Napoli-Atalanta, se neanche
Magic Dries può bastare

Domenica 5 Dicembre 2021 di Marco Ciriello
Napoli-Atalanta, se neanche Magic Dries può bastare

Piove e si prendono tre gol, con un Napoli d'emergenza dignitosissimo e coraggioso, ma Dries Mertens dimostra che anche se acciaccato, invecchiato, consumato segna e fa segnare, ed è tornato padrone assoluto dell'attacco. Il resto era prevedibile fin dall'inizio, e quando si cade nel fango tocca guardare chi cade senza farsi male, e quello che cade senza farsi male è l'attaccante belga.

Anche se probabilmente non regge a ritmi altissimi fino alla fine, prima di uscire gioca a tutto campo, torna a toccare e la tocca di tacco non capito più volte da Elmas, si inventa un appoggio meraviglioso per Zielinski e poi se ne va come se avesse vent'anni in volata e buca Juan Musso. Mertens è il collegamento tra il vecchio e il nuovo, il grande e il piccolo, quello che tiene vive le speranze, che lotta, inventa, tira, segna, e non gli si può chiedere di più. Perché quando appare sul cross di Malcuit è una epifania per tutta la difesa dell'Atalanta, diventa un muro che non c'era, una sponda di fiume, una mossa da sciamano, tanto che neppure Zielinski principe degli indolenti se la sente di deluderlo, né di buttare via un gesto di così alta generosità calcistica, e al secondo tentativo la mette in porta. È il momentaneo pareggio, l'illusione che porta al ribaltamento. Che poi avviene, ovviamente sempre con Mertens. Un lancio improvviso di Malcuit che è andato in crescendo, recuperando i tempi di gioco, il dribbling e i cross, per i tiri in porta poi se ne parla tra un po' che libera il belga nella metà campo dell'Atalanta, lunga corsa, giocandosi Demiral e pure Musso in diagonale. Implacabile.

L'ennesima prova che lui e la porta sono in connessione, che lui e i gol sono annodati, e anche se passa il tempo, cambiano le squadre e le gambe diventano pesanti, pioggia o sole, Mertens lanciato a porta segna, c'è poco da fare. È il padrone nell'area di rigore, ed è al limite dell'infallibilità quando deve punire il portiere, nell'uno contro uno. Purtroppo gli altri nonostante la generosità e le occasioni non sono come lui.

L'impegno non basta ai gol, serve il blink, come scriveva Malcolm Gladwell: la capacità di riconoscere o fare cose in un attimo. È l'istinto, la predisposizione, come quando fecero vedere una statua del VI secolo a. C., un presunto capolavoro dell'arte greca, al Getty Museum, la studiarono per 14 mesi, con una equipe di esperti, ogni centimetro, ogni dettaglio, e la dichiararono autentica, poi la mostrarono al critico Federico Zeri e quello in un attimo blink disse: è falsa, ed era falsa. Mertens è quella cosa lì. Per quanto rimanga fuori dal campo, si perda, tergiversi, se ne torni a casa, poi segnerà, perché ha il blink. Petagna no, dispiace, perché il suo grande impegno serve moltissimo, e spesso salva anche le partite, ma non ha blink. E nemmeno Elmas, per quanto abbia un grande tecnica, lanciato a porta, due su tre sbaglia. Mertens è un'altra storia, un altro calcio, e tanti gol. Ora che questa partita ha battezzato la squadra d'emergenza, che dovrà resistere per un bel po' di partite, pur dopo una sconfitta, è tutto più semplice, perché si è visto che una squadra lanciatissima verso la vetta ha dovuto faticare molto ed è andata sotto. Che Mertens è tornato ad essere implacabile e che tutti gli altri non potranno che migliorare. È una sera buona anche se non sembra.

 

Il Napoli ha perso con dignità, arrampicandosi, resistendo e persino andando in vantaggio. Mertens che sembrava il passato, è di nuovo il presente ed anche il futuro prossimo. È un calciatore ottimista, non un entusiasta, gli entusiasti sono quasi sempre falsi, almeno agli occhi di chi ha il blink.

Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre, 10:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA