Dal terzino al portiere,
tutti i nodi del Napoli

Mercoledì 27 Gennaio 2021 di Bruno Majorano
Dal terzino al portiere, tutti i nodi del Napoli

Oggi, alla fine del girone di andata del campionato, dopo aver superato la fase a gruppi di Europa League e gli ottavi di Coppa Italia, è lecito chiedersi dove sarebbe il Napoli «se». Innanzitutto dove sarebbe in classifica se i buchi (tecnici e di mercato) fossero stati prima capiti e poi colmati da dirigenza e staff.

Partiamo dal mercato dove la lacuna più pesante è sicuramente una: il terzino sinistro. Fossimo in un aula di tribunale, la difesa si alzerebbe in piedi e inizierebbe a snocciolare i nomi di Mario Rui e Ghoulam (terzini sinistri di ruolo) aggiungendo quello di Hysaj (terzino destro adattato a sinistra). Tutto giusto, certo, se solo Ghoulam non venisse da un infortunio praticamente infinito (dal novembre 2017 ad oggi ha messo insieme appena 32 gare di campionato) e sia a tutti gli effetti una riserva di una riserva. Hysaj, come detto, è un destro adattato a sinistra e per di più è anche in scadenza di contratto. Per tanto, l'unica soluzione per il ruolo di terzino a sinistra si chiama Mario Rui, al quale non si può chiedere di avere i super poteri per giocare tutti i minuti di tutte le partite di una stagione lunga e compressa. Eppure, l'esigenza di un laterale basso mancino non emerge oggi, quando pure ci sarebbe la sessione invernale del calciomercato, ma di terzini sinistri non ne ha parlato ancora nessuno. A Verona, ad esempio, il Napoli ha giocato per 90' con un binario morto a sinistra perché il volenteroso Hysaj si proponeva in appoggio, ma aveva sistematicamente la necessità di sterzare e sistemarsi il pallone sul destro prima di poter crossare al centro. Intanto, quindi, la retroguardia di Juric aveva tutto il tempo di prendere posizione, marcare l'avversario e respingere il pericolo. Detto questo, non è che sulla corsia opposta le cose vadano meglio perché Di Lorenzo è praticamente intoccabile. Hysaj rappresenta l'alternativa per entrambe le fasce e quindi se gioca a sinistra non può essere utilizzato a destra.

Altro problema: i portieri. Da quando è arrivato Gattuso, infatti, la gerarchia dei numeri 1 è stata ribaltata. Ospina, arrivato con Ancelotti per sopperire all'infortunio al braccio di Meret, è diventato il preferito di Ringhio che in questo modo ha declassato a seconda scelta il giovane portiere italiano costato 26 milioni e inizialmente indicato come il vero antagonista di Donnarumma per un posto tra i pali della Nazionale. Con l'alternanza, quasi sistematica (con Ancelotti, almeno, c'era un portiere di coppa e un portiere di campionato), sia Alex che David si sentono in continua precarietà e ogni partita diventa un esame dal quale uscire promossi o bocciati. Non il massimo per un portiere, che più di tutti dovrebbe vivere di certezze e serenità per affrontare a mente sgombra il delicato ruolo di ultimo baluardo a difesa della propria porta.

Last but not least, il caso Fabian Ruiz. Perché da quando il Napoli ha cambiato modulo in estate, passando dal 4-3-3 ad un più spregiudicato 4-2-3-1 per far coesistere Mertens ed Osimhen, lo spagnolo è sparito: come se la mediana azzurra fosse diventata il triangolo delle Bermuda e lui un povero marinaio finito lì per caso a bordo della sua bella barca a vela, inghiottito in un vortice dal quale non è più capace di uscire. Dall'inizio della stagione, infatti, si è perso il conto dei passaggi a vuoto, delle letture difensive sbagliate e delle uscite palla al piede senza gloria. Lontano dall'area di rigore avversaria, lo spagnolo si è trasformato in un brasiliano lontano dal carnevale di Rio: triste, sconsolato e logorato dalla saudade. 

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