A Napoli riesplode la febbre del tifo:
«Spalletti allenatore con la A maiuscola»

Lunedì 27 Settembre 2021 di Bruno Majorano
A Napoli riesplode la febbre del tifo: «Spalletti allenatore con la A maiuscola»

La festa è solo all’inizio. Ma quelle immagini dello stadio Maradona al fischio finale di Napoli-Cagliari rappresentano un inevitabile tuffo nel passato. Gli azzurri non sono solo i leader solitari della classifica di serie A a punteggio pieno dopo le prime 6 giornate di campionato, ma rappresentano nuovamente il punto di riferimento di un’intera città. Ecco cosa era mancato in questi anni: il collante. Quell’unione - quasi fusione - tra un popolo e una squadra. Per ritrovare qualcosa di simile bisogna andare indietro alla stagione 2017-18, quel terzo e ultimo magico anno di Maurizio Sarri alla guida del Napoli. L’anno del gol di Koulibaly allo Stadium contro la Juventus, di Orsato, di Inter-Juve e dell’hotel di Firenze. Dei 91 punti e dello scudetto sognato, ma mai conquistato.

Oggi come all’epoca, infatti, si torna a cantare «Un giorno all’improvviso» e «Sarò con te», esattamente le colonne sonore che in quella indimenticabile stagione accompagnarono gli azzurri dall’inizio alla fine. Il tutto avviene all’indomani di quella che forse rappresenta una delle più cocenti delusioni della storia del calcio a Napoli: il pareggio con il Verona dello scorso 23 maggio, il pareggio che di fatto ha escluso gli azzurri dalla corsa per un posto in Champions League. Sembrava cosa fatta. Sarebbe bastata una vittoria casalinga contro una squadra che non aveva più nulla da chiedere al campionato, ma il Napoli ha fallito l’appuntamento. Da quel giorno, e fino a qualche settimana fa, la squadra e la città hanno convissuto da separati in casa. 

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Oltre all’arrivo di Spalletti - preso dai più con una certa dose di scetticismo - e ai risultati oggettivamente incoraggianti (sei vittorie nelle prime sei gare di campionato) si è aggiunto un ulteriore fattore non del tutto indifferente: il ritorno allo stadio dei tifosi. Da marzo 2020, infatti, non si vedevano più sulle tribune di uno stadio lasciato come San Paolo e ritrovato come Maradona. E oggi, invece, sono proprio loro a rappresentare il dodicesimo uomo a disposizione di Spalletti. Sono lì che spingono. Lo hanno fatto con un pizzico di scetticismo contro il Venezia, con il solito grande cuore contro la Juve ed in fine con l’emozione dei giorni più belli contro il Cagliari. Con quel boato che ha definitivamente sancito la fine di quella che sembrava una tregua armata. Si sono abbracciati, da una curva all’altra, con al centro gli azzurri.

«Questo Napoli è bello e divertente», dice l’ex capitano del Napoli Beppe Bruscolotti. «Ecco perché anche il tifo di Napoli si è riavvicinato con amore e il supporto dei napoletani fin qui è stato sempre eccezionale. Come va la squadra va anche il tifo, ma per loro mi sento di voler spendere anche una parola in più. Da qui in avanti mi aspetto una grande spinta da parte del pubblico». Spinta che certamente arriverà da parte di Maria Mazza alla quale più di tutto manca lo stadio. «Non sono ancora riuscita ad andare al Maradona a causa di impegni lavorativi, ma conto di tornare quanto prima a Fuorigrotta. Sto vivendo questo momento con grande entusiasmo. Ci divertiamo e ci auguriamo che questo periodo possa durare il più a lungo possibile. Il coinvolgimento da parte della gente è contagioso: si respira un’aria diversa. Anche perché la fine delle limitazioni per il Covid vuol dire tanto. Non mi stupisce vedere la gente di nuovo così vicina alla squadra. E questo momento di felicità coincide anche con il ritorno alla normalità. Non credo che sia un caso».

Alle parole di Maria Mazza fanno eco quelle dell’ex rettore della Federico II Guido Trombetti. «Erano anni che il Napoli non viveva un momento di così grande appeal. Il tifo è così: quando vinci grandi amori, quando perdi grande odio. Non è una novità. Grande merito va a Spalletti che ha saputo trasformare gli stessi giocatori della passata stagione. C’è un clima e un modo di lavorare che produce risultati. Su tutti penso a Osimhen che l’hanno scorso non ha praticamente mai giocato e ora sta facendo la differenza non solo per i gol. Trasmette rabbia agonistica a tutta la squadra: è un’ira di dio». Così come la pensa l’attore Gino Rivieccio. «Un grande Napoli, e grande merito di Osimhen. Sta riscaldando gli entusiasmi. Così come Spalletti, arrivato con tutte le incognite del caso e invece sta dimostrando di essere un allenatore con la A maiuscola e ha conquistato i tifosi. Rimarginare la ferita di Napoli-Verona è ancora aperta, ma queste partite sono utilissime per cicatrizzare».
 

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