Bakayoko, il bodyguard di Fabian:
ecco l'uomo forte che non c'era

Domenica 18 Ottobre 2020 di Marco Ciriello

Tiémoué Bakayoko è il corpaccione che mancava nel mezzo del Napoli. Anche se non giocava da marzo, anche se si portava dietro più ruggine e polvere dell'Amica geniale in tivù, il ragazzo francese ha fatto la sua parte. Per ora è una parte statica e rassicurante, un incrocio tra John Wayne e Marcel Desailly, che dice a un Fabian Ruiz che può avventurarsi avendo finalmente le spalle coperte da uno centrocampista che sa tenere posizione e compiti. L'impressione è che Bakayoko sia un incastro perfetto: per come si muove e per lo spazio che occupa. È un giocatore fuori scala che fa pesare il suo fisico, portando una mole di sicurezza che ha fatto la differenza. Molto ancora deve recuperare in mobilità e in elasticità, il suo metro e novanta è difficilmente aggirabile, e sa farlo pesare sugli avversari, senza commettere falli inutili, sporca ma non abbatte, spezza il gioco degli altri senza interrompere quello collettivo, ha una pulizia d'intervento che sembra un ossimoro rispetto al corpo che la esercita. Questa sua disparità atletica diventa un peso enorme nel centrocampo del Napoli, al quale mancava un uomo così, in più diventa un innesto tutto fisico che dalla difesa con Koulibaly disegna una retta con l'attacco di Osimhen. Qualcosa di anomalo per il Napoli che ha sempre scelto la leggerezza in questi anni, spesso patendo questa assenza di muscolosità. Bakayoko sposta la giocata, entrando pesantemente nella partita, rendendo scomodo lo spazio occupato dagli avversari col pallone o senza. Aggredisce, difende e se torna quello delle prime stagioni al Monaco imposterà pure. Adesso la sua presenza in campo ha smosso gli equilibri, ma ha dato una ombra di protezione a Ruiz che si è mosso libero, senza il pensiero di rimanere vittima del fuoco amico, di trovarsi sbilanciato e perduto.

 

Bakayoko sta a guardia della frontiera e quando serve diventa ferrovia. E questo mancava al Napoli, ora c'è e fa ben sperare, regala una tranquillità inaspettata, permette il sogno, e anche un gioco molto più ampio. È un calciatore che restringe lo spazio quando va in pressione: un po' perché ne occupa tanto, un po' perché ha delle gambe lunghissime che diventano artigli per il pallone, ideale nell'aggressione dell'avversario, nel pressing alto, è uno di cui è difficile liberarsi, di abbatterlo non se ne parla, e per aggirarlo ci vuole tecnica e grande corsa, costringe a liberarsi del pallone ragionando male e quindi crea un vantaggio alla sua squadra quando va in pressione, cosa che è accaduta spesso contro l'Atalanta. In una linea di centrocampo il suo apporto è di grande ordine, e questo Rino Gattuso lo aveva scoperto già al Milan quando allenava Bakayoko. Poi ci sono i vantaggi provocati dal suo portare la palla, la forza dei suoi quadricipiti ne fa un carro armato difficile da spostare, è lo stesso vantaggio della marcatura, solo che apre spazi e quindi possibilità per gli inserimenti sia laterali che centrali. Poi ci sono i difettucci, certi tocchi rozzi, che rovinano in allunghi di palle che vanno perdute, come a disegnare la giocata migliore, ma a questo può e deve rimediare Fabian Ruiz. Bisogna evitare che distribuisca il pallone, che si trovi nella condizione di inventare, perché non è un illumina-corridoi, per nulla, è un conquista-spazi. È fortissimo nella difesa, e molto meno forte nell'attacco. Un punto di sella. Non sarà mai un playmaker ma può essere un grande mediano. Gli mancano certi automatismi nelle ripartenze, ma se Gattuso lo educa al tocco ravvicinato riduce di moltissimo il margine d'errore. Va regolato. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA