Jorginho, l'ex Napoli in paradiso:
«Ora sono regista di un sogno»

Lunedì 14 Ottobre 2019 di Roberto Ventre
Era il regista perfetto per il Napoli di Sarri che poi lo ho avuto con sè anche l'anno scorso a Londra con il Chelsea, quello culminato con il trionfo in Europa League. Jorginho, il playmaker dell'Italia di Mancini, freddissimo come sempre nell'esecuzione del rigore all'Olimpico che ha scardinato la resistenza della Grecia, è l'uomo del giorno della Nazionale. «Una serata indimenticabile con la qualificazione in anticipo, a Roma, davanti alla nostra gente, con la mia famiglia allo stadio e pure un gol. Sto vivendo il mio sogno da bambino», le parole dell'ex azzurro che ieri con i compagni della Nazionale ha incontrato il Papa: «Per la seconda volta ho avuto l'occasione di stringere la mano a questa persona così importante nel mondo ma di un'umiltà unica, che ci trasmette così tanta serenità e tanta energia positiva. È stata ancora una volta una grande emozione» il suo commento su Instagram.

 A Napoli ha giocato quattro anni e mezzo, ha vissuto a Parco Matarazzo e in città ha ancora tanti amici, come il ristoratore Giuseppe Bruno, Bobò, che è stato anche suo testimone di nozze. «Ieri mattina gli ho mandato un messaggio di complimenti e lui mi ha immediatamente risposto. Ci sentiamo molto spesso telefonicamente. Sono andato a trovarlo a Londra, il rapporto tra noi è ancora più forte di prima quando giocava a Napoli. Lo incito sempre sperando che faccia sempre bene», ha detto. Altro amico strettissimo è Decibel Bellini, lo speaker del San Paolo che era all'Olimpico in tribuna per Italia-Grecia. «Jorginho ha voluti tutti là, la mamma, la sorella, una zia e un cugino che sono partiti dal Brasile. Ci siamo sentiti prima della partita, poi ero allo stadio con mia moglie e l'altro suo grandissimo amico, Toto Sorbillo: ci siamo nuovamente salutati a fine gara all'Olimpico e velocemente in albergo. Siamo amici dai tempi del Napoli e spesso sono stato anche a Londra, ora lo seguirò agli Europei», ha detto.


L'ARRIVO
Indimenticabile la parentesi napoletana, Jorginho arrivò a gennaio 2014, una grande intuizione dell'ex direttore sportivo Riccardo Bigon, ora a Bologna, che lo prese dal Verona in compartecipazione riscattandolo poi per 4 milioni. L'italo brasiliano che cominciò a giocare a calcio con la mamma in Brasile, poi quando si trasferì in Italia iniziò a giocare proprio con le giovanili del club gialloblù, tanti sacrifici anche economici, il periodo di gavetta, poi dopo la breve parentesi nel Sassuolo giocò per una stagione in Lega Pro Seconda Divisione con la Sambonifacese, i due anni in B con il Verona e l'esordio in A: a metà stagione il primo momento chiave della sua carriera, il passaggio a Napoli.
I SUCCESSI A NAPOLI
In maglia azzurra vinse subito nel 2014 coppa Italia e Supercoppa Italiana con Benitez in panchina (centrò nel 2015 anche la semifinale di Europa League), anche se nel centrocampo a due non si trovava esattamente a suo agio. L'esplosione con Sarri e con il passaggio al 4-3-3, Jorginho diventò il catalizzatore di mille palloni, il punto di riferimento continuo della manovra degli azzurri: tre anni ad altissimi livelli, un secondo posto, un terzo posto e lo scudetto sfumato a Firenze dopo uno straordinario testa a testa con la Juve. Un rendimento quasi sempre al top, caratterizzato da una straordinaria continuità, pochi gol (soltanto 6) ma le doti di rigorista che cominciò a mettere in mostra evidenziando sempre una grande precisione sui penalty.
L'EUROPA LEAGUE A CHELSEA
Nell'estate 2018 il passaggio al Chelsea per 60 milioni più bonus. Sulla panchina dei Blues ritrovò Sarri proseguendo così nel migliore dei modi il percorso portato avanti brillantemente per tre anni a Napoli. Un'annata positiva in Inghilterra cominciata con la sconfitta nella finale della Community Sheald contro il Manchester City e chiusa con il trionfo (4-1) nella finale tutta inglese di Europa League a Baku contro l'Arsenal. Jorginho è diventato subito anche il punto di riferimento del gioco dei Blues e lo è ancora quest'anno con Lampard in panchina.
LA NAZIONALE
Ventotto anni, nato a in Brasile a Imbituba, gli venne riconosciuta la cittadinanza italiana per discendenza il 2 ottobre 2012: la famiglia paterna era di Santa Caterina di Lusiana, paese della provincia di Vicenza dal quale proviene la famiglia Frello. Scelse di giocare con l'Italia rispondendo alla chiamata del ct dell'Under 21 Devis Mangia che lo convocò per l'amichevole del 13 novembre 2012 contro i pari età della Spagna, nella quale non venne impiegato. Il primo a chiamarlo in Nazionale fu Antonio Conte per le amichevoli contro Spagna e Germania e esordì a Udine il 24 marzo 2016 contro la nazionale iberica entrando all'ultimo minuto al posto di Parolo, la partita finita 1-1 con gol di Insigne. Venne inserito nella lista dei 30 preconvocati per gli Europei in Francia ma non in quella definitiva. Poi Ventura lo convocò e lo fece giocare nella partita di ritorno dei play off contro la Svezia a Milano, finì 0-0 e fu la notte della terribile delusione della mancata qualificazione ai Mondiali. La maglia azzurra dell'Italia l'ha ritrovata con Mancini nel match di Nations League contro la Polonia, quella in cui andò a segno su rigore (il secondo dei tre gol dal dischetto lo ha realizzato nel match di qualificazioni europee contro la Finlandia) e da quel momento è diventato un punto fermo dell'Italia.
IL PROCURATORE
«Jorginho ha imparato tanto ai tempi di Napoli con Sarri. Potrà fare molto bene al prossimo Europeo e perchè no al prossimo Mondiale», ha detto a Radio Sportiva il procuratore dell'ex azzurro, Joao Santos che ha aggiunto. «Il ritorno in serie A? Nel calcio tutto è possibile. La voglia di tornare c'è sempre. Con l'esperienza acquisita in Premier potrebbe dare un grande contributo in A. Può giocare in 2-3 squadre che lottano per lo scudetto».
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