Napoli, Gattuso a quattro stelle:
perché funziona il 4-2-3-1

Martedì 27 Ottobre 2020 di Roberto Ventre

Petagna era l'ultimo attaccante azzurro che mancava all'appello: con la sua rete al Benevento, decisiva per il successo, ora sono andati tutti quanti a segno. Nessuno come il Napoli in serie A, i numeri delle punte sono da record: in quattro partite sono già 13 (su 14) le reti segnate dai giocatori offensivi schierati da Gattuso nel suo 4-2-3-1.

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IL SEGRETO DEL MODULO
Già, perché il segreto sta tutto nel nuovo modulo impiegato da Ringhio e nei quattro interpreti d'attacco, la punta centrale più avanzata e i tre un passo più indietro. Una formula che consente al centravanti di avere chances per far gol e nello stesso tempo ai tre alle sue spalle di avere lo spazio per colpire. I numeri tornano, l'effetto degli schemi provati e riprovati già nelle due settimane di ritiro a Castel di Sangro e poi negli allenamenti a Castel Volturno che ora gli azzurri stanno automatizzando sempre di più. Il Napoli con questo schieramento crea tanto e riesce a concretizzare nel migliore dei modi e a finalizzare sono gli attaccanti (dei 14 gol in totale uno solo è stato segnato da un azzurro schierato da centrocampista, quello di Zielinski contro il Genoa). Capacità realizzativa degli attaccanti azzurri che si esalta quando è alta l'intensità di squadra e alto è il ritmo nel giro palla. E nello stesso è fondamentale il continuo movimento di chi si propone per ricevere il passaggio, a cominciare dai quattro calciatori offensivi. Così Gattuso ha disegnato un abito perfetto per il Napoli e con questo nuovo modulo gli attaccanti con la loro qualità riescono a fare la differenza.


LA VARIETÀ DI INTERPRETI
Gattuso ha avuto il grande merito innanzitutto di rilanciare Lozano, l'anno scorso molto deludente e ora il bomber della squadra con 4 gol, tutti al San Paolo, le due doppiette con Genoa e Atalanta. Ma la svolta c'è stata a Parma con l'inserimento di Osimhen e il passaggio dal 4-3-3 al 4-2-3-1, il nigeriano da quel momento ha giocato sempre titolare ed è quello con più minuti, 311, sei in più proprio del Chucky: la sua presenza permette agli altri di avere più spazi e di potersi inserire e far gol soprattutto con il movimento dall'esterno verso il centro.


LA VOGLIA DI OSIMHEN
L'ex attaccante del Lille di gol ne ha segnato uno soltanto, quello all'Atalanta ma ne ha fatti fare tanti ai compagni di reparto. «Gattuso? Per me è un sogno che diventa realtà, l'ho visto quando era giocatore, con lui sarà in grado di crescere prima come uomo e poi come giocatore e sto facendo dei progressi», ha detto alla tv canadese Tln. «Avevo un po' di paura di venire in Italia ma ho parlato prima con il mister e poi con il presidente. La mia nuova vita a Napoli? È fantastico. C'è tanto amore ed un grande club sono contento di essere qui. L'affetto della gente qui è davvero fantastico, prima di venire mi sentivo già uno di loro. Napoli è il livello più alto che ho raggiunto nella mia carriera», ha aggiunto. «La t-shirt a sostegno del popolo nigeriano che ho mostrato dopo il mio primo gol? Non dimentico le mie origini, so che in Nigeria non si sta vivendo un bel momento». E ancora: «Juventus-Napoli? Noi eravamo pronti per partire per Torino. Eravamo carichi per la partita, siamo stati bloccati dalle regole del Covid. Non è stato bello non giocare ma guardiamo avanti, è stata una decisione un po' sleale quella presa dopo».


PANCHINA D'ORO
L'ultima gol della serie lo ha realizzato Petagna, quello meno impiegato e finora mai titolare (58 minuti) e a Benevento è stato decisivo proprio entrando dalla panchina: l'ex centravanti della Spal è sempre entrato in partita con grande determinazione ed pienamente coinvolto nel progetto Gattuso e anche lui è riuscito a far gol mentre in campo al suo fianco c'era Osimhen. Un gol lo ha segnato anche Elmas, il giovane macedone di grandi qualità che l'allenatore calabrese schierò al posto dell'infortunato Insigne da esterno sinistro di attacco e fece centro contro il Genoa. Il capitano azzurro è rientrato dopo quell'infortunio proprio a Benevento segnando di sinistro, un gioiello di tecnica, seconda rete dopo quella a Parma nella partita di esordio. E al Tardini fece gol anche Mertens, perfettamente calato nel nuovo ruolo alle spalle della punta più avanzata, a segno anche contro il Genoa, e sempre pericoloso anche se ora parte più da lontano rispetto alla porta avversaria.

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