Marino, Bigon e Giuntoli: affari e liti
dei tre direttori sportivi di Aurelio

Martedì 23 Febbraio 2021 di Francesco De Luca
Marino, Bigon e Giuntoli: affari e liti dei tre direttori sportivi di Aurelio

Aurelio De Laurentiis si è sempre vantato di essere monogamo a proposito delle scelte dei collaboratori, dagli allenatori ai dirigenti. E in effetti i direttori sportivi/direttori generali sono stati quattro in sedici anni, dal primo campionato di serie C1 a quello tribolato che si sta sviluppando in questa stagione.

Il primo dirigente è stato Pierpaolo Marino, al fianco di De Laurentiis dal 2004 al 2009. Avellinese, prima segretario e poi ds della amatissima squadra della sua città, Marino era stato il dirigente del Napoli dal 1985 al 1987, braccio destro del prestigioso consulente Italo Allodi: dopo aver celebrato la conquista del primo scudetto e della Coppa Italia, si trasferì a Roma perché il presidente Corrado Ferlaino aveva assunto Luciano Moggi come direttore sportivo e la coesistenza non era possibile. Il manager è tornato nel 2004, quando De Laurentiis ha acquisito il titolo della Ssc Napoli, superando in tribunale anche la concorrenza della famiglia Pozzo, con cui Marino lavorava ad Udine. Il produttore cinematografico definì Pierpaolo “il mio Jean Todt”, che all'epoca era direttore dell'area tecnica della Ferrari. Un numero uno, cioè, in grado di riportare con idee e uomini giusti il Napoli in A e al preliminare europeo, prima che la situazione - primavera 2009 - precipitasse. Marino non condivise l'esonero di Edy Reja e l'assunzione di Roberto Donadoni e il mercato estivo fu orientato da De Laurentiis. Che dopo pochi mesi licenziò Donadoni per prendere Walter Mazzarri mentre il dirigente irpino rassegnava le dimissioni durante una conferenza stampa in cui, ironicamente, poggiò le chiavi del proprio ufficio sulla scrivania perché allora i suoi detrattori dicevano che Marino aveva anche quelle di ingresso nel centro sportivo di Castel Volturno.

Con Mazzarri arrivò un figlio d'arte, Riccardo Bigon: suo padre Albertino aveva guidato il Napoli campione d'Italia nel 1990. Bigon jr, dopo una brevissima carriera da calciatore, si era dedicato all'attività dirigenziale. Si trovava a Reggio Calabria, dove aveva l'incarico di segretario della società, quando arrivò a sorpresa la chiamata di De Laurentiis. Bigon iniziò a creare una rete di osservatori, una sua intuizione fu l'acquisto di Dries Mertens, che aveva visto giocare in Olanda, nell'anno in cui arrivò Rafa Benitez dopo le ottime stagioni di Mazzarri. Al vertice dirigenziale, poco prima dell'assunzione del tecnico spagnolo, c'era stato Marco Fassone, direttore generale per due stagioni, una figura poi abolita da De Laurentiis e dal suo braccio destro Andrea Chiavelli, amministratore delegato del Napoli e plenipotenziario. Chiavelli è il dirigente più ascoltato e interviene anche sulle questioni di mercato.

Dopo Marino, che aveva la doppia carica direttore generale/direttore sportivo, il Napoli ha scelto dirigenti non di prima fascia. Partito Bigon, che lasciò negli stessi giorni di Benitez, ecco Cristiano Giuntoli, ds del Carpi, che rimase colpito dalla telefonata di De Laurentiis e Chiavelli: pensava che volessero un calciatore della società emiliana, non lui. Giuntoli ha assunto poteri sempre più ampi, firmando un contratto fino al 2024 con uno stipendio da 1,2 milioni e indicando i dirigenti anche per il Bari, la società acquisita dalla famiglia De Laurentiis nel 2018: in estate ha spostato Matteo Scala dal club pugliese a Napoli affidandogli l'incarico di team manager ed escludendo Giampaolo De Matteis a stagione iniziata.

Il rapporto con Giuntoli si è fortemente incrinato in questi mesi a causa dei negativi risultati. Filtrano accuse su operazioni di mercato sbagliate ancorché costose, però il dirigente è stato chiaro pochi giorni fa: «Ho la fiducia della proprietà e ho un contratto per altri tre anni». Se volete, pagatemi e mandatemi via.

De Laurentiis e Chiavelli hanno attribuito reali poteri a un solo dirigente, Marino, all'inizio della loro esperienza calcistica. Poi tutte le mosse sono state condivise, se non addirittura imposte. Quelle felici e quelle sbagliate. Giuntoli, nell'inverno 2019, spiegò a De Laurentiis che non c'era più dialogo tra la squadra e Carlo Ancelotti e il presidente decise di esonerare Mr Champions. Decisione sua, non di altri, con questa motivazione spiegata in un'intervista rilasciata nello scorso giugno prima della finale di Coppa Italia: «Dopo la prima stagione, potendo ricorrere alla clausola rescissoria, avrei dovuto dirgli: Carlo, per me non sei fatto per il tipo di calcio che vogliono a Napoli, conserviamo la grande amicizia, il calcio a Napoli è un’altra cosa».

Andasse via Giuntoli a fine anno, chi potrebbe arrivare a guidare l'area tecnica? Il patron ha fatto un pensiero su Benitez che però vuole continuare ad allenare e allora salgono le quotazioni di Gianluca Petrachi, già direttore sportivo di Torino e Roma. Un duro, un competente.

Ultimo aggiornamento: 20:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA