Napoli, Insigne verso la tregua:
interviene Raiola, giocherà a Torino

Venerdì 4 Ottobre 2019 di Bruno Majorano
Si dice che gli occhi siano lo specchio dell'anima, e quelli di Lorenzo Insigne mercoledì sera alla Luminus Arena di Genk era più loquaci dello specchio delle brame di Grimilde, prima che si trasformasse nella strega di Biancaneve. Ne avrebbero avute di cose da dire. Per raccontare uno stato emotivo tumultuoso e turbolento. Perché quando sei il capitano di una squadra e vieni spedito in tribuna per una gara di Champions ti ribolle tutto. Soprattutto se ti chiami Lorenzo Insigne e per la maglia azzurra venderesti anche l'anima al diavolo.
 
L'attaccante napoletano era turbato già alla vigilia della gara in Belgio. Nervoso nella rifinitura del giorno prima, anzi come ha ammesso lo stesso Ancelotti: «Poco brillante». Ecco perché l'allenatore del Napoli ha deciso di tenerlo fuori dai giochi riservandogli una gelida serata sulle tribune dell'impianto di Genk.

Ancelotti è dovuto salire in cattedra da bravo professore, quello che non prende di punta nessuno dei suoi alunni, quello che non è umorale e non vive di simpatie e antipatie. Il suo ruolo è quello di gestire un gruppo formato di tanti ragazzi e di farli rendere al meglio. Non usa fare preferenze, nemmeno se si tratta del capitano della sua squadra. In tal senso con Insigne è stato chiaro fin dal primo momento e probabilmente questo suo modo di fare non è stato digerito al meglio da Lorenzo che avrebbe preferito un trattamento diverso. Ecco perché sono arrivate le frecciatine in estate sul desiderio di giocare in un'altra posizione.

Messaggi più o meno velati circa una precisa volontà di leadership da parte di Lorenzo. Ma le scelte le prende l'allenatore, che viste le circostanze e le necessità della sua squadra, ha ritenuto di percorrere altre strade. Parlandone sempre, perché Ancelotti è uno schietto, uno che le cose non le manda certo a dire, perché non si diventa «leader calmo» con la frusta ed i silenzi. E allora anche prima della partita di Genk, Ancelotti e Insigne si sono parlati: l'allenatore ha spiegato al suo capitano che non era rimasto soddisfatto delle prestazioni nelle ultime gare (su tutte quella col Cagliari) e gli ha fatto capire che in Belgio sarebbe rimasto a guardare. Lorenzo, dal canto suo, ha sperato fino all'ultimo minuto di riuscire a far cambiare idea all'allenatore e di essere schierato dall'inizio. Speranza vana.

Ecco spiegati quegli occhi così pieni di pensieri. Il dispiacere di non essere della partita, unito a quello di chi sa che il feeling con l'allenatore non è dei migliori. In un attimo i sorrisi messi in mostra nelle ultime settimane tra concerti e feste di compleanno sono svaniti nel nulla, ma da professionista ha accettato la decisione in silenzio. Non come suo fratello maggiore Antonio che nella giornata di ieri si è lasciato scappare un commento - poi tempestivamente rimosso - sui social. «Nemmeno le palle di dire la verità, un gol o un assist ogni 63 minuti: giusto, è poco brillante», ha scritto con evidente delusione per la tribuna del capitano azzurro contro il Genk. A fare da pompiere, allora, ci ha pensato Mino Raiola, il potentissimo agente che gestisce Lorenzo. Lo ha tranquillizzato e gli ha fatto capire che quella di Ancelotti è stata solo una lezione per il futuro e che tra lui e l'allenatore non ci devono essere attriti o frizioni.

Lo stesso Carlo ha fatto capire dopo Genk che ha voluto preservare Insigne per la prossima partita (già a Torino domenica pomeriggio), come a dire che il capitolo poteva ritenersi chiuso con quella tribuna. Magra consolazione per Lorenzo, perché i suoi occhi, anche dopo il pareggino in Belgio, hanno continuato a essere scuri e pieni di pensieri. L'anima allo specchio continuava a chiedersi «chi fosse il più bello del reame»: nessuna risposta. L'ultima parola spetterà ad Ancelotti, che già a Torino è pronto a mandare il suo messaggio da leader calmo offrendogli l'occasione per il riscatto. Ultimo aggiornamento: 10:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA