta in cattività, un cambio di ruolo che è stato un cambio di vita, e che ancora continua a illuminare la sua carriera e i sentieri pallonari del Napoli. In molti hanno pensato che il belga fosse stinto, invece proprio l'ingresso decisivo contro l'Inter disegna una possibilità per Spalletti e il Napoli, non per tutti i novanta minuti, ma comunque con una incisività invidiabile. Potrebbe segnare anche il secondo gol, dopo una giocata di Anguissa che ricorda quelle di Frank Rijkaard, dribbling tra tre avversari e palla smarcante in area, ma Mertens ci mette troppa foga e poca piega, rimane rigido sul tiro al volo alzandola troppo sopra la testa e la traversa di Handanovic. Una rasoiata che prende una retta sconosciuta, ma che dimostra la capacità d'inserimento di Mertens, il suo essere dentro l'area al posto giusto, dove però l'arte non è mai abbastanza, ci vuole anche un pizzico di fortuna da spingere con l'audacia. Un gol su due possibilità è tanto, ed è un ottimo dato per le partite che verranno. Mertens è il margine, lo sguardo monello, e il gol a portata di piede, un riassunto di liricità che, però, non sono bastate.

Ultimo aggiornamento: 09:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA