«Il Napoli non si arrenderà mai»,
via alla battaglia legale contro la Figc

Giovedì 12 Novembre 2020 di Pino Taormina

Le prove, servono le prove per smontare l'acido castello di insinuazioni e sospetti che ha portato alla conferma della condanna da parte della Corte sportiva, ora servono elementi concreti per abbattere quelle accuse, pesanti, di aver violato i principi di «lealtà, correttezza, probità». Il richiamo di Sandulli a una sentenza del Collegio di garanzia del Coni del 2018, quasi sembra voler scoraggiare nuovi ricorsi. Ma ce ne vuole per far arrendere Aurelio De Laurentiis: «Non lo farò mai», ribadisce con tono severo. Il mondo del calcio non gli tende la mano. Da ieri mattina De Laurentiis è già al lavoro con l'ad Chiavelli. È ancora nero, per il provvedimento. Studia una strategia diversa da portare davanti ai giudici della Cassazione dello sport, ovvero il Collegio di garanzia del Coni. Per prima cosa, nel corso del primo briefing post-sentenza, De Laurentiis ha chiesto di non attendere l'ultimo giorno, come invece è stato fatto con la Corte sportiva, per impugnare il provvedimento. Dal momento della notifica, le ore 18,40 di martedì 10 novembre, entro un massimo di trenta giorni va presentato il ricorso al Coni. Che ha a sua volta 20 giorni di tempo per fissare l'udienza. Insomma, i tempi li definisce il Napoli: più tardi presenta il reclamo, più tardi ci sarà il dibattimento. 

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È l'ultima spiaggia sportiva. Poi c'è il Tar a cui De Laurentiis sicuramente ricorrerà per avere giustizia. Ha confidato di essere deluso dal provvedimento e di essere offeso dalle parole e dai toni da reprimenda usati nel dispositivo. «Non avevo alcun interesse a non giocare con la Juventus», ripete a tutti. Ma ora servono prove concrete. Non basterà più, come già Sandulli ha lasciato intendere, puntare sulla inadeguatezza del protocollo, inutile star lì a perdere minuti preziosi nell'arringa per dimostrare che la situazione si è evoluta rispetto alla scorsa primavera. Il Coni non entrerà nel merito di questa vicenda. Il collegio di garanzia non esprimerà, non può farlo, un giudizio sulle prove che il Napoli ha portato in secondo grado per dimostrare che «non c'era nulla di preordinato» e che mai e poi mai «ha pensato di crearsi un alibi usando le Asl». Dovesse ritenere concreti gli appunti mossi dal club azzurro, potrebbe anche cancellare in maniera drastica il provvedimento della corte. Da qui non si sfugge. Il perimetro ora si restringe. E non di poco. Per questo serve una strategia che non parli né con il cuore né con l'anima ma nei fatti. Per salvare il Napoli da un provvedimento offensivo, il club azzurro deve essere in grado di far comprendere come la condanna sia arrivata attraverso una errata interpretazioni di alcuni elementi portati a suffragio del comportamento «lineare, rispettoso di tutti, anche degli altri club» del Napoli. «Il Napoli può anche chiedere, in via subordinata, la restituzione del solo punto di penalizzazione - dice Eduardo Chiacchio, tra i massimi esperti di diritto sportivo - Il Collegio ha tutti i poteri per prendere una decisione in questo senso. Quale è la cosa giusta da fare? Tentare di ottenere la revoca della decisione con motivi di legittimità che non devo consigliare certo io». Grassani, molto criticato sui social dai tifosi, resta al suo posto. «È un quadro durissimo, di inusitata gravità che il Napoli rispedisce al mittente. È una sentenza più dura e più pesante di quella di primo grado e ci rammarichiamo molto perché pensavamo di aver messo sul tavolo carte e documenti per convincere i giudici che il Napoli quella partita non ha potuto giocarla e non che si fosse rifiutato di farlo», ha spiegato nel pomeriggio. «Dalle motivazioni emerge una patente di scorrettezza e slealtà che indigna tutti, dal presidente De Laurentiis all'ultimo dei magazzinieri. Il Napoli non aveva scelta in quelle ore concitate della vigilia, avevamo in mano i provvedimenti e le ordinanze di due Asl e della Regione Campania che impedivano di viaggiare». A proposito: Asl Napoli 2 Nord e Asl Napoli 1 non escludono di ricorrere alle vie legali per le insinuazioni contenute nel dispositivo della Corte sportiva. Ma c'è una pausa di riflessione, anche perché non solo non c'è fretta ma in queste ore tremende ci sono ben altre priorità da affrontare e di cui occuparsi. In ogni caso, la linea verrà dettata dal governatore De Luca, pure tirato in ballo. Che commentò la condanna in primo grado definendola «sentenza limpida come la bagnacauda». E l'impressione è che possa esserci una risposta altrettanto dura da parte delle autorità sanitarie campane nei prossimi giorni.

Ultimo aggiornamento: 10:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA