Il cuore di Lobotka: regala
un sogno ai bambini slovacchi

Martedì 14 Gennaio 2020 di Gennaro Arpaia
A Trencìn ci torna ogni volta che può, perché per uno slovacco nessun posto è come casa anche se puoi girare il mondo. E per Stanislav Lobotka il discorso non è diverso. Il prossimo centrocampista del Napoli ha lasciato stabilmente la sua città da ormai cinque anni, eppure il filo che lo riporta a Trencìn non si è mai spezzato. Il suo viaggio con il pallone tra i piedi parte lì, nella squadra del cuore, quella che ha saputo lanciare tanti talenti del calcio slovacco e che ha cresciuto anche lui. Ragazzo timido, impacciato ma testardo, così raccontano il giovane Stan, che a 10 anni è arrivato nel club della sua città e sei anni più tardi già esordiva in prima squadra, bravo a farsi apprezzare con i fatti più che con le parole.

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QUESTO È IL MIO SOGNO
L'Ajax, infatti, sarebbe stata la sua prima grande occasione non ancora ventenne. Un anno - anche giocato bene - tra le fila dei giovani olandesi, però, non è bastato a convincere gli addetti ai lavori del club, pronti a rispedirlo indietro dopo appena dodici mesi. Lobotka aveva accettato subito quella chance, senza troppi problemi. «This is my dream», questo è il mio sogno, è la frase che in inglese pronuncia nella prima intervista al suo arrivo in Olanda ed è anche la frase che resterà impressa nei ricordi di Robert Rybnicek, il general manager del Trencìn che l'aveva visto crescere e aveva dato l'ok alla sua prima avventura lontano da casa. Quella frase Rybnicek la segnerà su un foglio e la consegnerà ad uno dei preziosi cassetti della memoria, sa che gli tornerà utile qualche anno più tardi. Così nel 2017 il club slovacco ha tagliato il nastro della «This is my sen» Academy (sen è sogno in slovacco), nata da un'idea della società e di Lobotka che stava vivendo il suo sogno: quasi due milioni di euro investiti in un'accademia con l'obiettivo di far crescere e formare nuovi campioni slovacchi. E a tagliare il nastro della nuova Academy non poteva esserci che Stanislav, pronto a lasciare per un giorno il Celta Vigo per volare a casa e abbracciare i quattrocento giovani atleti che ringraziano ancora quelle sue parole.

IL BAMBINO È CRESCIUTO
Così, il piccolo Stan si è fatto le ossa lontano da casa. «E ora è pronto a prendersi il Napoli. Non diventerà il migliore marcatore come Hamsik, ma lo apprezzerete in campo» ha detto di lui Rybnicek, che ancora ricorda i suoi primi anni. «Non si lamentava mai, anche con la prima squadra. In campo dà sempre tutto, pronto al sacrificio e a fare il bene dei compagni». Caratteristiche che ha portato con sé in Danimarca e in Spagna. «Ha avuto una crescita incredibile: è sempre stato il migliore dei suoi». Bravo sempre a porsi un obiettivo, anche quando sembrava aver sbagliato. «L'Ajax è stata un'esperienza importante. Quando è tornato in Slovacchia si notava la sua crescita, è stato determinante nella vittoria del campionato». La stessa determinazione che ora vuole portare in azzurro, per ricostruire quel ponte tra Napoli e la Slovacchia interrotto bruscamente un anno fa con la partenza di Hamsik. «È sempre in contatto con il nostro club e torna appena può», racconta Rybnicek. E da ieri, il filo lungo che riporta a casa avrà un motivo in più: si chiama Linda, la primogenita di casa Lobotka. Doveva nascere in Spagna, ma il trasferimento al Napoli ha cambiato i piani, così Stan e la compagna Daniela hanno deciso di farla nascere proprio a Trencìn. Perché per uno slovacco nessun posto è come casa. Una volta in più. © RIPRODUZIONE RISERVATA