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Koulibaly, insulti razzisti a Bergamo:
così ha fatto smuovere le coscienze

Mercoledì 6 Aprile 2022 di Francesco De Luca
Koulibaly, insulti razzisti a Bergamo: così ha fatto smuovere le coscienze

Qualcosa, forse, si muove sul tema del razzismo. Il giudice sportivo della Lega Serie A non ha archiviato la vicenda de cori contro Koulibaly e Anguissa alla fine di Atalanta-Napoli («Negro di m...») ma ha chiesto un approfondimento alla Procura federale proprio mentre il neo presidente della cosiddetta confindustria del pallone, Casini, ringraziava l'Atalanta per avere collaborato all'individuazione dei suoi squallidi tifosi che avevano insultato i due giocatori all'uscita dal campo. Vedremo cosa ne uscirà. Intanto, a pochi chilometri di distanza, è lettera morta l'inchiesta della Digos di Verona per individuare chi espose lo striscione che inneggiava alla distruzione di Napoli prima della partita al Bentegodi. 

Kalidou Koulibaly non è soltanto bravo a fermare gli attaccanti avversari (e a impostare l'azione, come è accaduto in quella del terzo gol all'Atalanta). È anche in grado di smuovere le coscienze con le sue denunce sul razzismo. Non soltanto quello nei suoi confronti, si badi bene, Perché Kalidou si sente un figlio di Napoli e in questi anni ha ascoltato e letto insulti di tutti i tipi nei confronti della città e dei suoi abitanti, quelli che la Federcalcio definisce«“discriminazione territoriale»: sono ferie che sente sue. Le denunce del campione sono puntuali, non gira mai lo sguardo dall'altra parte, e la vicenda di Bergamo ha spinto ad intervenire anche la Federcalcio senegalese, quella campione d'Africa, che ha difeso il capitano e sottolineato con durezza quanto era accaduto. 

Nella riforma del calcio deve esserci spazio anche per il tema del razzismo, come ha colto il giurista Casini, da poco alla guida della Lega Serie A. Perché questo possa tentare di diventare un mondo migliore non basta rifondare la Nazionale.

Ultimo aggiornamento: 7 Aprile, 08:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA