Juventus-Napoli, il flop di Insigne:
quando si spegne l'interruttore

Giovedì 21 Gennaio 2021
Juventus-Napoli, il flop di Insigne: quando si spegne l'interruttore

È l'ottantesimo e Lorenzo Insigne potrebbe pareggiare, segnando il suo centesimo gol e raddrizzando una partitaccia. Va sul dischetto del rigore e, fronteggiando Szczesny, ispira forte, sembra che voglia tirarsi dentro tutti i cattivi pensieri del campo. È diventato quasi perfetto sui rigori, sa che in tribuna lo guarda Roberto Mancini CT della Nazionale, uno che stravede per lui e che gli vuole bene, rivedendosi, perché Mancini come Insigne spesso mancava nelle occasioni centrali. Non è stata la migliore delle partite per l'attaccante del Napoli, questa contro la Juventus, ha giochicchiato alla sua maniera ma non come contro la Fiorentina quando aveva zidaneggiato. Ha gli occhi di tutti che gli premono sulle spalle, sente nella testa le voci che lo incitano, i compagni che si aggrappano a lui, al suo piede, da Dries Mertens che si è procurato il rigore a Diego Demme che è stato il migliore in campo correndo come un maratoneta keniano ma bianco, e ha la speranza di Rino Gattuso che sa che quel piede di Insigne è un cavallo da corsa, vale tantissimo, se il Napoli pareggia la riapre, può ripartire, non è tutto perduto. Non perde la finale di Supercoppa. Insigne sembra essersi abituato a questa tensione, a questo peso, ha finalmente preso coscienza della sua centralità nel Napoli e ha fatto pace con le occasioni mancate inseguendo proprio quella centralità. Questa è la stagione dell'Europeo e lui vuole essere protagonista. Non vuole sparire, vuole segnare, e infatti ci prova sempre, più del solito, anche se contro la Juventus ha tirato solo una volta in porta tra le mani di Szczesny, quelle mani che ora sono l'unico ostacolo tra lui e il pareggio, tra lui e la speranza di Gattuso, tra lui e la giusta ricompensa per Mertens e Demme, anche per rendere meno maldestro l'assist di Bakayoko a Cristiano Ronaldo, non è un rigore è una possibilità di redenzione per tutti, dopo mancherebbe solo la pioggia. Quindi parte, saltello, Szczesny spiazzato, tutto si muove lentamente tranne il pallone che veloce scivola via lontano dalle aspettative e lontano dal gol, lontano dall'angolo scelto da Insigne e lontano dalla scommessa di Gattuso, lontano dalla possibilità di raddrizzare una partita dove il Napoli ha corso e palleggiato ma concluso poco o niente. Il pallone esce di lato alla destra di Szczesny e per la gioia di Pirlo e della Juventus.

 

È un errore di Insigne e non un merito del portiere. Il resto è corsa per dimenticare, corsa per riprovare, corsa per rimettersi in pari con l'errore, una corsa in apnea con uno sbilanciamento che porta a subire il secondo gol. Che fa da interruttore per il via alle lacrime di Insigne, e ai tormenti della memoria e dei centimetri, inseguendo i palloni che non vanno dove un calciatore li ha immaginati. Tanto che la sua camera sperimentale che mostra le azioni come se fossero alla PlayStation: una sorta di calcio cyborg in salsa dickiana fa pensare a una seconda possibilità, un mondo parallelo, come il paradiso immaginato da Francesco Guccini una osteria dove il bere non si paga, e un campo dove i rigori sbagliati non lo sono. La sconfitta è un sacramento che serve a crescere, adesso tocca capire quante ne servono ancora a Insigne, e quante a Gattuso e al suo Napoli, per capire che squadra essere. Ora conoscono tutti i peccati calcistici possibili, e con essi: tutte le penitenze. Tocca capire se la redenzione sono le partite con la Fiorentina o se ci possa essere anche altro, come a tratti sembra. Dopo la sconfitta con la Juve le aspettative maggiori sembrano lontanissime, e non per la camera dinamica da PlayStation, ma per il gioco. 

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