Moratti fa il tifo per Napoli:
«De Laurentiis merita lo scudetto»

Domenica 14 Novembre 2021 di Pino Taormina
Moratti fa il tifo per Napoli: «De Laurentiis merita lo scudetto»

«Ha ragione De Laurentiis: il calcio è proprio come un'azienda. Dove ci vuole sempre oculatezza. Magari l'avessi capito anche io...». Massimo Moratti è stato il più vincente presidente della storia dell'Inter: ha conquistato cinque scudetti, quattro Coppe Italia, quattro Supercoppe Italiane, una Coppa Uefa, un Mondiale per il Club e una Champions League.

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Presidente Moratti, si aspettava che l'Italia dovesse andare domani a Belfast senza la qualificazione per il Mondiale in tasca?
«Lo temevo. Dopo gli Europei ho visto che c'era troppo entusiasmo per tutto. Forse abbiamo pensato che andare in Qatar sarebbe stata una passeggiata, ma anche le partite degli Europei avrebbero dovuto farci capire come è difficile vincere. Poi, che dire: con la Svizzera siamo stati anche sfortunati, con quel rigore sbagliato al 90'».

Lei farebbe tirare il prossimo rigore a Jorginho?
«Certo, mandare al dischetto per un'altra volta uno che ne ha già sbagliati tre di fila sarebbe complicato. Ma queste sono decisioni dello spogliatoio, dove scattano meccanismi delicati, dove spesso prevalgono questioni morali e di fiducia».

Mancini è l'uomo giusto per affrontare questo momento?
«Lui è uno che non delude mai. Lui capisce le situazioni, comprende i momenti, sa cosa è la giusta cosa da fare. È cresciuto molto anche negli ultimi tempi rispetto a quando era all'Inter».

Però lei lo ha mandato via.
«In realtà non sarebbe mai andato via se in una serata di sconforto non avesse detto che era arrivato alla fine della sua avventura all'Inter. Da quel momento persi un po' di fiducia, pensai che lo avrebbe ridetto e chiamai Mourinho».

Insigne all'Inter come lo vedrebbe?
«Insigne andrebbe bene in qualsiasi squadra, ha sempre qualcosa in più anche se il vero peccato è che in Nazionale non riesce mai ad esprimersi per quello che vale veramente».

Farebbe follie per lui adesso?
«Visto che in scadenza, non c'è neppure bisogno di farne».

Fa un certo effetto immaginare Insigne con una maglia diversa da quella del Napoli.
«È il calcio di adesso. Mio padre non voleva cambiare i giocatori che amava di più. Quando comprese che bisognava farlo, preferì lasciare l'Inter. E io lo capisco. C'è chi pensa che dopo il Triplete avrei dovuto vendere qualcuno, ma sarebbe stata una follia, una totale prova di irriconoscenza e anche una ingiustizia. Poi, come dimostra anche la Juventus di adesso, ricostruire una squadra non è una cosa semplice».

Luciano Spalletti è l'uomo giusto per il Napoli?
«Gli allenatori hanno tutte belle caratteristiche e all'inizio piacciono sempre ai presidenti. E dopo che si cambia idea (ride di gusto, ndr)... Lui ha una grande forza di volontà, sa tenere bene il gruppo. Ma bisogna vederlo quando ci saranno i momenti difficili. Ho l'impressione che saprà tenere lo spirito giusto della squadra e che ha le qualità per portare il Napoli al successo».

Inzaghi è il degno erede di Conte?
«È molto perbene, totalmente diverso come carattere da Conte. Poi mi piace come fa giocare bene l'Inter: ha il sostegno illimitato della società. Non ne ha bisogno al momento, ma non è una cosa di poco conto».

