Che bellezza Napoli, è la partita perfetta:
e adesso prendiamoci il primo posto

Lunedì 23 Aprile 2018 di Francesco De Luca
Sarri aveva un'arma e l'ha tirata fuori all'ultimo istante: il colpo di testa di Koulibaly. Nella sfida scudetto in cui gli attaccanti - quelli veri - non si sono visti ci ha pensato questo difensore dalla potente elevazione e dal cuore grande a stendere la Juventus al 90' avvicinando il Napoli al primo posto.

A quattro giornate dalla fine, il distacco si è ridotto a un punto. Tutto in gioco anche perché i bianconeri sono attesi da due impegnative trasferte sui campi dell'Inter (sabato) e della Roma. Già nel prossimo week-end gli azzurri, che giocheranno in trasferta a Firenze, potrebbero compiere il sorpasso e riportarsi dopo due mesi al comando della classifica.

Il Napoli ha vinto perché ha giocato con coraggio e ordine fin dalle prime battute. Ha avuto un atteggiamento finalmente diverso rispetto al passato. Via i timori, questa era una partita da vincere ed è stata vinta all'ultimo respiro. Con le armi che Sarri ha affilato quando il magnifico tridente ha perso in brillantezza: i calci piazzati e il gol dei difensori. Nelle ultime settimane hanno segnato reti pesanti Albiol, Tonelli e appunto Koulibaly, che non ha concesso un centimetro al suo ex compagno Higuain - modestissimo - e si è poi spinto nell'area di Buffon per affondarlo. È saltato lassù, quasi volesse afferrare la Juve in testa alla classifica. Una prodezza come quelle di Cristiano Ronaldo e Samy che avevano beffato i bianconeri in Champions e in campionato.
 
 

Allegri ha fatto male tutti i suoi calcoli nella serata in cui si illudeva di portarsi a +7 sul Napoli e vincere lo scudetto. Ha sbagliato la formazione iniziale, inserendo l'addormentato Dybala, sostituito dopo un tempo. Chi è subentrato, da Cuadrado a Mandzukic, non ha dato l'accelerazione. La Juve, che si era fermata al palo di Pjanic su punizione nel primo tempo, ha tentato di controllare lo 0-0 nelle battute finali. Ma Allegri aveva dimenticato quell'arma che era nel cassetto di Sarri: il Napoli è la squadra che meglio di tutte sa sfruttare i calci piazzati e quella che manda in gol più difensori.

La Juve avrebbe voluto narcotizzare gli avversari alzando le barricate. Ha avuto un atteggiamento da provinciale così come era accaduto al San Paolo il primo dicembre, quando si era chiusa dopo il gol di Higuain, che in questo match è rimasto a guardare. La personalità degli azzurri è stata schiacciante: un segnale di assoluta personalità, in attesa di recuperare nelle prossime settimane la verve degli attaccanti. Mertens è rimasto a lungo ai margini della partita mentre Insigne e Callejon hanno tentato di creare pericoli nell'area della Juve. Non hanno mollato mai, gli azzurri, caricati da quanto era accaduto mercoledì scorso, con l'assist arrivato da Crotone e i quattro gol rifilati all'Udinese. E anche dalla spinta popolare perché il corteo di tremila tifosi fino all'aeroporto sabato pomeriggio ha sprigionato ulteriori energie in un gruppo solidissimo che non si è arreso nei momenti di difficoltà e ha giocato con intelligenza e vigore a Torino vincendo una partita diretta in maniera perfetta da Rocchi: una squadra dovrebbe augurarsi di avere sempre un arbitraggio simile quando gioca sul campo della Juve, dove hanno vinto in otto, Napoli compreso, dal 2011.

E adesso? Difficile prevedere come potrà andare a finire questo avvincente campionato, l'unico di alto livello in Europa ancora aperto. La Juve ha subito un nuovo contraccolpo: fuori al 90' dalla Champions e al 90' ha visto il Napoli portarsi a un punto, soltanto uno. Il calendario sembra incoraggiare le speranze del Napoli, caricato a mille dopo questo storico successo che ricorda quello dell'86 nel vecchio Comunale di Torino, quando Maradona lanciò gli azzurri verso il primo scudetto. Sarri lo aveva anticipato dopo la vittoria sull'Udinese: «Adesso vogliamo divertirci». Teniamoci forte. Ultimo aggiornamento: 13:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA