Quant'è triste lo struscio
del Napoli a Fuorigrotta

Venerdì 19 Aprile 2019 di Anna Trieste
Dio tifa Napoli e su questo non c'è dubbio visto che una volta si è fatto uomo a Betlemme e un'altra si è fatto Maradona a Lanus ma quello che pure è indubbio è che il destino, invece, simpatizza decisamente per la Juve. Non si spiega diversamente, infatti, la coincidenza tra la partita più importante dell'anno, il big match con l'Arsenal decisivo non solo per il cammino in Europa League ma pure per le sorti dell'intera stagione azzurra, e il Giovedì Santo, ricorrenza decisiva per la celebrazione ante pasquale molto amata dai napoletani dell'impepata e della zuppa di cozze.
 

Soltanto il Napoli, in effetti, avrebbe potuto distogliere un partenopeo degno di questo nome dal rito delle cozze piccanti del giovedì santo. E ieri infatti l'ha fatto, con migliaia di discendenti di Partenope in tutto il mondo incollati al televisore o al sediolino dello stadio intenti a guardare la partita e non la fresella spugnata dentro all'olio forte di Pasqua. E gli azzurri hanno ricambiato alla grande. Ma non nel senso che hanno offerto ai propri tifosi una performance atletica degna di questo nome bensì perché più che giocare a calcio hanno fatto lo struscio del Giovedì Santo. Genti che ciondolavano avanti e indietro da una parte all'altra del campo senza concludere assolutamente nulla se non dire due o tre preghiere tra un fuorigioco e l'altro. Almeno Insigne una volta sostituito si è messo a reggere la panchina. Unico in grado di comprendere e apprezzare il sacrificio liturgico-gastronomico dei tifosi napoletani è stato Koulibaly. E così adesso, fuori da tutte le coppe e con zero obiettivi da raggiungere in campionato, il Napoli si ritrova alla ricerca disperata di motivazioni. Come se onorare in eurovisione la maglia della capitale del Sud Italia non fosse una motivazione sufficiente... © RIPRODUZIONE RISERVATA