Inter-Napoli è già un bivio?
«Lo è. Ma solo per l'Inter. Come lo è stato il derby: non può permettersi di perdere. Il Napoli ora deve guardare al Milan come avversario di questo duello per il primo posto: sette punti di distacco non sono pochi anche se il campionato è ancora giovanissimo»

De Laurentiis è uno dei pochi presidenti italiani.
«Lo conosco da sempre. Ha preso il Napoli da zero ed è ripartito dalla serie C. Ha costruito le cose con pazienza, giorno dopo giorno, senza fare pazzie, mettendo la società nelle condizioni di essere sana in ogni momento. Ha meriti giganteschi per quello che ha costruito, per quello che è il Napoli adesso: ha fatto tutti i passi con oculatezza, pur essendo sempre brillante quando c'è da fare acquisti di calciatori. Ecco, lui per primo merita di vincere lo scudetto».

Il calcio va gestito come un'azienda?
«Sì, ha ragione De Laurentiis. Io non l'ho mai visto così, ma ho sbagliato io a non trattarlo come un'azienda».

Su Cavani è arrivato prima lui di lei?
«Non era a buon mercato, e non era neppure un'ossessione per noi. Peraltro siamo stati sempre pieni zeppi di attaccanti».

Lo sgarbo più grosso a Ferlaino quando ha preso Simoni o a De Laurentiis quando ha portato via Mazzarri?
«Ma né all'uno né all'altro. Non ci ho mai pensato neppure minimamente a fare dei dispetti o a creare dei problemi ai presidenti del Napoli. Simoni mi venne consigliato da Mazzola e mai avrei pensato a uno sgarbo. E Mazzarri era praticamente fuori da tempo, non stava rinnovando. Peraltro se avessi fatto davvero uno sgarbo a De Laurentiis lo avrebbe sottolineato sicuramente e non mi pare lo abbia fatto».

I suoi Inter-Napoli?
«A San Siro sempre battaglie. Mai una partita tranquilla. Come tra sette giorni».

C'è un campione del Napoli che avrebbe voluto nella grande Inter di suo padre?
«Proprio da piccolo mi piaceva Jeppson. Feci prendere Vinicio. Lo adoravo. Herrera non lo faceva giocare mai. Ricordo solo un suo gol, a Foggia, nella prima giornata di campionato. Poi il mago davvero non lo considerava».

Due squadre imbattute, Napoli e Milan.
«Vanno veloci. Ma che siano lassù proprio loro due non mi stupisce. Il Napoli ha una struttura forte, il Milan ogni anno ci sorprende ma credo che alla fine dobbiamo smettere di sorprenderci. Per questo, l'Inter non può perdere terreno nello scontro diretto di domenica prossima».

La Superlega che hanno in mente Juventus, Real Madrid e Barcellona la convince?
«L'aspetto dei risultati sportivi del campo non può essere mai trascurato, ma loro giocano sul fatto che c'è una mancanza di sicurezza per poter fare investimenti importanti».

Tra un po' sarà trascorso un anno dalla morte di Maradona.
«Un supercampione in campo, lealissimo come persona. Come un perfetto sudamericano era espansivo e sincero, io e lui abbiamo avuto un buon rapporto. Era un piacere trascorrere del tempo insieme, per parlare di calcio e non solo di calcio».

Poteva chiamarlo sulla panchina dell'Inter?
«Beh, era già occupata da altre persone di un certo spessore proprio come lui».

A proposito, Mourinho sta avendo un bel po' di difficoltà a Roma?
«Mi sorprende ma fino a un certo punto. A Roma l'ambiente si aspetta molto da lui e la squadra deve essere costruita nel carattere e nella struttura. E bisogna lasciargli spazio, tempo. Nel calcio non si vince solo con la volontà».

Sulle polemiche arbitrali sembra che il tempo non sia mai passato?
«Il clima è totalmente differente rispetto a Calciopoli. Ma il Var non sta aiutando ad azzerare le proteste. È uno strumento nuovo, toglie delle polemiche ma poi ne fa nascere altre, forse perché proprio non se ne riesce a fare a meno. Però a me il Var non convince: esclude l'emozione immediata di un gol. E questo nel calcio è un peccato».

Ma ci fosse stato il Var quel pomeriggio dello scontro Ronaldo-Iuliano?
«Non sarebbe cambiato nulla. Neanche al Var ci avrebbero mai dato quel rigore». 

Ultimo aggiornamento: 15 Novembre, 18:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA